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Monte Everest, l’urina dei turisti ha fatto fondere 154 tonnellate di ghiaccio

01 Settembre 2026 - 19:26 Olga Colombano
Monte Everest
Monte Everest
Uno nuovo studio rivela l'impatto del turismo sul ghiacciaio Khumbu, dove l'attività dei visitatori contribuisce allo scioglimento del ghiaccio insieme agli effetti del cambiamento climatico
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Che il monte Everest stia perdendo ghiaccio non è una novità e la causa principale resta il cambiamento climatico. Negli ultimi anni, però, anche l’enorme afflusso di turisti ha iniziato ad avere un impatto sempre più evidente sulla montagna. I video girati al campo base mostrano spesso montagne di rifiuti lasciati dai visitatori, tra bombole, tende, plastica e rifiuti organici. Si stima che solo nel 2023, per riscaldare, cucinare e alimentare circa 2000 tende presenti a uno dei due campi base sono state utilizzate 824 bombole di gas di petrolio liquefatto, 18.935 litri di cherosene e 5.130 litri di benzina. Ora un nuovo studio, citato anche dal New York Times, ha evidenziato in particolare sul ghiacciaio Khumbu, come questo calore prodotto dai visitatori contribuisce allo scioglimento del ghiaccio. E tra i dati più sorprendenti c’è quello sull’urina umana, che avrebbe contribuito alla perdita di circa 154 tonnellate di ghiaccio.

@10newsau Shocking footage has revealed an "accumulation of garbage" at one of the basecamps of #MountEverest. Mount Everest has been referred to as the "world's highest garbage dump" with tonnes of #waste estimated to be left behind on the mountain, including piles of empty oxygen bottles, food waste, sanitation pads, empty tents, and human faeces. Around 600 people aim to summit Mount Everest every year, with the mountain reportedly becoming overcrowded and polluted. #mountainclimbing #mteverest #hiking #climbing #climbingtiktok #basecamp ♬ original sound – 10 News

La regione del Khumbu sempre più turistica

Il monte Everest è la montagna più alta del mondo e negli ultimi decenni è diventato anche una delle destinazioni più ambite dagli alpinisti. L’Everest ha due campi base, uno sul versante nepalese, a 5.364 metri, ai piedi del ghiacciaio Khumbu, e uno sul versante tibetano, a 5.154 metri, ai piedi del ghiacciaio Rongbuk. Il cambiamento è particolarmente evidente proprio nella regione del Khumbu, dove l’aumento dei visitatori ha trasformato anche le strutture destinate ad accoglierli. Un tempo le case offrivano camere essenziali, bagni in comune e poche possibilità di scelta per i pasti. Oggi molte dispongono invece di bagni privati, docce calde, Wi-Fi, panetterie e persino camere riscaldate. Tutti questi servizi richiedono però energia. Secondo i ricercatori, ogni primavera vengono persi circa tre milioni di chilogrammi di ghiaccio e neve glaciale anche a causa dell’energia utilizzata per garantire queste comodità.

@wildatearth Cose da sapere prima di affrontare il trekking per l’ EVEREST BASE CAMP #ebc #everest #trekking ♬ suono originale – Mery Sinatra

L’Everest è diventato una meta di lusso

Raggiungere la vetta dell’Everest non è più soltanto un’impresa riservata a pochi alpinisti estremi. Esiste ormai un vero e proprio mercato del turismo d’alta quota, con spedizioni che possono costare cifre molto elevate. Il prezzo medio di una spedizione si aggira intorno ai 61.267 dollari, mentre i pacchetti più esclusivi possono superare i 300mila dollari. A determinare il costo contribuiscono soprattutto il tipo di guida scelta, il viaggio, i permessi, l’assicurazione e tutta l’attrezzatura necessaria. Una spedizione dura generalmente dalle sei alle otto settimane. Dopo l’arrivo in Nepal, gli alpinisti raggiungono il campo base partendo da Lukla, la principale porta d’accesso alla regione dell’Everest. Il trekking richiede circa una settimana, ma una volta arrivati bisogna fermarsi per permettere al corpo di adattarsi alla scarsità di ossigeno. Gli alpinisti affrontano quindi diverse rotazioni di acclimatamento, salendo progressivamente verso i campi più alti e tornando al campo base per recuperare. Solo dopo questo processo aspettano una finestra meteorologica favorevole per tentare la salita verso gli 8.848 metri della vetta.

Il calore prodotto al campo base

È proprio il campo base nepalese a essere al centro del nuovo studio. La struttura può ospitare contemporaneamente circa 2mila persone e si trova direttamente accanto al ghiacciaio Khumbu. Per capire quanto l’attività umana stia influenzando l’area, i ricercatori hanno analizzato le immagini termiche disponibili dal 1991 al 2023. Hanno confrontato le temperature superficiali registrate al campo base con quelle delle zone innevate del ghiacciaio e di un’area vicina non coperta dal ghiaccio. Il risultato è che la temperatura della superficie innevata è aumentata, ma nella zona del campo base è cresciuta circa il doppio rispetto alle altre aree del ghiacciaio. Il motivo è legato anche al calore prodotto dalle attività umane, dal riscaldamento all’illuminazione fino alla cucina. E c’è poi un elemento apparentemente insolito ma tutt’altro che irrilevante, l’urina.

@nepalmountainguides 🏔️ Everest is not just a destination… it’s becoming a traffic jam. The world’s highest mountain is now facing a serious problem—crowds, delays, and growing safety risks on the trail and near the summit. This is no longer just adventure… it’s becoming dangerous. ⚠️ Nepal needs urgent action to manage Everest traffic before it turns into a bigger tragedy. 🎥 @xavier.ladouceur What do you think—limit permits or keep it open for all? #Everest #MountEverest #EverestBaseCamp #NepalTrekking #Himalayas ♬ original sound – Nepal Mountain Guides 🇳🇵

Il rischio per il ghiacciaio e per gli alpinisti

Il problema non riguarda soltanto l’aspetto della montagna. I tassi di perdita di ghiaccio sui ghiacciai dell’Everest sono quasi raddoppiati dal 2009 e lo scioglimento potrebbe avere conseguenze anche sulla sicurezza. Secondo i ricercatori, l’aumento delle temperature può favorire valanghe e instabilità del ghiaccio, rendendo ancora più rischiose le spedizioni. Esiste inoltre il pericolo di improvvise inondazioni legate allo scioglimento dei ghiacciai, fenomeni che possono interessare le comunità che vivono a valle. Per questo tra le possibili soluzioni c’è anche quella di spostare il campo base su un terreno più stabile e lontano dal ghiacciaio. Una scelta che potrebbe rendere più semplice la logistica e, allo stesso tempo, ridurre almeno in parte lo scioglimento localizzato provocato dalla presenza di migliaia di persone.

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