Il Monte Bianco è meno bianco: i ghiacciai scompaiono a una velocità mai vista prima. Persi 15 metri di spessore in sei anni

Il ghiacciaio del Miage, in Val Vény, ai piedi del Monte Bianco, si sta assottigliando a un ritmo sempre più rapido. Tra gli anni Ottanta e il 2020 aveva perso circa 15 metri di spessore. Nei sei anni successivi ne ha persi altri 15, secondo i dati presentati da Legambiente durante la settima edizione della Carovana dei ghiacciai.
«Da soli non possiamo fare niente»
Il Miage è un ghiacciaio particolare: gran parte della sua superficie è ricoperta da rocce e detriti, che lo rendono molto diverso – alla vista – delle masse glaciali completamente bianche a cui la nostra mente è abituata. Ma anche sotto quella copertura, la massa glaciale continua a ridursi. Per Alessandra Piccioni, del direttivo di Legambiente, basta osservare le montagne per rendersi conto dei cambiamenti provocati dal clima. Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, sottolinea a La Stampa invece la necessità di intervenire con politiche di mitigazione e adattamento: «Da soli non possiamo fare niente. Serve una struttura di alleanze».
Il rischio per la montagna e per chi ci vive
La riduzione dei ghiacciai non mette in pericolo soltanto gli ecosistemi d’alta quota: il vicino Planpincieux, nella Val Ferret, è da anni sottoposto a monitoraggio perché un eventuale collasso della sua fronte potrebbe coinvolgere la strada comunale e l’abitato di Montitaz-Damon. Secondo Valter Maggi, professore di Geografia fisica all’Università di Milano-Bicocca e presidente della Fondazione glaciologica italiana, sono «centinaia se non migliaia» i sentieri che potrebbero essere esposti a rischi legati alla presenza delle lingue glaciali. Il sistema di monitoraggio del Planpincieux è considerato un modello anche a livello internazionale. Un sistema simile, sottolinea il quotidiano torinese, che seppure con tecniche differenti era attivo anche sul ghiacciaio del Birch, crollato nel maggio 2025 sul villaggio svizzero di Blatten. Secondo Maggi, il monitoraggio ha permesso di mettere in salvo circa 300 persone.
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Per Legambiente, questi fenomeni mostrano la necessità di intervenire anche sulle cause del riscaldamento globale. Bonardo chiede misure urgenti di mitigazione, con una riduzione dell’uso delle fonti fossili e un’accelerazione sulle rinnovabili. «Stanno aumentando i rischi e anche le conseguenze sull’economia», avverte.

