«Una candidatura personale e spontanea»: Di Pietro si difende sulla sua domanda per entrare in Csm
Antonio Di Pietro respinge ogni lettura politica della sua autocandidatura al Csm. Parlando al Corriere della Sera, l’ex magistrato di Mani Pulite, oggi avvocato e voce di primo piano a sostegno della Riforma Nordio, rivendica la scelta come un’iniziativa tutta sua. Il suo pranzo con Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha però acceso la protesta degli alleati di Forza Italia e i capigruppo azzurri Enrico Costa e Stefania Craxi hanno posto una condizione netta. «Se il nome di Di Pietro sarà nella lista dei favoriti di Fld, non chiuderemo alcun accordo» hanno affermato.
Cosa dice Di Pietro sulla sua autocandidatura
Innanzitutto, Di Pietro sottolinea che la sua «è stata una candidatura personale e spontanea». Poi spiega di aver inoltrato la domanda attraverso il sito della Camera, seguendo la procedura prevista, senza consultare nessuno. Quanto all’atteggiamento dei gruppi parlamentari, dice di non poter prevedere «se qualcuno possa alla fine essere d’accordo o meno». A suo avviso, ha i requisiti professionali per entrare nel Csm come membro laico, «quindi non ho bisogno di essere raccomandato da nessuno». Poi aggiunge: «Tutti quelli che ritengono che io possa fare bene il mio lavoro all’interno di quell’organismo possono votarmi». La norma, infatti, consente a chi possiede i requisiti di presentarsi senza l’appoggio di un partito.
Il primo voto alla Camera
Intanto oggi, martedì 28 ottobre, la Camera si pè tenuta la prima votazione. E si è chiusa come previsto, con una fumata nera. Le forze politiche, infatti, puntano a prendere tempo perché dal terzo scrutinio il quorum scende: i tre quinti si calcolano sui presenti e non più sull’intera assemblea. Nel frattempo, in Cassazione prosegue lo scrutinio per i consiglieri togati, eletti da giudici e pubblici ministeri.

