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Perché la neve in montagna quest’anno sarà meno

27 Ottobre 2026 - 09:13 Alba Romano
Le spettacolari immagini di Sestriere ricoperto da quasi 2 metri di neve dopo le intense nevicate degli ultimi giorni, 04 marzo 2024.
ANSA/ROMANO/COMUNE DI SESTRIERE
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La tendenza è che nevicherà a quote sempre più alte. E gli impianti puntano su quella artificiale
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La prima neve è arrivata sulle Alpi. Fino a 18 centimetri a Livigno, in Lombardia, dai 1.800 metri di altitudine. Sui rilievi del Piemonte e della Valle d’Aosta, sopra i 2 mila. Sulle Dolomiti, oltre quota 1.450. Ma, spiega oggi il Corriere della Sera, ce ne sarà poca rispetto agli anni precedenti. «Sabato lo zero termico è sceso a 1500 metri, ma fino alla scorsa settimana era a 4 mila, come in piena estate, spostandosi quindi da valori eccezionalmente elevati a valori in linea con il periodo», spiega Mattia Gussoni, tecnico meteorologo de IlMeteo.it e glaciologo del Servizio glaciologico lombardo. «Nei prossimi giorni le temperature si alzeranno e lo zero termico salirà a quota 3.200 per poi scendere ancora, dopo il 31 ottobre. La tendenza è che nevicherà a quote sempre più alte».

La neve in montagna

Visto che si attendono 20 gradi anche all’inizio di novembre, le aspettative per la stagione sciistica potrebbero finire deluse: «Le previsioni indicano che fino a gennaio non farà molto freddo. In più, c’è la variante del Niño, il cui picco è previsto per la fine del 2026: oltre ad un aumento delle temperature a livello globale, tende a condizionare le grandi circolazioni atmosferiche favorendo inverni più miti e dinamici in Europa. Con termiche più alte la maggiore frequenza di precipitazioni si traduce in pioggia anziché in neve, soprattutto a basse quote», aggiunge Gussoni. Anche quelle del Centro Europeo per le Previsioni meteorologiche a Medio Termine (Ecmwf) mostrano per l’Italia tendenze climatiche e stagionali per dicembre e gennaio con anomalie termiche tra 1 o 2 gradi sopra la media. E di neve ce ne sarà sempre meno.

Le previsioni

L’accumulazione media tra dicembre e febbraio sulle Alpi Centrali diminuirà di 5,5 centimetri rispetto alla media. Mentre le precipitazioni saranno scarse su tutta Europa a parte la Russia e la penisola scandinava. E allora per gli impianti non rimane che quella artificiale. «L’innevamento, sui capitoli di spesa di tutte le società, è ormai una voce importante, ma non siamo preoccupati» dice Elisa Maccagni, presidente impianti Val di Fassa/Carezza. «Certo, cerchiamo di sfruttare al meglio le brevi finestre di freddo ma con le ultime tecnologie possiamo produrre neve programmata a temperature più alte. E poi, molto dipende dai microclimi. Noi apriamo il 4 dicembre: la data viene sempre calendarizzata con quella del ponte di Sant’Ambrogio». Ma ci sono anche 4 modelli previsionali oltre a quelli utilizzati che parlano di accumuli sulle Alpi superiori alla norma.

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