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Rapito a cinque mesi in un bar di Milano nel 1978. La storia di Sebastiano potrebbe diventare un film: «Mi serve solo qualcuno che lo produca»

24 Ottobre 2026 - 10:20 Francesca Milano
Sebastiano Notarnicola, in una immagine recente pubblicata sul suo profilo Facebook
L'uomo era stato portato via da una donna che aveva promesso alla madre di andare a comprargli dei vestiti. La scoperta avvenne dodici anni dopo. Oggi Sebastiano vive in Germania, e ha raccontato la sua vicenda al Giorno
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Aveva appena cinque mesi quando una donna lo portò via alla madre con la scusa di comprargli dei vestiti. Per dodici anni è cresciuto con un’altra famiglia, convinto di chiamarsi Hermann e di essere figlio delle persone che lo avevano cresciuto. Poi una fotografia pubblicata su un giornale ha fatto emergere la verità, cambiando nuovamente la sua vita. Oggi Sebastiano Notarnicola ha 48 anni, vive in Germania e racconta di non essere mai riuscito a trovare davvero il proprio posto nel mondo. «Mi sento solo», ha raccontato in un’intervista a Il Giorno, ripercorrendo una storia cominciata quasi mezzo secolo fa a Milano.

Il rapimento in un bar di Milano nel 1978

È il 20 aprile 1978 quando Annamaria Desiati entra in un bar di corso Vercelli, a Milano, insieme al figlio di cinque mesi. La loro famiglia è in difficoltà economiche e la donna ha pubblicato un annuncio su un giornale per cercare vestiti usati per il bambino. A rispondere è stata una sconosciuta che si è presentata come assistente sociale, riuscendo a conquistare la sua fiducia.

Quel giorno la donna propone di portare il piccolo in un negozio per comprargli alcuni vestit nuovi. La madre accetta e rimane ad aspettare al bar. Ma la sconosciuta non torna. Dopo circa un’ora, Annamaria capisce che qualcosa non va e dà l’allarme. Le ricerche, però, non portano a nulla: il nome e l’indirizzo forniti dalla donna erano falsi.

Il bambino viene portato a Cremeno, in Valsassina, dove la donna vive con il marito, Walter Croci. Secondo il racconto di Sebastiano, la sua rapitrice non poteva avere figli e aveva fatto credere al marito che il piccolo fosse il loro bambino, rimasto fino a quel momento in ospedale. Lo chiamano Hermann.

L’infanzia isolata e la fotografia che svela la verità

Per dodici anni Sebastiano/Hermann cresce senza conoscere la sua vera identità. Frequenta poco la scuola e i bambini della sua età. È soprattutto suo padre Walter, un camionista, a occuparsi della sua educazione. Gli insegna a leggere, a scrivere e, ancora piccolissimo, anche ad accendere i motori dei camion.

Oggi Sebastiano ricorda quell’infanzia come un periodo felice, interrotto però da un evento tragico: un incendio distrugge la casa in cui vive la famiglia Croci. Sebastiano, che in quel momento ha 12 anni, viene salvato dal cane di famiglia, un pastore tedesco di nome Queen, che lo trascina fuori afferrandolo per una caviglia.

Senza più una casa, il ragazzino viene mandato in collegio. È lì che una sua fotografia finisce su una pubblicazione. Grazie a quella foto, una parente del padre biologico, colpita dalla somiglianza con uno dei fratelli di Sebastiano, lancia l’allarme. La segnalazione permette di riaprire il caso della scomparsa. Gli accertamenti genetici confermano che Hermann è in realtà Sebastiano Notarnicola, il bambino rapito a Milano nel 1978. La sua storia torna anche sulle pagine dei giornali nazionali.

Il difficile ritorno alla famiglia biologica

Dopo la scoperta della verità, Sebastiano viene affidato a diverse strutture e famiglie. Soltanto a 16 anni si ricongiunge con i genitori biologici, che nel frattempo si erano separati. Ma – come racconta lui stesso – non è mai riuscito a costruire un rapporto con la madre biologica, tanto che, negli anni, prova a cercare la coppia che lo aveva rapito. La donna era stata condannata a tre anni di carcere e il marito Walter era morto.

La nuova vita in Germania e il desiderio di un film

Oggi Sebastiano – che preferisce ancora essere chiamato Hermann – vive a Grömitz, in Germania, dove lavora come pizzaiolo. Nel frattempo ha scritto due libri per raccontare la sua storia e spera che un giorno possa diventare un film.

Foto tratta dal profilo Facebook di Sebastiano Notarnicola

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