Ultime notizie Festival di OpenGoverno MeloniMedio OrienteScuolaUcraina
SOSTENIBILITÀCgilConfindustriaEnergie rinnovabiliGoverno MeloniPolitiche energetichePugliaSindacatiTaranto

Il governo dimezza i fondi per l’eolico offshore: a rischio la riconversione del porto di Taranto. Confindustria e Cgil: «Scelta incomprensibile»

23 Settembre 2026 - 19:03 Gianluca Brambilla
governo-meloni-tagilo-fondi-eolico-offshore-taranto
governo-meloni-tagilo-fondi-eolico-offshore-taranto
Per finanziare gli sconti sulle accise sui carburanti, l'esecutivo ha tagliato i finanziamenti destinati ai porti di Augusta e Taranto. Il ministro Pichetto: «Erano soldi non spesi, li rimetteremo»
Google Preferred Site

Per finanziare i tagli delle accise sui carburanti, il governo ha dimezzato i fondi destinati all’eolico offshore. Il primo ad accorgersene è il sito di energia Staffetta Quotidiana, secondo cui il ministero dell’Ambiente ha tagliato i finanziamenti destinati ai porti di Taranto e Augusta, portandoli da oltre 78 milioni di euro complessivi a 38,3 milioni, poco meno della metà. I fondi per il porto di Taranto, in particolare, sono passati da 28,5 milioni a 13,9. Il porto di Augusta, invece, si dovrà accontentare di 24,3 milioni, anziché dei 49,8 che erano stati promessi. Nei piani del governo, le due città dovrebbero diventare i poli italiani per la costruzione delle piattaforme galleggianti per le pale eoliche in mare, un settore praticamente inesplorato in Italia ma con grosse prospettive di crescita.

Confindustria e Cgil all’attacco del governo: «Decisione incomprensibile»

La scelta del governo di spostare i soldi destinati all’eolico offshore per finanziare il taglio delle accise sui carburanti è stata accolta con un mix di rabbia e sorpresa sia da parte delle imprese che dei sindacati. «È una decisione che ci lascia a dir poco perplessi, perché arriva in un momento particolarmente delicato per Taranto e appare difficilmente comprensibile», spiega il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma. Per le imprese della zona, l’eolico offshore può rappresentare un volano importante per l’economia locale, specialmente per riassorbire i lavoratori dell’ex Ilva in cassa integrazione o a rischio licenziamento. «Ci auguriamo – aggiunge Toma – che si tratti di una rimodulazione temporanea e che le risorse possano essere integralmente reintegrate, prevedendo anche un ulteriore potenziamento, con la prossima legge di bilancio».

Decisamente più netta la critica della Cgil Taranto, con il segretario generale Giovanni D’Arcangelo che in una nota se la prende direttamente con il governo: «Hanno deciso di spezzare il fiato dei tarantini. Oggi Taranto si sveglia con l’ennesimo definanziamento. Poi qualcuno si affannerà a raccontare che a Taranto ci saranno altri progetti e tanti convegni da organizzare per raccontare qualcosa che non si concretizza mai. Non capiamo il perché di tutto questo. Sappiamo solo di essere ancora una volta sconcertati».

Pichetto: «Tolta una parte dei soldi non spesi, ma li rimetteremo»

A intervenire sulla questione è anche l’esponente del governo più direttamente interessato dal taglio dei fondi, ossia il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin: «Vorrei sgonfiare quella che ho visto che nasce un po’ come polemica», ha detto il titolare del Mase a margine di una conferenza stampa. «La norma è del 2023. Il decreto del 2025. Giorgetti ha tolto una parte di ciò che non si era speso a tutt’oggi. Sono trentotto milioni, non parliamo di miliardi». In ogni caso, il titolare del Mase si dice pronto a battersi affinché i fondi tagliati rientrino presto con un nuovo stanziamento del governo: «C’è l’impegno mio sul bilancio 2027 di inserire i trentotto milioni, perché non dobbiamo fermarci».

I piani di Taranto e Augusta per diventare gli hub italiani dell’eolico offshore

Insomma, il taglio dei fondi potrebbe essere solo temporaneo. Ma se così non fosse, si tratterebbe di una brutta notizia per Taranto e Augusta, che puntano a diventare i due principali poli italiani della filiera dell’eolico offshore. Nei rispettivi porti dovrebbero nascere le infrastrutture necessarie per produrre, assemblare e varare le grandi piattaforme galleggianti sulle quali vengono montate le pale eoliche, oltre alle strutture elettriche e alle attività logistiche collegate. Nel caso di Taranto, il progetto assume un significato ancora più particolare, perché si inserisce nella difficile riconversione industriale della città dopo la crisi dell’ex Ilva. Secondo le stime di Aero, l’associazione di categoria dell’eolico offshore, la produzione delle piattaforme potrebbe partire nel 2028, con le prime unità completate intorno al 2030. Un settore che potrebbe creare tra 1.000 e 1.300 nuovi posti di lavoro, una parte dei quali potrebbe essere destinata proprio a chi oggi è impiegato nell’ex Ilva e nelle aziende del suo indotto.

Foto copertina: EPA/Neil Hall | Un impianto eolico offshore al largo di Clacton, in Inghilterra

leggi anche