L’Italia soffoca sotto il cemento: nel 2025 persi più di 3 metri quadrati di verde al secondo
Nuovo anno, nuovo record. Nel 2025, il consumo di suolo continua a crescere e a un ritmo anche superiore rispetto all’anno precedente. La trasformazione del territorio agricolo in aree artificiali ha riguardato 102,4 chilometri quadrati in un solo anno, il 22% in più rispetto al 2024. Per dirla in altre parole: abbiamo perso suolo al ritmo di 3,2 metri quadrati al secondo, oltre 280mila metri quadrati al giorno. Una crescita compensata solo in parte dal ripristino di aree naturali, pari ad appena 7,5 km quadrati, in aumento rispetto all’anno precedente ma, per citare gli autori del rapporto, «ancora del tutto insufficiente per raggiungere l’obiettivo di azzeramento del consumo di suolo netto».
La prima mappatura sulle aree “recuperabili”
I dati sono contenuti nell’ultima edizione del Rapporto sul consumo di suolo in Italia dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Per la prima volta, il documento non si limita a misurare il fenomeno, ma rende disponibile anche una prima mappatura nazionale del suolo potenzialmente recuperabile. Si tratta di oltre 2.100 km² di superficie, su cui è possibile realizzare nuovi spazi verdi urbani e depavimentare. Le opportunità individuate comprendono anche 3.281 km² di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 km² di tetti utilizzabili per l’installazione di impianti fotovoltaici. Le aree pubbliche urbane idonee al ripristino superano complessivamente i 35mila ettari con le maggiori estensioni nel Lazio, in Lombardia e in Veneto. Tra i comuni, invece, il primato spetta alla città di Roma. «Oggi la conoscenza ambientale non serve solo a descrivere i problemi, ma a costruire le soluzioni», spiega Maria Alessandra Gallone, presidente dell’Ispra.
La maglia nera va alla Sicilia
Nel 2025, le superfici impermeabilizzate – ossia coperte da cemento o altri materiali che non permettono all’acqua di filtrare nel terreno – raggiungono il 7,19% della superficie nazionale. In termini assoluti, si tratta di 21.644 km quadrati che risultano coperti da edifici, infrastrutture, piazzali, impianti e altre superfici artificiali. Solo nell’ultimo anno, cemento e asfalto hanno cancellato altri 102 km² di aree naturali. La Sicilia è la regione che ha consumato più suolo nel 2025, con 1.600 ettari, seguita da Lazio (1.400 ettari), Puglia e Lombardia (1.000 ettari). Quest’ultima, insieme a Veneto e Campania, restano anche le regioni con la quota più alta di superfici coperte da edifici e infrastrutture: rispettivamente il 12,27%, l’11,87% e il 10,65%.
L’impatto di logistica, grandi opere e corsa ai data center
Dietro questi numeri si nasconde una moltitudine di spiegazioni: le infrastrutture promosse nell’ambito del Pnrr, le grandi opere legate alle Olimpiadi di Milano-Cortina, ma anche l’espansione della logistica e la corsa ai data center. Tutti fenomeni la cui gestione spesso ricade sulle spalle degli amministratori locali, non sempre disposti a prendere l’impegno di fronte agli elettori di non consumare suolo. «È il solito gioco dell’eredità urbanistica. Una cambiale di insostenibilità – spiega Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano, su Altreconomia – che ogni politico dice di ricevere da quello precedente e che poi però cede, più pesante, al politico successivo e che nessuno ha il coraggio di interrompere o che, forse, fa comodo come alibi per scansare le responsabilità».
Foto copertina: ANSA/Angelo Carconi

