Mauro Ceruti: «Le conseguenze del riscaldamento globale di quest’estate sono paragonabili a quelle di una pandemia»

«Siamo sull’orlo dell’abisso. L’umanità è diventata una specie potenzialmente suicida». A dirlo è Mauro Ceruti, filosofo e direttore del Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi alla Iulm, in un’intervista a Repubblica. Di fronte noi, secondo Ceruti, ci sono oggi «due pericoli esistenziali, l‘atomica e il clima». Due minacce diverse, ma accomunate dal fatto di non avere confini e di mettere in discussione la sopravvivenza della specie.
La crisi che comprende tutte le altre
Tra le due, è soprattutto la crisi climatica a rappresentare, secondo Ceruti, il nodo centrale del nostro tempo. È «il solo grande problema, perché al suo interno racchiude tutte le altre questioni globali, dalle migrazioni ai conflitti». Il punto, secondo il filosofo, è che non si può più affrontare una crisi isolandola dalle altre. Il mondo contemporaneo è diventato un sistema nel quale guerre, migrazioni, energia, ambiente e sicurezza sono continuamente legati tra loro. «Viviamo una condizione inedita e complessa, ma rischiamo di leggerla con occhiali obsoleti», sostiene il filosofo. Anche le conseguenze sono ormai concrete: durante l’ondata di calore di giugno, afferma Ceruti, «in Europa sono morte 10mila persone in più».
Dalla paura alla rassegnazione
Se la crisi è sempre più evidente, perché le persone non se ne preoccupano? Per Ceruti una delle risposte è la rassegnazione. Non si tratta più soltanto di negare il cambiamento climatico, ma di riconoscerne l’esistenza e, allo stesso tempo, sentirsi incapaci di fare qualcosa. «La distanza fra ciò che io come individuo posso fare e l’enormità del problema provoca rassegnazione fino all’estremo, oggi è più diffusa perfino della negazione climatica». A rafforzare questa sensazione contribuiscono anche i social, dove, secondo il filosofo, prevalgono «violenza, negazionismo, mancanza di conoscenza e di coscienza del rischio che l’umanità sta correndo». Un paradosso, perché proprio oggi, sottolinea Ceruti, «mai come oggi la scienza è in grado di dircelo».
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Le destre globali e il negazionismo
Se nella società prevale la rassegnazione, nella politica Ceruti vede invece ancora una forte presenza del negazionismo climatico, «estremamente diffuso, soprattutto tra le destre radicali». La strategia consiste, secondo il filosofo, nel ridurre una crisi complessa a una spiegazione semplice e nell’individuare un responsabile, «ultimamente soprattutto gli immigrati». A questo si aggiunge, sostiene Ceruti, il sostegno di una parte della classe politica «agli interessi delle lobby dei combustibili fossili». Il problema è che queste crisi non hanno confini o frontiere e servirebbero, quindi, politiche multilaterali mentre, come osserva Ceruti, proprio in questo periodo tornano a prevalere «sovranismi, identitarismi, nazionalismi: padroni a casa nostra».
Non solo le destre, anche le sinistre
La critica di Ceruti non risparmia però le opposizioni. «Se le destre negano, le sinistre globali senz’altro non brillano». Secondo il filosofo, sono «silenti», prive di una strategia di lungo periodo e troppo concentrate sulla ricerca del consenso elettorale. Il timore è che parlare con decisione di clima possa essere impopolare e che gli argomenti negazionisti riescano più facilmente a «parlare alla pancia degli elettori».

