Le scie chimiche? Non sono quelle dei complottisti: ecco l’impatto «nascosto» degli aerei sul clima

Per anni c’è chi ha guardato a quelle strisce bianche nel cielo lasciate dagli aerei vedendoci un complotto planetario. Ora quelle stesse “scie chimiche” sono tornate al centro dell’attenzione per una ragione decisamente più seria: il cambiamento climatico. Il nome corretto, in realtà, è scie di condensazione, in inglese contrails. Si tratta di quelle strisce bianche che gli aerei lasciano dietro di sé quando volano ad alta quota e che possono contribuire al riscaldamento globale. Non perché ci sia qualcuno che sta cercando di modificare il clima spruzzando misteriosi gas nei nostri cieli, ma per un meccanismo atmosferico perfettamente noto alla scienza.
L’impatto delle contrails sul clima
Ad approfondire questa prospettiva è un rapporto di Klima Consulting, commissionato da Transport & Environment e realizzato dall’ex scienziato dell’Ipcc Olivier Boucher. Nel 2019, secondo l’analisi, appena il 3% dei voli ha prodotto circa l’80% del riscaldamento associato alle scie di condensazione, con gran parte dei voli più impattanti che si sono verificati di notte e durante l’inverno (quando le condizioni meteorologiche favoriscono la formazione). Secondo l’autore dello studio, questi dati restituiscono una lezione molto semplice, ossia che modificando le rotte o riprogrammando i voli si può ridurre sensibilmente l’impatto climatico del settore aeronautico senza grossi costi.
«Ridurre la formazione delle scie di condensazione è l’obiettivo più facile da raggiungere nella decarbonizzazione del settore aereo», conferma Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia. «Modificare le rotte o gli orari di pochi voli avrebbe come effetto quello di ritardare di dieci anni gli impatti del settore aereo sul riscaldamento globale. Ridurre le scie di condensazione – aggiunge – potrebbe essere l’unica possibilità per l’aviazione di rimanere in linea con i nostri obiettivi climatici».
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Il problema è che, nonostante il loro notevole impatto, non esistono misure vincolanti – né a livello europeo né su quello globale – per ridurre le scie di condensazione. Secondo il settore dell’aviazione, la scienza relativa alle contrails non è ancora sufficientemente certa. Secondo lo studio di T&E, invece, le evidenze scientifiche sono abbastanza solide da giustificare un intervento normativo. La Commissione europea ha iniziato solo lo scorso anno a monitorare le emissioni «non CO₂», quindi anche quelle che generano le scie di condensazione. Nell’ambito della revisione dell’Ets – il sistema di scambio delle quote di emissione – Bruxelles ha proposto incentivi per le compagnie aeree che riescono a evitare le contrails. Nel frattempo, qualche passo inizia a muoversi. Nei prossimi mesi, un consorzio che comprende il governo britannico e i servizi di controllo del traffico aereo condurrà il primo test al mondo su scala di spazio aereo oceanico volto a ridurre il riscaldamento climatico causato dalle scie di condensazione.
Foto copertina: EPA/Gyorgy Varga

