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Ddl antisemitismo, Schlein verso il No. Quartapelle a Open: «Un errore, giusto votare secondo coscienza» – L’intervista

23 Settembre 2026 - 20:53 Luca Graziani
lia quartapelle
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La deputata riformista: «Alcuni di noi sono oggetto di un’odiosa campagna sui social. Immagino quindi che ci saranno anche affermazioni a sostegno della libertà di coscienza»
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Il ddl contro l’antisemitismo, in arrivo in Aula alla Camera dal 2 ottobre, si prepara a dividere di nuovo il Pd. Il nodo resta la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) richiamata nel testo, che una parte delle opposizioni contesta perché ritenuta troppo ampia e potenzialmente in grado di comprimere la libertà di critica verso Israele. Al Senato il gruppo dem si era astenuto, mentre sei senatori avevano votato a favore. Ora la linea potrebbe cambiare. Dopo oltre quattro ore di riunione del gruppo, ieri Elly Schlein ha spiegato che, se la maggioranza non accetterà di modificare la definizione, il Pd voterà contro. Una scelta che ha sollevato più di qualche sopracciglio tra i deputati riformisti, pronti a seguire i colleghi che a Palazzo Madama hanno scelto la defezione. Tra i critici c’è Lia Quartapelle.

Onorevole Quartapelle, il Pd sul ddl Antisemitismo alla Camera si prepara a passare dall’astensione del Senato al voto contrario. Che giudizio dà di questa scelta?

«In un clima polarizzato, di contrasto e litigio continuo, che il Parlamento non riesca in generale a trovare un accordo su un tema costitutivo per la Repubblica è una cosa drammatica. Mi angoscia che non siamo stati capaci di rispondere all’invito di Liliana Segre. Al Senato si è cercato di fare un lavoro comune per migliorare il testo e il testo è stato sensibilmente migliorato, togliendo la parte più controversa, quella sulla rilevanza penale delle opinioni espresse. È stata tolta grazie al Pd. Su quel testo il Partito democratico ha ritenuto di potersi astenere: c’è stato un grande lavoro che secondo me non va buttato via. 

E ora?

«Ora il Pd farebbe un errore a votare contro perché regala la lotta all’antisemitismo a questa destra. Che proprio non lo merita. Spero che ci possa essere una prosecuzione di quel metodo. Penso che non si debba smentire il lavoro fatto al Senato dal gruppo».

Se però il Pd confermerà la linea del no, lei insieme agli altri parlamentari più scettici cosa farà?

«Si vota secondo coscienza. Ci sono state affermazioni molto chiare di Schlein sul fatto che debbano essere rispettati i convincimenti personali anche quando sono in dissenso. Alcuni di noi sono oggetto di un’odiosa campagna sui social, e non solo, per avere lavorato a questa legge. Immagino quindi che ci saranno anche affermazioni a sostegno della libertà e del convincimento con cui ciascuno di noi interpreta il proprio mandato parlamentare».

C’è chi contesta la definizione IHRA, richiamata nel testo, per il rischio che possa comprimere la libertà di critica verso Israele. Ma viene menzionata espressamente anche la libertà di critica politica e di espressione del pensiero. C’è un problema in questa legge?

«Ci si rifà ai principi costituzionali. Abbiamo una Costituzione molto liberale sul tema della libertà di critica e della libertà di opinione. Dopodiché ogni legge è perfettibile, anche considerando il lavoro di miglioramento già fatto. Ma questo è un voto politico. Un partito come il Pd ha la capacità e la maturità per tenere insieme il contrasto alle politiche violente di Netanyahu e il contrasto all’antisemitismo nel nostro Paese. Il Pd nasce per tenere insieme attraverso la politica questioni difficili».

Il Pd propone di sostituire l’IHRA con la Dichiarazione di Gerusalemme, che sarebbe meno stringente 

«L’IHRA è stata adottata dal governo Conte e dal Parlamento europeo ed è un punto di riferimento in Europa su questa materia. Ogni cosa è migliorabile, ma non è un unicum italiano voluto dalla destra: è il punto di riferimento europeo su questa materia».

Ma le due definizioni sono davvero così diverse?

«Condividono molti elementi. Ma l’elemento giuridico va valutato in parlamento. Come ha fatto il Pd Senato, che astenendosi non ha giudicato pericolosa la definizione dell’IHRA. Quando nella democrazia si insinuano i semi del settarismo e della divisione è la fine. In un momento delicato a livello globale come quello che stiamo vivendo bisogna lavorare sui valori fondanti che ci consentono di stare insieme».

Ci sono ancora margini per una nuova trattativa con la maggioranza?

«La questione di fondo è cercare di trovare un punto comune sulla lotta all’antisemitismo. Credo che non si debba lasciare nessuna strada intentata».

Secondo qualcuno il passaggio dall’astensione del Senato al possibile no della Camera servirebbe anche a ridurre le distanze con M5s e Avs.

«Non voglio neanche pensarci. Prendo quanto ha detto la segretaria: lei non ha paura di assumere una posizione diversa dagli alleati, come è avvenuto sull’Ucraina».

Lei nei mesi scorsi ha criticato le difficoltà, anche nel Pd, nel mantenere aperto un dialogo con Israele. Dopo la discussione di questi giorni pensa che il problema sia ancora più evidente?

«Io ho sempre votato e sottoscritto tutti gli atti del gruppo per isolare il governo estremista e violento di Netanyahu. In questo momento è molto difficile dialogare con la società israeliana. Con il governo è impossibile. Detto questo, per chi crede nelle prospettive di pace è proprio questo il momento di insistere, di cercare le persone che hanno voglia di scommettere su un’idea diversa del proprio Paese, sulla convivenza, sia in Israele sia in Palestina. Noi non siamo né israeliani né palestinesi e quindi abbiamo un compito in più: avvicinare le parti».

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