Ultime notizie AutotrasportatoriGiorgia MeloniGiovaniScontriUcraina
POLITICAAntonio Di PietroCentrodestraCentrosinistraCSMReferendum Giustizia 2026

Csm, il centrosinistra punta la vicepresidenza: la carta Grosso e la rosa dei dem. Di Pietro vicino all’accordo con Meloni

27 Ottobre 2026 - 18:20 Luca Graziani
csm riunione plenum
Le opposizioni stavolta potrebbero ottenere soltanto due membri laici su dieci, ma la partita per la vicepresidenza resta aperta: per conquistarla servirebbe un "profilo tecnico", come il frontman della campagna per il No. Nel centrodestra avanza la candidatura dell’ex pm di Mani Pulite, sullo sfondo anche una possibile intesa tra Italia dei Valori e la lista di Cateno De Luca
Google Preferred Site

Si stringe la rosa dei candidati, alla vigilia del primo voto parlamentare per l’elezione dei dieci membri laici del Csm, in calendario domani 28 ottobre. E anche se a questo giro potrebbero essere appena due (e non più tre) i posti che il centrodestra lascerà al campo delle opposizioni, la partita per la vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura, potrebbe riservare sorprese. Una scelta che non dipenderà soltanto dagli accordi tra i partiti, ma soprattutto dai rapporti di forza tra i venti magistrati eletti proprio in questi giorni. Con un nome tra tutti, quello di Enrico Grosso, costituzionalista e presidente del comitato per il No al referendum sulla giustizia, che potrebbe risultare particolarmente gradito tra i togati, è l’indicazione raccolta da Open.

La rosa del Pd: Rossomando, Bazoli, Grosso e Pertici

Nel Pd, che con gli alleati farà sentire il proprio peso di primo azionista della coalizione, le due figure dal profilo strettamente politico più quotate sono al momento i senatori Anna Rossomando, vicepresidente di Palazzo Madama, e Alfredo Bazoli, da anni impegnato sui dossier della giustizia. Ma ci sono anche due costituzionalisti: Enrico Grosso, appunto, presidente del comitato per il No al referendum sulla riforma della magistratura, e Andrea Pertici, professore all’Università di Pisa, gradito alla segretaria Elly Schlein, spiegano. Sono i quattro nomi attorno ai quali cercare una sintesi.

A complicare il quadro è soprattutto il pressing della maggioranza. Quattro anni fa, quando vennero eletti gli attuali componenti laici, il centrodestra ottenne sette posti, lasciandone tre alle opposizioni. Questa volta Fratelli d’Italia punterebbe ad alzare l’asticella, arrivando a otto consiglieri su dieci. Una richiesta che lascerebbe appena due posti a disposizione delle minoranze parlamentari, scontentando in primo luogo Matteo Renzi che l’ultima volta aveva espresso un suo rappresentante, Ernesto Carbone, eletto nell’ambito di un accordo tra le opposizioni, quando Azione e Italia Viva costituivano un unico gruppo parlamentare. Un’intesa che, spiegano, questa volta difficilmente si replicherà. Parte in salita dunque la candidatura di Francesco Bonifazi, deputato di Italia Viva e fedelissimo dell’ex premier. Soprattutto se gli scranni riservati alle opposizioni dovessero davvero ridursi.

La carta Grosso per la vicepresidenza: la possibile convergenza con i togati

Ma la distribuzione dei dieci seggi parlamentari è soltanto il primo tempo della partita. C’è infatti sul tavolo anche la vicepresidenza del Csm, incarico assegnato dallo stesso Consiglio a uno dei suoi componenti laici. E non è escluso che proverrà proprio dalla rosa dei nomi del centrosinistra. Tutto dipenderà, appunto, dai profili in campo.

