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L’estate 2026 è stata la più calda di sempre in Italia. Gli esperti: «Con il Mediterraneo bollente rischio alluvioni e uragani in autunno»

02 Ottobre 2026 - 13:16 Gianluca Brambilla
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I nuovi dati di Copernicus certificano il superamento dei record del 2003. L'allarme di Greenpeace: «Rischio eventi meteorologici estremi nei prossimi mesi»
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L’estate appena trascorsa è stata la più calda di sempre per l’Europa occidentale, e quindi anche per l’Italia. L’ultima conferma arriva da Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea. Secondo gli ultimi dati resi pubblici, la temperatura media nei mesi scorsi è stata di 21,7 gradi centigradi, ovvero 2,5 gradi al di sopra della media del periodo 1991-2020, superando il precedente record stabilito nel 2003. Il caldo, peraltro, si è esteso ben oltre i mesi centrali dell’estate, con temperature giornaliere da record registrate anche a maggio e settembre.

I dati messi in fila da Copernicus testimoniano l’impatto sempre più visibile dei cambiamenti climatici. Una situazione che l’Europa conosce bene, considerato che si sta scaldando a una velocità doppia rispetto agli altri continenti. Anche la persistenza del caldo è stata particolarmente notevole: nel 2026 si sono registrati 17 giorni in cui almeno il 60% dell’Europa occidentale ha registrato temperature superiori ai 30 gradi, rispetto agli 11 del 2003 e ai 7 del 2025.

Tutti i record dell’estate 2026

L’estate 2026 ha battuto ogni record anche per quanto riguarda lo stress termico, un indicatore di come i diversi ambienti termici influenzino il corpo umano, esponendo le persone a gravi rischi per la salute, tra cui il colpo di calore. Nell’estate appena trascorsa sono stati 41 i giorni di «forte stress termico», contro i 36 dell’estate del 2003. In gran parte dell’Europa, e in particolare nell’area occidentale, sono state osservate temperature dell’aria superficiale ai massimi storici, mentre nei mari europei sono state registrate temperature superficiali da record o vicine ai record.

L’ondata di caldo eccezionale che ha invaso l’Europa tra maggio e settembre ha fatto sì che quella di quest’anno fosse la terza estate più calda mai registrata nel continente e la più calda mai registrata nell’Europa occidentale. «Nel 2026, l’Europa ha vissuto un’estate caratterizzata da fenomeni climatici estremi che si sono sommati tra loro. Stress termico da record e condizioni di secco diffuse, flussi dei fiumi eccezionalmente bassi e mari insolitamente caldi si sono verificati contemporaneamente in gran parte del continente. Le conseguenze sono andate ben oltre i record di temperatura, influenzando la disponibilità idrica, i sistemi energetici, i trasporti, gli ecosistemi e la salute umana», fa notare Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima dell’Ecmwf.

Fiumi in secca e flussi ai minimi storici

A risentire dell’estate più calda di sempre sono anche i fiumi europei, che hanno registrato le condizioni di secco più prolungate e più severe mai registrate nel continente dall’inizio delle rilevazioni dello European Flood Awareness System (Efas) nel 1992. Nei mesi di luglio e agosto, si sono verificati contemporaneamente flussi minimi record o quasi record in molti dei principali fiumi europei, tra cui il Reno, il Danubio, il Po, la Loira, il Rodano e la Senna. Una situazione, spiega Copernicus, che ha causato gravi disagi anche al trasporto merci, al raffreddamento dei reattori nucleari, alla produzione di energia idroelettrica e alla disponibilità di acqua dolce.

La stagione degli incendi

Le ripetute ondate di calore hanno contribuito anche a una stagione degli incendi particolarmente attiva. Secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi, al 2 settembre l’area bruciata nell’Unione europea è stata di quasi il doppio della media del periodo 2006-2025 per quel periodo dell’anno. Soprattutto in Spagna e Francia, i due Paesi più colpiti.

Il Mediterraneo bollente e il rischio eventi estremi per l’autunno

L’estate appena trascorsa ha fatto registrare temperature eccezionalmente elevate anche nei mari italiani, con un forte accumulo di calore che può contribuire ad alimentare eventi meteorologici estremi durante l’autunno. In questo caso a diffondere i dati è il progetto Mare Caldo di Greenpeace, che monitora gli impatti dei cambiamenti climatici nei mari italiani. Da maggio 2026 in poi, in tutte le aree considerate dalle analisi si sono verificate diverse ondate di calore marine, con picchi che hanno superato in alcuni casi di quasi 5°C la media climatologica degli ultimi 30 anni.

Una situazione che, secondo gli esperti, lascia presagire un incremento di eventi meteorologici estremi nei prossimi mesi. «Il calore che il Mediterraneo assorbe in quantità sempre maggiori, purtroppo, non rimane nel mare. L’acqua che evapora alimenta la formazione delle nubi e della pioggia, mentre l’energia trasferita in atmosfera contribuisce a far diventare più violenti i fenomeni meteorologici, con la formazione di supercelle temporalesche, venti molto forti, trombe d’aria o marine, veri e propri tornado, fino ai cosiddetti “uragani mediterranei”. Questi fenomeni estremi saranno più probabili nel prossimo autunno», avverte Antonello Pasini, fisico climatologo del Cnr.

Foto copertina: EPA/Yoan Valat