Liste d’attesa, oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo per visite ed esami: «Il quadro resta critico»
Nei primi nove mesi del 2026, oltre 4 milioni di prenotazioni per visite ed esami hanno superato i tempi massimi previsti: 4.057.139, quasi 30 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sui dati della piattaforma nazionale gestita da Agenas, riportata dal Corriere della Sera. Più nello specifico, tra gennaio e settembre le prenotazioni monitorate sono passate da 19,75 a 21,81 milioni (+10,4%). Cresce anche la quota di quelle proposte entro i limiti: dal 76,9% al 78,6% per le prime visite, dall’83,3% all’85% per gli esami diagnostici. Restano tuttavia fuori soglia 2,62 milioni di prime visite e 1,43 milioni di esami. «Il quadro resta critico», osserva Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe.
Più appuntamenti, ma i ritardi rimangono
La percentuale complessiva delle prenotazioni oltre i termini scende dal 20,4% al 18,6%, ma il loro numero assoluto cresce. Dei circa 2 milioni di appuntamenti aggiuntivi proposti nei tempi previsti, secondo Gimbe l’81,5% dipende dall’incremento delle prenotazioni totali. Solo il 18,5% è legato a un miglioramento nel rispetto delle scadenze. Per le prestazioni urgenti, da garantire entro tre giorni, resta fuori tempo massimo il 18,3% delle prime visite e il 22,7% degli esami. Tra le richieste con priorità breve, da soddisfare in dieci giorni, le quote salgono rispettivamente al 19,4% e al 21,8%. E il 26,6% delle prime visite differibili supera il limite di 30 giorni. Secondo il rapporto Bes dell’Istat, nel 2025 oltre 5,6 milioni di persone, il 9,6% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento di cui avevano bisogno.
Colonscopie e visite specialistiche: dove si aspetta di più
Le maggiori criticità, tra le prime visite, riguardano dermatologia e allergologia: il 30,1% delle prenotazioni è fuori tempo. Seguono oculistica (26,8%) e gastroenterologia (26,2%). Per gli esami, i ritardi interessano il 30,7% delle colonscopie, il 28,1% delle elettromiografie e il 27,4% delle gastroscopie.Per le colonscopie urgenti, su 2.839 prenotazioni monitorate, 1.845, pari al 65%, hanno ricevuto una prima disponibilità oltre i tre giorni previsti. Nel complesso, comunque, la percentuale di appuntamenti proposti nei termini migliora per 13 delle 14 tipologie di visite e per 20 dei 22 gruppi di esami analizzati.
Le differenze regionali e il limite dei dati
Secondo Salutequità, a settembre 2026 soltanto Basilicata, Marche e Lazio raggiungono la soglia del 90% di rispetto dei tempi per le prime visite, considerando tutte le priorità monitorate. Per gli esami ci riescono Basilicata e Veneto. Nel caso della Basilicata, però, manca il dato delle urgenze. «È difficile parlare di svolta», avverte Tonino Aceti, presidente di Salutequità. Nel confronto tra i primi nove mesi del 2026 e lo stesso periodo del 2025, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana registrano un peggioramento della percentuale di prenotazioni entro i tempi previsti, sia per le prime visite sia per gli esami. Gimbe invita però alla cautela: il confronto risente delle priorità assegnate e del tipo di prestazioni.
Foto copertina: PEXELS / ADRIENA VIERIU

