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Scattano le multe per i finti prodotti “eco” e gli smartphone che non si aggiornano più: cosa cambia con le nuove regole Ue sul greenwashing

30 Settembre 2026 - 17:29 Cecilia Dardana
greenwashing direttiva ue
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Il 27 settembre è scattata la stretta europea a tutela dei consumatori. Stop alle pubblicità ingannevoli, alle diciture ambientali non dimostrate e alle pratiche commerciali che riducono la vita dei dispositivi. L'Italia recepisce la direttiva e scattano multe salatissime per i trasgressori
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Da venerdì 27 settembre le aziende devono fare molta più attenzione a come promuovono i propri prodotti in termini di impatto ambientale. Entrano infatti ufficialmente in vigore le nuove regole dell’Unione Europea per responsabilizzare i consumatori nella transizione verde, recepite dall’Italia attraverso modifiche al Codice del consumo. Con il nuovo quadro normativo, le affermazioni vaghe e non dimostrabili sulle qualità ecologiche di un bene saranno vietate, e la pubblicità ingannevole diventerà perseguibile con multe fino al 4% del fatturato. L’obiettivo è fornire ai cittadini gli strumenti per compiere scelte informate, sradicando dal mercato unico pratiche come il greenwashing e l’obsolescenza precoce.

La guerra alle etichette fuorvianti

L’obiettivo centrale della direttiva è contrastare il fenomeno del greenwashing, particolarmente frequente in settori come quello tessile o alimentare. Da oggi, formulare un’asserzione ambientale generica, usando termini come «rispettoso dell’ambiente», «verde», «ecologico» o «biodegradabile», sarà vietato se l’azienda non è in grado di dimostrare un’eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali. Vengono inoltre messi al bando tutti quei marchi di sostenibilità volontari non affidabili, che non si basano su un sistema di certificazione terzo e indipendente, o che non sono stabiliti da autorità pubbliche.

I crediti di carbonio

La scure europea si abbatte anche sui cosiddetti «crediti di carbonio»: sarà vietato affermare che un prodotto ha un impatto neutro, ridotto o positivo sull’ambiente basandosi esclusivamente sulla compensazione delle emissioni di gas a effetto serra, poiché questo rischia di dare ai consumatori la falsa impressione che il consumo di tale bene non abbia alcun impatto sul pianeta. Infine, non si potrà pubblicizzare un prodotto come realizzato interamente in materiale riciclato se, nella realtà, solo il suo imballaggio lo è.

Obsolescenza programmata e aggiornamenti software

Oltre all’ambiente, la direttiva difende il portafoglio dei consumatori contrastando l‘obsolescenza precoce programmata, definita come la progettazione deliberata di un prodotto affinché smetta di funzionare dopo un certo periodo di tempo o un’intensità d’uso predeterminata. Le nuove regole vietano qualsiasi comunicazione commerciale relativa a un bene se l’azienda sa che quest’ultimo contiene una caratteristica introdotta appositamente per limitarne la durabilità. Diventa una pratica sleale, e quindi vietata, omettere di comunicare al consumatore che un aggiornamento del software inciderà negativamente sul funzionamento del dispositivo (come il rallentamento dello smartphone o il peggioramento della batteria). Le imprese non potranno nemmeno più presentare come “necessario” per mantenere la conformità del prodotto un aggiornamento che, nei fatti, si limita a migliorarne solo alcune caratteristiche di funzionalità.

Riparazioni e materiali di consumo

Acquistare prodotti che durano meno del previsto comporta non solo spese aggiuntive per i cittadini, ma anche un enorme spreco di risorse ed energia. Per limitare i rifiuti tecnologici, la direttiva vieta esplicitamente di indurre il consumatore a sostituire o reintegrare i materiali di consumo di un prodotto prima di quanto sia effettivamente necessario per motivi tecnici. Un caso classico è quello delle stampanti: non si potrà più sollecitare l’utente a cambiare la cartuccia d’inchiostro se questa non è ancora realmente esaurita. In aggiunta, i consumatori riceveranno informazioni migliori e più armonizzate sulla riparabilità dei beni prima dell’acquisto, e le aziende non potranno più nascondere il fatto che la funzionalità di un bene risulta compromessa qualora si utilizzino pezzi di ricambio, accessori o materiali di consumo non originali, né potranno affermare falsamente che un dispositivo è riparabile quando non lo è.

Più chiarezza sulle garanzie con un’etichetta armonizzata

L’ultimo pilastro della rivoluzione verde europea riguarda le garanzie, spesso fonte di grande confusione per gli acquirenti. Per aiutare i consumatori a individuare immediatamente i prodotti più longevi, verrà introdotta un’etichetta armonizzata a livello europeo: servirà a informare in modo visibile della presenza di una garanzia commerciale di durabilità superiore a due anni offerta gratuitamente dal produttore. Accanto a questa etichetta, i negozianti (sia fisici che online) dovranno esporre un avviso armonizzato per ricordare in maniera chiara ed evidente l’esistenza e la durata minima di due anni della garanzia legale di conformità. I cittadini, in questo modo, saranno anche meglio informati riguardo ai loro diritti sulle garanzie legali.

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