C’è un legame fra gli hacker filorussi di «Noname» e il «Movimento 17 ottobre»?
«Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati». Obiettivi, schemi di guerriglia, le tecniche per rendersi fantasmi, parlava così Youssef Siher, accusato di istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e terrorismo, dietro la pagina del “Movimento 17 ottobre”. Oltre al trentenne risulta indagata, per gli stessi reati ma in concorso, anche la moglie, in quanto avrebbe gestito con lui le comunicazioni social.
Come è stato trovato Youssef
Sarebbe stato proprio grazie al cellulare di lei che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Siher, che aveva invece il telefono spento e non risultava localizzabile. La moglie dell’attivista, 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce «libanese, palestinese e araba di appartenenza». La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, nonostante le residenze anagrafiche siano ancora differenti. Il pm di Milano Francesca Crupi chiederà domani la convalida del fermo per il trentenne. Il gip, ricevuti gli atti dalla sezione antiterrorismo della Procura fisserà una data per la convalida del fermo.
I possibili legami russi e la smentita di Putin
Nell’ipotesi su cui ha lavorato il comando interforze Intel, secondo il Corriere della Sera, sarebbe stata individuata una saldatura tra i promotori del «Movimento 17 ottobre» e i collettivi hacker filorussi, a partire dalla sigla «Noname057(16)», già nota per reiterati attacchi DDoS a danno di istituzioni italiane.Secondo la ricostruzione degli investigatori, la mobilitazione programmata per il 24 ottobre puntava a colpire in contemporanea siti istituzionali e otto grandi centri urbani (Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna, Genova, Bari e Padova) con danneggiamenti e disordini. Il livello di allerta è salito vertiginosamente attorno al profilo Instagram legato all’iniziativa, forte di oltre 32mila follower, gestito da Youssef Siher. Alla vigilia dell’evento, «Noname057(16)» e i filorussi di «Dark Storm Team» avevano annunciato il loro sostegno alle proteste in Italia e in Francia, ma finora la partecipazione si era limitata a messaggi di solidarietà senza minacce offensive dirette. Sul presunto coinvolgimento di Mosca è intervenuto direttamente Vladimir Putin: ai microfoni della tv statale russa (ripresa dalla Tass), il presidente ha respinto ogni accusa, liquidando le tesi sui disordini in Europa come una prova di debolezza da parte dei leader occidentali incapaci di gestire le crisi interne.
Ti potrebbe interessare
Le chat in tilt
Mentre si attendono gli esiti dell’inchiesta giudiziaria, il dibattito nelle chat online riflette una profonda polarizzazione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, una parte degli utenti attacca apertamente Siher, accusandolo di essere un infiltrato intenzionato a destabilizzare la comunità islamica e sollevando dubbi sia sul suo percorso accademico sia sul suo stile di vita — affermazioni che circolano nelle conversazioni in rete ma che al momento non trovano riscontri ufficiali. Secondo quanto starebbe emergendo dalle indagini Siher avrebbe usato anche l’intelligenza artificiale per gli aspetti comunicativi della sua propaganda.

