Case Green, l’Ue porta avanti la procedura d’infrazione contro l’Italia: «Manca il piano di ristrutturazione degli edifici»
La Commissione europea porterà avanti l’iter di infrazione contro l’Italia sulla cosiddetta «direttiva case green». In una nota pubblicata in giornata, l’esecutivo comunitario ha contestato a Roma e ad altre 8 capitali europee di non aver ancora presentato il proprio piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, la cui scadenza risale al 31 dicembre dello scorso anno. A questo punto, il governo italiano avrà altri due mesi di tempo per presentare il documento e sottoporlo a Bruxelles. Se non lo farà, il caso potrebbe approdare di fronte alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con il rischio di sanzioni finanziarie. Oltre a non aver messo a punto un piano di ristrutturazione, l’Italia è uno dei quattro Paesi europei (insieme a Spagna, Grecia e Malta) che non hanno recepito la direttiva nel proprio ordinamento.
Cos’è la direttiva «case green»
La direttiva europea sull’efficientamento energetico degli edifici (Epbd), ribattezzata in Italia «direttiva case green», è stata approvata nel 2024 con un obiettivo ben preciso: abbattere le emissioni del comparto edilizio fino ad azzerarle entro il 2050. Per centrare questo traguardo, Bruxelles punta innanzitutto sulla riqualificazione energetica degli edifici, tramite cappotti termici, sostituzione di infissi e sostituzione delle vecchie caldaie a gas con pompe di calore. La direttiva prevede una serie di obiettivi intermedi, come la riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
La stima del PoliMi sui costi: 180 miliardi
Per l’Italia, che deve fare i conti con uno dei parchi immobiliari più vecchi e inquinanti di tutta l’Unione europea, la strada è tutta in salita. Secondo una stima del Politecnico di Milano, il nostro Paese dovrebbe spendere circa 180 miliardi di euro per rispettare gli obiettivi della direttiva, che infatti fu approvata dal Consiglio Ue con due soli voti contrari: l’Ungheria di Viktor Orbán e, appunto, l’Italia. Dal 2024, anno dell’approvazione dell’approvazione della direttiva, il governo Meloni non ha annunciato alcuna nuova iniziativa sul fronte dell’efficientamento energetico degli edifici. In più, per non creare nuovi buchi di bilancio dopo la brutta esperienza del Superbonus, si è deciso di puntare sulla ristrutturazione di scuole ed edifici pubblici approfittando dei fondi del Pnrr.
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Cos’è il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici
L’iter di infrazione nei confronti dell’Italia era stato aperto all’inizio di marzo. Entro fine 2025, i Ventisette avrebbero dovuto inviare a Bruxelles la prima bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, che indica una sorta di tabella di marcia con obiettivi stabiliti per il 2030, 2040 e 2050. I piani devono includere una panoramica del patrimonio edilizio nazionale per i diversi tipi di edifici e un’indicazione di come il governo intende agire per rispettare gli obiettivi della direttiva.
Foto copertina: EPA/Luong Thai Linh

