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Uk, la mozione dei Verdi passata a maggioranza: «Il sionismo è razzismo, cancellare Israele»

05 Ottobre 2026 - 12:25 Simone Disegni
Verdi Uk
La mozione adottata al Congresso del partito: contrari 4 deputati su 5, assente il leader Zack Polanski. E Israele gli vieta l'ingresso
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Nel Regno Unito i Verdi hanno adottato una mozione che condanna senz’appello il sionismo, il movimento di autodeterminazione del popolo ebraico, impegnandosi a combatterlo come «ogni altra forma di razzismo», e che chiede di fatto la cancellazione dello Stato di Israele, da sostituirsi con un unico Stato di Palestina «con uguali diritti per tutti». La svolta è arrivata al congresso annuale del partito svoltosi nel weekend a Brighton. Mai in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale un partito dell’arco costituzionale aveva adottato una posizione ufficiale per chiedere di cancellare Israele dalla cartina geografica. La mozione è passata a maggioranza, con 1.022 voti a favore e 813 contrari, ma ha spaccato il partito: hanno votato contro 4 degli attuali 5 deputati dei Verdi, mentre il leader Zack Polanski non ha partecipato al voto a Brighton, ufficialmente per impegni elettorali. È infatti lui stesso in corsa per entrare in Parlamento nelle elezioni suppletive in programma giovedì a Londra, nel seggio di Holborn e San Pancrazio lasciato vacante dall’ex premier Keir Starmer.

Che cos’è il sionismo

Emerso alla fine dell’800 in Europa orientale, tra antisemitismo, pogrom anti-ebraici e clima di affermazione delle identità nazionali dei popoli, il sionismo è il movimento politico-culturale per la costituzione di uno Stato per gli ebrei, che dalla cacciata dalla Palestina storica per mano dei romani hanno sempre vissuto dispersi nella diaspora. Il suo fondatore è considerato il giornalista austro-ungarico Theodor Herzl, che al Congresso di Basilea nel 1897 indicò l’obiettivo della costituzione di un «focolare» per il popolo ebraico in Palestina e profetizzò che esso si sarebbe avverato «entro 50 anni». Ce ne vollero 51. Dopo diverse ondate di migrazioni ebraiche verso la regione, diventate fughe disperate dall’Europa con l’arrivo al potere dei nazifascismi e poi la Shoah, quel programma si realizzò nel 1948 con la fondazione dello Stato di Israele sancita dall’Onu. Il coronamento di un sogno per i pionieri sionisti, la catastrofe storica della Nakba per i palestinesi, almeno 700mila dei quali furono costretti a lasciare le loro case nella guerra combattuta tra il 1947 e il 1949: l’inizio del conflitto senza fine che tuttora divampa in Medio Oriente, mentre la storica corrente laica-socialista del sionismo che ha governato Israele nei primi decenni ha via via ceduto il passo a quella «revisionista» e di destra laica o religiosa oggi al potere.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu a una cerimonia in memoria del suo predecessore laburista Ytzchak Rabin, ucciso il 4 novembre 1995 da un estremista di destra israeliano per aver concluso gli Accordi di Oslo con l’Anp di Yasser Arafat – Gerusalemme. 10 novembre 2019 (Ansa/Epa – Heide Lecine)

La mozione anti-Israele dei Verdi e il partito spaccato

Nella mozione votata a Brighton, il sionismo viene definito come un «progetto politico etnonazionalista», e dunque una forma di razzismo da combattere come ogni altra. Si specifica anche che l’antisionismo non può e non deve essere equiparato all’antisemitismo, e si chiede la «liberazione della Palestina» (dall’esistenza dello Stato di Israele) e il diritto al ritorno per i profughi palestinesi, obiettivi da raggiungere tramite misure come l’embargo totale delle armi a Israele il sostegno al movimento di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni (BDS) contro lo Stato ebraico. A termine, il traguardo indicato come ideale sarebbe quello della costituzione di uno Stato unico in Palestina con «uguali diritti per tutti». «Questo è stato un dibattito serio e molto sentito tra i nostri iscritti», ha dichiarato in una nota il partito dopo l’adozione della mozione, lasciando trasparire tutto il travaglio dietro la decisione, che di fatto mira a riposizionare i Verdi come partito di riferimento per la galassia pro-Pal in crescita esponenziale in Regno Unito, «attirandola» su una posizione radicalmente anti-israeliana. Polanski ha lavorato a quest’obiettivo sin da quando ha preso la guida del partito nel 2025, anche se domenica non ha partecipato al voto sulla mozione. Secondo il Guardian ci sono fondati timori che la mozione sia stata spinta all’approvazione in gran parte da nuovi iscritti che hanno ben «poco interesse nel resto della piattaforma del partito».

L’ira di Israele e i tormenti degli ebrei Uk (anche Verdi)

Il voto ha spaccato il partito e preoccupa seriamente la comunità ebraica britannica. Il suo Consiglio rappresentativo accusa la mozione di «alimentare l’odio contro gli ebrei dopo un anno in cui sono stati uccisi in sinagoga, accoltellati per le strade, e hanno visto i propri edifici comunitari attaccati con granate». Anche dentro i Verdi gli iscritti ebrei sono tormentati dalla decisione: circola la preoccupazione che potrebbero perfino essere sanzionati in caso di frequenza di istituzioni ebraiche considerate «sioniste», dunque perfino le loro stesse sinagoghe. La loro leader Vivien Lichtenstein ha detto di essere pronta a lasciare il partito in protesta per la scelta. Furibonda anche la reazione di Israele. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha parlato di un testo «chiaramente antisemita» e ha vietato a Zack Polanski l’ingresso nel Paese. Con questa decisione, ha detto Sa’ar, «i Verdi hanno adottato non solo il verde di Hamas, ma pure la sua ideologia: l’eliminazione dello Stato di Israele tramite la lotta armata». Il presidente dello Stato Isaac Herzog ha definito la decisione «una disgrazia», ricordando come «il sionismo è un movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, e costituisce la base del diritto del popolo ebraico a uno Stato e una casa nazionale nella terra di Israele».

In copertina: Il congresso dei Verdi Uk a Brighton – 2 ottobre 2026 (Ansa/Epa – Andy Rain)

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