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Il buco dei redditi in Italia: -1,6% rispetto al 1990

22 Luglio 2026 - 08:14 Alessandro D’Amato
redditi italia calo 1990 2026
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La media Ocse segna un +35%. La Spagna cresce del 12,9%. I part time e i redditi poveri alla base dei risultati. Intanto il Pil è aumentato del 31%
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I redditi in Italia sono in calo dell’1,6% rispetto al 1990. Mentre la media Ocse segna un +35% e gli Usa arrivano a +50,5%. La Spagna cresce del 12,9%. Gli interventi sull’Irpef hanno mitigato gli affanni negli anni. Ma le cause strutturali sono ancora lì. L’analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio a firma di Stefano Boscolo, Corrado Pollastri e Lorenzo Toffoli e riportata dal Sole 24 Ore fa raggelare soprattutto per il confronto internazionale.

Il buco dei redditi in Italia

Tra 1990 e 2024 le retribuzioni reali lorde dei lavoratori dipendenti sono cresciute del 35% nei Paesi dell’Ocse, in una media alzata da Usa (+50,5%) e Regno Unito (+48,4%). La Francia è a +33,4% e la Germania a +32,9%. L’Italia ha invece in media buste paga inferiori dell’1,6% rispetto all’inizio degli anni Novanta. Il calcolo è stato effettuato sulle retribuzioni lorde per dipendente a tempo piena. Quelle reali sono diminuite del 6,6%. Perché sono crollate del 40,8% quelle del decimo percentile, dove si incontra il 10% più povero. Mentre all’altro capo della graduatoria il novantesimo percentile ha registrato nello stesso arco temporale una crescita del 3,3% per cento. Il 10% più ricco è stato l’unico a battere l’inflazione. Mentre il Pil fra il 1990 e il 2026 è aumentato del 31% in termini reali.

I part time e i redditi poveri

L’aumento della distanza tra redditi ricchi e poveri è dovuto al part time, che interessava 4,4 lavoratori su 100 nel 1990 e oggi ne abbraccia il 31,6%, spesso a causa di una rinuncia al tempo pieno dettata da ragioni di cure famigliari. E poi per l’aumento di peso dei servizi, che in media offrono contratti e compensi più leggeri. Infatti nel periodo 1990-2026 le retribuzioni medie di industria e costruzioni sono salite del 16,5%, quelle del terziario sono cadute del 20,9% per cento. Ma l’industria occupa oggi il 26,6% dei lavoratori contro il 35,3% di 36 anni fa, mentre la quota dei servizi nello stesso periodo è salita dal 57,4% al 70%.

L’Irpef

L’Irpef è lo strumento più utilizzato dai governi per lottare contro il crollo dei redditi. La curva oggi chiede molto meno ai redditi medio bassi mentre pesa più di un tempo su quelli alti. Riportando tutti i valori ai prezzi attuali, nel 1990 l’imposta cominciava a chiedere qualcosa a partire da 8.257 euro di reddito. Oggi si disinteressa delle dichiarazioni fino a 16.347 euro, a cui anzi offre aliquote negative che si traducono in sussidi monetari. Il punto di pareggio è a quota 35.100 euro. Poi il prelievo è superiore rispetto agli Anni Novanta. Oltre l’80% degli operai e impiegati messi sotto esame dall’Upb dichiara meno di 35.100 euro all’anno, e quindi beneficia dell’evoluzione dell’Irpef.

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