Il braccio di ferro con l’Ue sulle bollette e il nuovo scontro sul taglio all’Irpef (che per ora non c’è): i nodi da sciogliere per la manovra 2027
La legge di bilancio per il 2027, l’ultima prima delle elezioni, dovrebbe andare in Consiglio dei ministri mercoledì 28 ottobre (ma è probabile che l’appuntamento slitti ancora in avanti). Ma prima di arrivare al testo vero e proprio il governo ha tenuto oggi un secondo vertice, dopo quello avvenuto ieri. Perché non tutte le scelte anticipate in queste ore convincono, in particolare Giorgia Meloni.
Il pressing della Lega
Nelle scorse ore, infatti, le richieste arrivate in particolare da Matteo Salvini, fresco di nuovo congresso, hanno avuto la meglio sulla prima bozza circolata su giornali ed agenzie. In particolare due temi sono stati considerati sensibili, tra quelli sollevati dal Carroccio. La flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro di incasso annuo lordo (al momento è ad 85 mila). Se l’Ue desse il suo lasciapassare l’intervento chiesto da Salvini entrerebbe in Manovra, sebbene FdI non abbia gradito l’insistenza su una fetta di elettorato che ormai è da tempo rappresentata maggiormente proprio dal partito della premier.
Pensioni o Irpef, lo scontro
Più indigesta è la richiesta sulle pensioni: l’uscita a 64 anni con 36 di contributi anche per chi lavora da prima del 1996. L’idea circolata è che i fondi siano stanziati subito ma la misura parta dal 2027. Su questo argomento però, nel vertice di lunedì 26 e nelle ore seguenti si è registrato un malumore crescente, sia in Forza Italia – da sempre contraria – sia in Fratelli d’Italia. Perché la mossa sulle pensioni fa di fatto saltare quella per tagliare l’Irpef. La richiesta di Forza Italia è allargare l’aliquota al 33% ai redditi fino a 55mila euro per il 2026 e a 60mila per l’anno successivo. Finanziare entrambe le misure non si può, ed è possibile che alla fine sia proprio il leader leghista a dover rimanere a bocca asciutta.
Tira e molla con l’Ue
Se c’è un tavolo locale da gestire, la tavolata con l’Ue è ben più complicata. Dopo aver ottenuto la flessibilità sull’energia, affiancata a quella sugli investimenti militari, il governo Meloni vuole maggiori margini sul tipo di misure da finanziare. L’idea che con i 7 miliardi dedicati alla crisi energetica si possano finanziare solo investimenti green viene considerata inaccettabile: «Non è possibile pensare che passino solo cose che si vedranno tra anni quando la crisi è adesso», ragiona una fonte vicina al dossier con Open. Meloni giocherà ancora una volta sulla carta che ha usato spesso con successo con Ursula von der Leyen: non si può scontentare troppo il governo più stabile tra i principali paesi dell’Ue.

