Torna il nucleare in Italia, cosa prevede la nuova legge su reattori e scorie. Meloni esulta: «Così bollette più stabili»

«Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso». È con queste parole, affidati ai social, che Giorgia Meloni commenta la svolta del Parlamento sul nucleare. Oggi, mercoledì 23 settembre, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, che di fatto spiana la strada al reinserimento dell’atomo nel mix energetico nazionale. Il provvedimento è passato con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti, dopo che a giugno aveva ricevuto il via libera della Camera dei Deputati.
«Oggi è una giornata storica per l’Italia. Abbiamo mantenuto la promessa di approvare in questa legislatura il nuovo nucleare e portare in Italia l’energia del futuro. Adesso siamo già al lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno», ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, pochi attimi dopo il voto in aula. Una svolta rivendicata apertamente dalla premier, secondo cui il ritorno al nucleare garantirà «più sicurezza energetica, meno dipendenza dall’estero e meno esposizione alle crisi internazionali che abbiamo pagato in bolletta».
Cosa prevede il ddl nucleare
In realtà, il ddl nucleare – ribattezzato «legge Pichetto» – non autorizza la realizzazione di nuove centrali o nuovi reattori, ma conferisce al governo il compito di definire entro dodici mesi il quadro normativo per tornare a produrre energia con le tecnologie nucleari di nuova generazione e dell’energia da fusione. Con gli appositi decreti legislativi, l’esecutivo potrà ora adottare tutte le norme necessarie su ricerca, sperimentazione, localizzazione degli impianti, autorizzazioni, gestione dei rifiuti radioattivi e rapporti con i territori interessati.
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Uno dei punti centrali della delega che il Parlamento conferisce al governo prevede infatti di redigere un «Programma nazionale per lo sviluppo della produzione di energia nucleare sostenibile e da fusione». Prima di tutto, quel documento dovrà indicare gli obiettivi di inserimento del nucleare nel mix energetico italiano, in coerenza con la strategia di decarbonizzazione e l’indipendenza energetica. Nella visione delineata dal governo, non sarà lo Stato a impegnarsi nella costruzione di nuovi reattori ma le aziende private che ne faranno richiesta. Il ruolo pubblico, semmai, consisterà soprattutto nell’orientare le iniziative dei soggetti interessati.

Priorità agli Smr, non alle grandi centrali
Il governo italiano guarda con interesse soprattutto agli Smr (Small modular reactors), ossia reattori di taglia più ridotta rispetto alle grandi centrali tradizionali, pensati per essere prefabbricati in serie all’interno di stabilimenti industriali e poi trasportati sul luogo di installazione, riducendo così i costi e i tempi di costruzione. «Potremmo avere il primo reattore in funzione nel 2033 o nel 2034», ha spiegato di recente il ministro Pichetto Fratin al Festival di Open.
Pd, M5s e Avs all’attacco: «Il governo copre i suoi fallimenti con una promessa lontana». Favorevole Azione
L’appuntamento di oggi in Senato sul ddl nucleare ha visto il voto contrario di Pd, M5s e Avs. «È sbagliato dire no a priori alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, ma è altrettanto sbagliato raccontare ai cittadini che il ritorno al nucleare garantirà automaticamente energia a basso costo e indipendenza energetica. Non è così», ha dichiarato Stefano Patuanelli, vicepresidente del Movimento 5 stelle, intervenendo in aula. «La destra presenta il nucleare come una sorta di risposta alla crisi climatica, al caro energia, alla dipendenza del nostro paese dall’estero. Una gigantesca distrazione di massa, l’alibi per non rispondere del fallimento sulle politiche energetiche del governo», ha aggiunto Peppe de Cristofaro, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra a Palazzo Madama.
Contrario anche il Partito democratico, con il senatore Nicola Irto che in aula si è rivolto direttamente al ministro Pichetto: «Una grande scelta energetica comporta verità e rispetto per il Parlamento. Per esempio la verità sui tempi e sui costi del nucleare, che nel disegno di legge non c’è per niente. Il governo prova a coprire i suoi fallimenti con una promessa lontana, ma famiglie e imprese hanno bisogno di risposte ora». Per Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e storico oppositore del nucleare, il governo Meloni «punta su centrali costosissime che non daranno alcuna risposta al caro bollette di oggi. Il nucleare, secondo il leader verde, «è uno strumento di distrazione per coprire l’incapacità di un governo che ha frenato le rinnovabili e favorito le grandi società energetiche e i loro profitti».
Favorevole, invece, il voto di Azione, da tempo uno dei partiti più attivi in Parlamento nel chiedere il ritorno del nucleare. «Il referendum del 1987 è stato il primo atto di populismo, le cui conseguenze paghiamo ancora oggi. Io voglio un’Italia grande potenza industriale e questo senza il nucleare non ci sarà. Quindi facciamolo e facciamolo rapidamente», ha dichiarato Carlo Calenda durante la discussione in aula.
Foto copertina: EPA/Martin Divisek

