I Verdi inglesi cambiano idea sul nucleare: la svolta che riapre il dibattito tra gli ambientalisti in Europa
Per decenni, l’opposizione al nucleare è stata una delle battaglie politiche più identitarie dei partiti verdi di tutta Europa. Agli occhi di buona parte del mondo ambientalista, l’energia atomica era una tecnologia considerata pericolosa, inaffidabile e costosa. Da qualche tempo, però, questa percezione ha cominciato a cambiare. L’ultimo segnale arriva dall’Inghilterra, dove il Green Party – da qualche mese in ascesa nei sondaggi – ha abbandonato la sua storica opposizione al nucleare. Alla conferenza del partito è stata approvata una mozione che cancella l’obiettivo di eliminare il nucleare dal mix energetico inglese. L’approccio che viene introdotto, anche su spinta dei militanti più giovani, è di valutare caso per caso. In sostanza, i progetti per la costruzione di nuove centrali dovranno essere valutati insieme alle altre tecnologie a basse emissioni, senza che ci sia un veto ideologico preventivo.
La svolta dei Verdi inglesi sul nucleare
Questa nuova linea marca un cambiamento politico significativo per i Verdi britannici, ma non rivoluziona totalmente la posizione del partito. Le rinnovabili continuano a essere la priorità del Green Party, in particolare eolico offshore e onshore, fotovoltaico sui tetti e sistemi di accumulo. «Se fossi il ministro dell’energia, il mio approccio basato su dati concreti sarebbe quello di mantenere in funzione le centrali nucleari esistenti, ma di valutare con molta attenzione le proposte per nuove centrali nucleari, tenendo conto dei costi, dei tempi di realizzazione e dell’impatto ambientale», ha spiegato la deputata Carla Denyer, ex co-leader e una delle figure più importanti del partito.
Ad oggi, il Regno Unito ha 9 reattori nucleari in funzione, che contribuiscono per il 14% alla produzione di energia elettrica del Paese. Una percentuale considerevole e che nei prossimi anni potrebbe anche aumentare, visto che ci sono già altre centrali in costruzione e una serie di progetti avviati per reattori modulari targati Rolls Royce. Non molto tempo fa, il leader dei Verdi, Zack Polanski, definì il nucleare una tecnologia «obsoleta», paragonando gli investimenti in nuovi reattori nucleari alla «creazione di un fax». All’ultima conferenza di partito, però, ha prevalso la linea dei giovani militanti, più aperti sul contributo che può dare il nucleare alla produzione di energia a zero emissioni e alla lotta ai cambiamenti climatici.
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Il ritorno in auge del nucleare e il ruolo dei giovani
Non è un caso che siano proprio i più giovani a mettere in dubbio la storica opposizione dei movimenti ambientalisti al nucleare. Chi oggi ha vent’anni è cresciuto con la crisi climatica già in atto, ma anche con la crisi energetica, la guerra in Ucraina, l’impennata dei prezzi dell’elettricità e la consapevolezza che una società elettrificata avrà bisogno di enormi quantità di energia. Persino Fridays for Future, movimento simbolo dell’attivismo climatico giovanile, non ha mai assunto una posizione netta sul nucleare. La stessa Greta Thunberg, in un’intervista rilasciata a ottobre del 2022, disse che sarebbe stato un errore chiudere centrali nucleari in Germania per sostituirle con il carbone. Per quanto riguarda l’Italia, secondo un sondaggio di Futuri Probabili, nella fascia 18-24 anni quasi due giovani su tre (il 64%) sono favorevoli all’energia atomica.
In Germania si spinge solo sulle rinnovabili, in Finlandia si apre anche all’atomo
In Europa, la maggior parte dei partiti Verdi è ancora fortemente contraria all’energia nucleare. In Germania, i Grünen sono stati tra i più convinti sostenitori della chiusura delle centrali e indicavano chiaramente nel loro programma elettorale la necessità di completare rapidamente il phase-out iniziato dall’ex cancelliera Angela Merkel. In Svezia, i Verdi continuano a opporsi al nucleare, preferendo l’eolico offshore, mentre in Belgio la posizione è già più sfumata: Groen non si definisce contrario a reattori di piccola taglia, che però ancora non sono disponibili in Europa su scala industriale. Poi c’è la Finlandia, dove il partito ambientalista ha assunto da tempo una posizione più aperturista sul nucleare rispetto alla tradizione verde europea.
I Verdi italiani restano sul «no» al nucleare
In Italia, i Verdi restano i più strenui oppositori dell’energia nucleare, specialmente ora che il Parlamento ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega voluto dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento delega il governo a costruire il nuovo quadro normativo per la produzione di energia nucleare in Italia, di fatto riaprendo la porta all’energia atomica a quasi quarant’anni dalla chiusura delle ultime centrali. Lo scorso giugno, sulla piattaforma elettorale di Alleanza Verdi-Sinistra sono comparse alcune proposte che invitavano i vertici del partito a rivedere la propria opposizione al nucleare. La dirigenza di Avs, però, ha stroncato la questione sul nascere, sostenendo che a formulare le proposte siano stati i seguaci di pagine pro-nucleare e non giovani militanti del partito.
Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet | La centrale nucleare di Doel, in Belgio

