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Il Fatto e gli “affaroni” di Leonardo Del Vecchio con Fedez

27 Ottobre 2026 - 05:49 Alessandro D’Amato
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La storia della bibita e dei 5 milioni di perdite nella società con l'altro rapper Lazza. La situazione delle partecipate fuori dal computo del debito. Le azioni Lmdv Media impegnate per le acquisizioni. E gli affari negli immobili con i soldi dei manager
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Federico Lucia in arte Fedez gestisce la comunicazione di Leonardo Maria Del Vecchio. Si sussurra che ci sia il rapper dietro l’apertura del suo account su X e l’Opa lanciata sul Fatto Quotidiano. E proprio il giornale di Marco Travaglio oggi racconta un altro “affarone” tra i due. Che nel maggio 2023 avevano lanciato insieme la bibita gassata allo zenzero “Boem” con la Tubo srl, una joint venture tra Fedez e il rapper Lazza. All’epoca Lmdv Capital aveva versato 2,5 milioni per il 40%. Ma in due anni ci furono quasi 5 milioni di perdite. Così nel 2025 gli altri soci si sono fatti liquidare con 61mila euro. E Lmdv Capital è diventato socio unico.

Gli altri affari del figlio di Del Vecchio

Il quotidiano parte a raccontare gli altri affari di Del Vecchio junior a partire da una delle intercettazioni del caso Equalize. Il 4 maggio 2026 al telefono ci sono il ceo di Lmdv Marco Talarico e il consigliere Gabriele Benedetto. «Madonna che fatica Gabri, non c’abbiamo un cazzo in mano tu lo sai (…) 500 milioni di penali, c’abbiamo l’aria fritta. Adesso ce ne usciamo con le fideiussioni di Goldman Sachs (…). Capisco il detto: rido per non piangere. Stiamo bluffando con tutti», dice il primo al secondo. Il riferimento ai 500 milioni riguarda l’accordo, poi sfumato, per l’acquisizione delle quote Delfin di due suoi fratelli da parte di Lmdv. E alla penale in caso di mancata finalizzazione dell’accordo.

Gli investimenti di Lmdv Capital

A partire dal 2022 Lmdv Capital ha investito in 22 società. E l’8 settembre ha contestato le ricostruzioni dei giornali su un indebitamento di 1,3 miliardi: «Anche sommando all’esposizione personale la linea di credito di Lmdv Capital e le posizioni assistite da beni reali, il totale è pari a 950 milioni». Lmdv Capital ha affermato che «sul piano personale, Leonardo Maria Del Vecchio dispone di affidamenti nell’ordine di 500 milioni presso primari istituti bancari» (Unicredit). Mentre, tra le società operative, «Lmdv Capital è titolare di un finanziamento concesso da Ca Indosuez (350 milioni, ndr), integralmente assistito dal portafoglio di investimenti della società».

I debiti delle partecipate

Ma la situazione debitoria delle società partecipate è fuori dal computo del debito calcolato a settembre. Lo conferma la stessa società al quotidiano. Il bilancio 2025 non è ancora stato pubblicato, mentre quello del 2024 è stato approvato in ritardo senza consolidato. Il consuntivo 2024 dichiarava un utile netto di 31.917 euro, dopo due anni di perdite per totali 3 milioni. Lui ha intanto acquisito l’ex Editoriale Nazionale, oggi QN Media. E il 30% de Il Giornale srl. La prima ha un indebitamento finanziario netto di 28,9 milioni e una perdita di 3,3. Il secondo ha un rosso di 3,7 milioni e debito a 7,8 milioni. Del Vecchio ha pagato QN Media 43,99 milioni oltre a quasi 11 milioni di ricapitalizzazione. Grazie a un finanziamento da 50 milioni di Bpm garantito dal pegno sulle azioni di Lmdv Media.

Gli immobili

Infine, gli immobili. Che registrano nuovi finanziamenti arrivati a caro prezzo anche da società riconducibili a manager di punta del gruppo. Come i 6 milioni con interessi al 15% versati in estate dalla Plenitude di Gabriele Benedetto. Intanto Ricardo Gutiérrez, segretario generale della Federazione Europea dei Giornalisti, dice al quotidiano che l’Opa sul Fatto è «un attacco alla libertà di stampa». Oltre che «una mancanza di rispetto nei confronti dei giornalisti e dei lavoratori dei media che pretende di salvare». Secondo il sindacalista la libertà di stampa in Italia «ha subito un grave deterioramento negli ultimi anni. L’Italia, con 115 gravi violazioni, è tra i 46 Paesi con il maggior numero di segnalazioni, subito dopo Turchia, Russia, Ucraina, Francia e Serbia. Il livello di protezione dei giornalisti è peggiore rispetto a quello di Ungheria o Albania».

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