La transizione verde è a corto di lavoratori: dagli idraulici agli elettricisti, le 11 posizioni introvabili in Italia

Le leggi ci sono, i fondi anche, ma c’è un ostacolo che più di ogni altro frena la transizione energetica avviata dall’Unione europea: la mancanza di lavoratori. L’ambizione del Green Deal di azzerare la dipendenza dai combustibili fossili sta muovendo montagne di capitale e ridisegnando l’intera strategia industriale del Vecchio Continente. Una trasformazione profonda, che sta cambiando anche il mercato del lavoro. A scattare l’istantanea più nitida è un dettagliato report dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), intitolato «Clean energy technologies in the Europea Union». Il documento prende in analisi i quattro settori chiave della transizione verde: energia eolica, fotovoltaico, batterie e pompe di calore. Un mercato che nel 2023 ha sfiorato il milione di occupati diretti e generato 138 miliardi di euro di valore aggiunto.
Eolico al primo posto per numero di occupati, ma il settore delle batterie cresce
Mentre l’industria europea è in affanno, come dimostra anche la crisi dell’automotive, il settore delle clean tech – ossia le «tecnologie pulite» – viaggia a ritmi di crescita del 5,3% annuo e impiega sempre più lavoratori. Nel 2023, l’eolico si è confermato il re indiscusso del comparto, con circa 273mila occupati diretti all’interno dell’Unione europea. La stragrande maggioranza di questi posti (il 77% del totale) non si trova nelle fabbriche di pale e turbine, bensì a valle della filiera, ossia nella gestione operativa, nel monitoraggio e nella manutenzione degli impianti già installati.
Subito dietro c’è il solare fotovoltaico, con circa 227mila lavoratori. Poi ci sono le pompe di calore, con circa 80mila addetti, e il settore delle batterie, che impiega circa 33mila persone, ma viene segnalato dall’Agenzia europea dell’ambiente come il più dinamico dell’intera industria net-zero. Tra il 2010 e il 2023, si legge nel report, gli impieghi in questo campo sono cresciuti a un ritmo del 34,5% all’anno.
Ti potrebbe interessare
- Pannelli solari, pompe di calore, trasporti e nucleare: il governo studia nuovi incentivi green grazie alla clausola Ue sull’energia
- Cina, storico sorpasso del fotovoltaico sul carbone: così Pechino è diventata leader nelle rinnovabili
- Un’auto su cinque venduta in Europa è elettrica. E da gennaio 2027 cambiano le regole sulle colonnine di ricarica

Italia sul podio europeo per fotovoltaico e pompe di calore
In questo panorama, l’Italia occupa una posizione di primissimo piano. Insieme a Portogallo e Spagna, il nostro Paese è leader in Europa per numero assoluto di occupati diretti nel settore delle pompe di calore. L’Italia, inoltre, figura al terzo posto (dopo Germania e Spagna) per numero di lavoratori nel fotovoltaico. Eppure, non mancano i problemi. L’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente punta il dito soprattutto contro le montagne russe legislative del mercato italiano, con fasi di crescita che si alternano a forti rallentamenti.
Un esempio? Le installazioni di fotovoltaico e pompe di calore salite a ritmi vertiginosi negli anni del Superbonus, salvo poi crollare. Sebbene l’Italia rimanga ai vertici per lavoratori impiegati nel settore delle pompe di calore, tra il 2017 e il 2022 ha visto svanire circa 6mila posti di lavoro. Un processo che ora si sta cercando di arrestare attraverso i fondi europei. L’Italia, infatti, è la principale beneficiaria dei finanziamenti della piattaforma Step e ha incassato oltre 500 milioni di euro per finanziare programmi di formazione e riqualificazione della forza lavoro.
In Italia introvabili 11 figure chiave su 15
C’è un elemento, infatti, che contribuisce a frenare la transizione ecologica: la carenza strutturale di manodopera qualificata. Un problema che colpisce l’intera Unione europea, ma che vede l’Italia finire dritta nella lista nera dei Paesi più in sofferenza. Il report dell’Agenzia europea dell’ambiente mappa le quindici professioni chiave necessarie a far funzionare l’intera filiera delle tecnologie pulite. Ebbene, l’Italia segnala criticità o mancanza di personale per undici di queste figure professionali: elettricisti per l’edilizia, idraulici, posatori di tubazioni, meccanici ed installatori elettrici, tecnici dell’ingegneria elettrica, riparatori di macchinari, manovali edili, ingegneri elettrici, tecnici delle scienze fisiche, assemblatori di apparati elettronici, supervisori della produzione e meccanici riparatori di sistemi elettronici. Al contrario, le quattro professioni per cui l’Italia è messa tutto sommato bene sono gli impiegati di gestione della produzione, la segreteria, i capi ufficio e i muratori tradizionali.

Nei settori della transizione verde mancano donne e giovani
A guardare bene, la scarsità di manodopera non è l’unico problema del mercato del lavoro nei settori delle tecnologie pulite. Il report dell’Agenzia europea dell’ambiente evidenzia altre due storture: una di genere e una generazionale. La prima è che la transizione impiega innanzitutto uomini: le donne rappresentano appena il 14% della forza lavoro nelle pompe di calore, il 22% nel solare e il 26% nell’eolico e nelle batterie. La seconda stortura è che i lavoratori tra 15 e 24 anni sono appena il 6-7% del totale, mentre un quinto della forza lavoro ha già superato i 55 anni d’età. Un dato che rischia di trasformarsi in emergenza nei prossimi anni, quando migliaia di tecnici esperti andranno in pensione senza che vi sia un ricambio generazionale.