Anche nell’ipotesi di una forte affermazione di Magistratura indipendente, la corrente moderata della magistratura, gli equilibri tra i togati, spiegano, potrebbero favorire anche una personalità indicata dalle opposizioni, soprattutto se capace di raccogliere consensi trasversali. La condizione sarebbe individuare «un tecnico, autorevole, più che un parlamentare». Ed è qui che si fa il nome di Enrico Grosso. Il costituzionalista torinese, che ha guidato il comitato per il No al referendum sulla riforma della giustizia, potrebbe infatti rappresentare una candidatura dal forte valore simbolico per i magistrati, che in buona parte si sono opposti alla riforma. Un profilo capace, almeno sulla carta, di raccogliere un consenso generalizzato, anche al di là delle appartenenze alle singole correnti.

Naturalmente, molto dipenderà dalla composizione effettiva del nuovo Consiglio. Le votazioni per eleggere i venti membri togati si sono concluse lunedì 26 ottobre, ma lo scrutinio richiede tempi più lunghi. I risultati sono attesi tra la serata di domani, 28 ottobre, e la giornata di giovedì. Solo allora sarà possibile cominciare a capire quali equilibri si formeranno.

Di Pietro e i contatti con Fratelli d’Italia. Il pranzo e la pista Cateno De Luca

Nel centrodestra, intanto, prende quota la candidatura di Antonio Di Pietro, l’ex pm di Mani Pulite che si era schierato apertamente a favore del Sì al referendum sulla giustizia. Secondo quanto risulta a Open, un’intesa con Giorgia Meloni sarebbe sempre più vicina. E sullo sfondo della trattativa ci sarebbe anche un’operazione più ampia, che coinvolgerebbe l’Italia dei Valori e la lista di Cateno De Luca, già alleata con il centrodestra in vista delle prossime elezioni.

Dopo un pranzo alla Camera e contatti con alcuni esponenti di via della Scrofa, dal partito arriva una prima apertura: «Vediamo, valutiamo. È un nome interessante». Nel ragionamento, a quanto apprende Open, potrebbe rientrare anche il destino del partito fondato dallo stesso Di Pietro, oggi nel perimetro di Noi Moderati, e che ora potrebbe avvicinarsi alla lista di De Luca, ora in tandem con FdI. Il leader di Sud chiama Nord ha stretto un accordo con il centrodestra e proprio oggi, a Roma, ha dato il via alla convention di tre giorni della sua nuova formazione, l’Italia dei Territori, che si concluderà giovedì con un intervento della premier.

«Ho fatto una candidatura come previsto da legge, ritenendo di averne i titoli», ha detto Di Pietro ai cronisti che oggi lo hanno avvistato a Montecitorio. «Non limiterei la mia candidatura a una parte o all’altra, è a disposizione del Parlamento. Sono dieci posti e, anche per il meccanismo, bisogna trovare un accordo, tenendo anche conto che siamo a cavallo tra due legislature».

Ma l’ex pm è solo uno dei nomi sul tavolo. In Fratelli d’Italia sono in corsa anche i senatori Sergio Rastrelli e Susanna Donatella Campione, oltre quello dell’avvocato Cesare Placanica, ex presidente della Camera penale di Roma, mentre per la Lega ci sono l’ex ministra Erika Stefani e l’ex presidente dell’Umbria Donatella Tesei. Forza Italia guarda soprattutto al senatore Pierantonio Zanettin, già componente del Csm dal 2014 al 2018 e unico candidato, nell’elenco pubblicato dalla Camera, ad aver formalizzato la propria candidatura attraverso il sostegno di parlamentari.

Domani il primo voto, ma sarà una fumata nera

Il primo appuntamento è fissato per domani alle 16.30, quando Camera e Senato si riuniranno in seduta comune per le prime votazioni. Con l’obiettivo di prendere tempo, il centrodestra si prepara alla scheda bianca, in attesa anche di conoscere i risultati delle elezioni dei magistrati, e arrivare agli scrutini successivi, quando il quorum necessario per l’elezione si abbasserà. Dai tre quinti dei componenti dell’Assemblea richiesti nelle prime due votazioni, ai tre quinti dei votanti a partire dal terzo scrutinio.

Intanto, l’elenco degli aspiranti consiglieri potrebbe allungarsi, con qualche jolly dell’ultimo minuto. Con il sostegno di almeno dieci parlamentari appartenenti a due gruppi differenti, potranno infatti essere presentate ulteriori candidature fino alle 10 di domattina.

leggi anche