Le città italiane sono pronte al cambiamento climatico? Al Festival di Open l’esempio virtuoso di Parma – Il video
Ondate di calore, produzione di energia, consumo di suolo, mobilità, gestione dei rifiuti. Ogni piccola sfida che compone la transizione ecologica passa inevitabilmente dalle città, dove già oggi – secondo le stime delle Nazioni Unite – vivono circa tre italiani su quattro e oltre la metà della popolazione mondiale. Ma ad oggi le città italiane sono attrezzate per affrontare questo passaggio epocale? È da questa domanda che ha preso il via il panel “Le città alla prova del cambiamento climatico” del Festival di Open. A confrontarsi sul palco di piazza Garibaldi, a Parma, c’erano Gianluca Borghi, assessore alla Sostenibilità ambientale ed energetica del Comune di Parma, Elisa Nicoli, divulgatrice ambientale nota sui social come «econarratrice», e Massimo Ferrari, direttore Operations di Iren Ambiente.
La strada scelta da Parma per raggiungere le emissioni zero
Il primo a prendere la parola sul palco è stato l’assessore Borghi, che ha rivendicato l’impegno dell’amministrazione comunale per inserire Parma tra le 110 città europee (di cui 9 italiane) che hanno accettato di firmare un «contratto climatico» e avviare le politiche di transizione ecologica con molto anticipo rispetto al Green Deal europeo. «Abbiamo già cinque comunità energetiche e altre ancora ne nasceranno. In più, abbiamo definito il nostro potenziale per le rinnovabili, non solo il fotovoltaico ma anche i giacimenti geotermici del nostro territorio», ha spiegato Borghi dal palco di piazza Garibaldi.
Per sfruttare appieno il potenziale della transizione energetica, il Comune di Parma ha realizzato un «partenariato pubblico-privato per la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’efficientamento energetico di tutti gli immobili di proprietà comunale». Per far fronte alle ondate di calore, sono stati individuati una serie di rifugi climatici, a disposizione di quei cittadini che non hanno l’aria condizionata a casa. Infine, le politiche di economia circolare, che hanno portato Parma a diventare una delle città più virtuose in materia di rifiuti, con l’82% di tasso di raccolta differenziata.
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La raccolta differenziata e il polo di Iren
A raggiungere questi obiettivi contribuiscono anche le aziende che si occupano in prima persona di erogare i servizi, a partire da Iren, che a Parma gestisce la raccolta e il trattamento dei rifiuti. Per la precisione: 4 milioni di tonnellate ogni anno. «Attraverso questi impianti siamo in grado di trasformare un potenziale problema in materie prime seconde, in materiali riciclabili, in energia elettrica e in energia termica, in biogas o in compost utilizzabile come ammendante in agricoltura», ha spiegato Massimo Ferrari, direttore Operations di Iren Ambiente.
Grazie all’alto tasso di raccolta differenziata, Parma ha potuto dotarsi del PAI, il Polo Ambientale Integrato, che comprende un termovalorizzatore e un impianto per la selezione e il recupero di carta, cartone, plastica e metalli provenienti dalla raccolta differenziata. «Io credo che Parma abbia potuto dimostrare che, quando le imprese del territorio come il gruppo Iren, l’amministrazione pubblica e soprattutto i cittadini lavorano nella stessa direzione, lo slogan della sostenibilità non è più solo uno slogan, ma diventa un risultato concreto, tangibile e misurabile, a beneficio di tutti», ha aggiunto ancora Ferrari.
L’importanza delle azioni individuali (a partire dalla dieta)
Ma lo sforzo di istituzioni e aziende non basta. Per vincere la sfida dei cambiamenti climatici, anche i cittadini sono chiamati a fare la propria parte. Secondo l’Ipcc, il principale organismo internazionale delle Nazioni Unite che si occupa di clima, tra il 40 e il 70% della riduzione delle emissioni di gas serra è nelle mani dei cittadini. «In particolare, con tre azioni: riduzione del consumo di carne, mobilità sostenibile ed efficientamento energetico degli edifici», ha ricordato dal palco Elisa Nicoli, divulgatrice ambientale nota sui social con il nome di «econarratrice».
L’approccio scelto da Nicoli è chiaro: dare consigli concreti su come adottare uno stile di vita più consapevole e sostenibile, così da non lasciarsi sopraffare dal catastrofismo o il senso di impotenza: «Tutto quello che ho sempre fatto ha l’obiettivo di evitare l’ecoansia. Un antidoto è agire: ci aiuta a non sentire la fine e la catastrofe così vicine. E anche raccontare quello che ci dicono i dati e le ricerche scientifiche contribuisce a non precipitare tutti insieme nel baratro, in un’altra estinzione di massa».

