Youssef Siher, la difesa di Ferrara e Travaglio: «Ha solo la faccia da schiaffi»
Youssef Siher ha aperto il canale social «Movimento 17 ottobre» alle 19.58 di domenica 18 ottobre. Ovvero dopo gli scontri milanesi di sabato e i saccheggi di domenica. Non risultano suoi contatti con i devastatori. E nei messaggi «non vi sono diretti riferimenti alla commissione di atti di devastazione e saccheggio». Eppure la procura di Milano chiede per lui il carcere. Sostenendo che «ha offerto un supporto di concentrazione delle comunicazioni e gestione della rete dei vari gruppi riottosi». Ma per il 30enne bresciano intanto arrivano le difese di Giuliano Ferrara e Marco Travaglio. Sul Foglio si esprimono «molti dubbi» che lui sia «lo stratega social della rivoluzione delle Adidas». Il Fatto invece fa notare che è «divertente l’accusa di voler “fare la rivoluzione” come le “primavere arabe”. Ma se siamo in democrazia lo dobbiamo alle rivoluzioni inglese e francese, non proprio due pranzi di gala».
Le accuse a Youssef Siher
L’accusa principale nei confronti di Siher è che «a fronte della piena consapevolezza degli intenti violenti dei facinorosi con cui interloquiva, ha offerto un supporto di concentrazione delle comunicazioni e gestione della rete dei vari gruppi riottosi». La gip Tiziana Landoni oggi lo interrogherà a San Vittore, dove è detenuto in cella singola in Alta sicurezza 2. Tra i post “incriminati” ce n’è uno del 20 ottobre su Instagram: «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame». Secondo la procura di Milano «l’incitazione pubblica alla ripetizione di manifestazioni violente veicola al tempo stesso un messaggio dal contenuto fortemente simbolico, idoneo a destabilizzare» e «a incutere profondo timore nella popolazione».
La Francia
Un altro post indicato dai pm come elemento di prova è del 18 ottobre: «Dobbiamo fare come la Francia, lì sono ben organizzati e soprattutto attivi». Infine, le convocazioni delle piazze del 24 ottobre e la sconvocazione alla vigilia, con annunci di messaggi temporizzati all’ultimo momento per eludere la polizia. E il 22 ottobre un «vademecum di incitamento all’utilizzo di tecniche di guerriglia urbana ispirato alla Rivoluzione egiziana del 2011». In risposta, secondo la pm Francesca Crupi, c’è chi scrisse «spaccare gli istituti di credito è giusto», chi rilanciò «bisognerebbe distruggere i ripetitori della Rai», chi rincarò «c’è bisogno di rimetterci la fedina penale? Qualcuno il c… deve metterlo».
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Il cellulare e l’identificazione del 20 ottobre
I pm chiedono la custodia in carcere di Siher anche per «il rifiuto di dare il codice del cellulare». Ma il Corriere della Sera ricorda che la scelta fu adottata mesi fa pure dal braccio destro del sindaco di Milano nell’inchiesta sullo stadio. E lui non finì in carcere. Il Fatto invece segnala un particolare curioso: il 20 ottobre il governo Meloni ha approvato il suo decreto sicurezza che puniva anche chi, con mezzi informatici, istiga alla creazione di gruppi da almeno 5 persone che “utilizza bastoni, mazze” e oggetti “atti a offendere”, determinando un “concreto pericolo per l’incolumità delle persone e cagionando danni alle cose”.
Proprio il 20 ottobre il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia lo ha individuato come primo indagato. Ovvero nemmeno due giorni dopo la creazione della pagina. E con tutto il tempo di organizzarsi per bloccarlo. Anche se il fermo è arrivato solo il sabato mattina alla vigilia delle manifestazioni.
La difesa di Marco Travaglio
Intanto il direttore del Fatto nel suo editoriale quotidiano lo difende. «Nutriamo la più profonda antipatia per chi spacca vetrine. E anche per chi istiga a farlo. Ma, leggendo le accuse a Youssef Siher, ex stagista del nostro sito e ricercatore dell’Ispi, ci sorge qualche interrogativo», dice Travaglio. E spiega: «“Terrorismo” è un concetto piuttosto elastico, appioppato già a Mazzini e ai partigiani. Un terrorista di al Qaeda e dell’Isis era al Jolani, ora presidente della Siria riconosciuto da tutto l’Occidente e omaggiato pure da al Tajani. Da terrorista a statista è un attimo, sempreché uno non faccia il Pro Pal in chat».
…E quella di Giuliano Ferrara
Anche Giuliano Ferrara sul Foglio difende Siher: «Alla fine non c’è da star così sicuri che questo Youssef Siher sia la primula Pal o il super Fratello musulmano, insomma lo stratega da sogno che “sa come usare Telegram”. Ce ne saranno un paio di milioni così esperti, sospetto, da farsi incastrare come ideatori e organizzatori social della rivoluzione delle Adidas e dei saccheggi».
E ancora: «Siher ha una faccia da schiaffi, forse, ma non più di questo, non sembra peggio di Ginevra Bompiani, per dire. La documentazione che eventualmente lo incastri deve essere inoppugnabile, la galera non si richiede con leggerezza, per uno della bassa bresciana venuto dal Marocco, e per sua moglie mediatrice culturale, così è detto e sottoscritto».
Infine: «Non so se messo in gabbia un tipetto come Siher possiamo ottenere la garanzia che gli adolescenti inquieti del 17 ottobre, emuli dei liceali parigini e dei casseur di tutta la Francia, per i prossimi weekend se ne staranno tranquilli a casa in mancanza di Telegram. Alimentare l’impressione che con la strana coppia si sia schiacciata la testa del serpente, pensando agli occhialoni del bresciano superistruito e supermanipolatore, ma non si sa se più di questo, potrebbe essere sommamente imprudente».

