«La crisi climatica è già qui»: 9 italiani su 10 hanno vissuto in prima persona eventi estremi

Alluvioni, caldo estremo, periodi di siccità, frane e temporali sempre più intensi. Gli eventi meteorologici estremi non sembrano più essere episodi occasionali, limitati a specifiche aree del Paese. Per una parte sempre più ampia della popolazione italiana sono diventati fenomeni con cui fare i conti nella vita di tutti i giorni. A fotografare questa realtà è l’indagine “La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?”, promossa dal Wwf Italia e dal movimento Laudato Sì, condotta con il supporto scientifico del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici su oltre duemila cittadini residenti in tutte le regioni.
I risultati mostrano una percezione molto diffusa degli effetti del cambiamento climatico: l’89% degli intervistati dichiara di aver sperimentato direttamente almeno un evento estremo nella propria zona negli ultimi cinque anni, mentre circa una persona su tre riferisce di aver subito conseguenze materiali o economiche.
Caldo e piogge intense sono ormai parte della quotidianità
La rilevazione è stata condotta tra il 5 giugno e il 15 settembre e ha coinvolto 2.423 persone maggiorenni residenti in tutte le regioni italiane. Il questionario è stato elaborato con il supporto scientifico della divisione REMHI (Modelli Regionali ed impatti geo-idrologici) del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Tra gli eventi più frequentemente percepiti ci sono le ondate di calore, indicate dal 97% dei partecipanti, seguite dalle precipitazioni intense, segnalate dall’83%, e dalla siccità, indicata dal 74%.
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Gli effetti incidono concretamente sulle attività quotidiane. Il 96% degli intervistati afferma di aver risentito del caldo durante gli spostamenti, mentre il 91% ha incontrato difficoltà nello svolgimento del lavoro o dello studio. Il 63% riferisce inoltre problemi respiratori o affaticamento. Più della metà ha avuto a che fare anche con problemi nella fornitura di energia elettrica o con blackout.
Una percezione del rischio sempre più alta
La sensazione che il cambiamento sia già in corso emerge anche dalle risposte relative alla frequenza degli eventi estremi. Il 95% degli intervistati ritiene che questi fenomeni siano aumentati nella propria zona, mentre il 93% considera necessario rafforzare le politiche di prevenzione e adattamento.
Di fronte a questa consapevolezza, però, le azioni concrete sembrano concentrarsi soprattutto sulle iniziative individuali e familiari. Il 92% dichiara di aver modificato la propria organizzazione quotidiana per proteggersi dal caldo e l’88% di aver adottato misure per rendere più sicura o protetta la propria abitazione.
Sono invece meno frequenti gli interventi che richiedono investimenti maggiori o una partecipazione collettiva. Circa la metà degli intervistati ha installato o potenziato sistemi di climatizzazione o ventilazione, mentre il 28% ha adottato schermature solari e il 14% ha effettuato nuove piantumazioni. Soltanto l’11% ha partecipato a reti di solidarietà o di aiuto nel proprio quartiere o nella propria comunità.
Danni economici, rimborsi e scarsa copertura assicurativa
La crisi climatica ha anche un impatto sui bilanci familiari. L’85% degli intervistati segnala un aumento delle spese legate al raffrescamento e circa un terzo afferma di aver subito danni materiali o economici a causa di eventi estremi. Tra chi ha riportato perdite, la fascia più frequente è quella compresa tra mille e cinquemila euro.
A pesare è anche la limitata copertura assicurativa: più di un intervistato su tre dichiara di non avere una polizza contro i danni provocati dagli eventi estremi. Tra coloro che hanno presentato una richiesta di rimborso, meno della metà riferisce di aver ricevuto un risarcimento completo; il 48% lo avrebbe invece ottenuto solo parzialmente. Per due persone su tre l’attesa per il rimborso è stata compresa tra uno e sei mesi.
Prevenzione: cresce la consapevolezza, ma resta il divario con le istituzioni
Secondo l’indagine, mentre cittadini e famiglie stanno cercando di adattarsi alle nuove condizioni climatiche, la presenza delle amministrazioni pubbliche viene percepita soprattutto sul fronte delle emergenze e della comunicazione.
Tra gli interventi più riconosciuti figurano le campagne di disinfestazione contro zanzare e altri parassiti e i sistemi di allerta attraverso sms, telefono e media. Meno visibili risultano invece i piani di emergenza locali, gli interventi di ripristino degli ecosistemi naturali finalizzati alla prevenzione delle alluvioni e le opere destinate a garantire l’accessibilità delle emergenze alle persone con disabilità.
I promotori della ricerca sottolineano inoltre che il confronto tra le azioni individuali e quelle istituzionali va interpretato con cautela: le iniziative delle amministrazioni locali non sono sempre conosciute dai cittadini e, secondo l’indagine, risentirebbero anche dei ritardi nell’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.
Il ruolo del verde urbano contro il rischio meteo
Di fronte alla crescente frequenza degli eventi estremi, assume un ruolo centrale anche la presenza di verde negli spazi urbani. Alberi, aree verdi e sistemi naturali possono contribuire a contenere gli effetti delle ondate di calore e a ridurre il rischio legato alle piogge intense e alle alluvioni.
Il quadro che emerge, dunque, è quello di una popolazione che percepisce sempre più chiaramente gli effetti della crisi climatica sulla propria quotidianità. La sfida non riguarda più soltanto la capacità di affrontare le emergenze, ma anche quella di preparare città, infrastrutture, servizi e comunità a condizioni climatiche che stanno già modificando il modo di vivere e organizzare il territorio.
Foto copertina: ANSA/LUCA ZENNARO | Soccorritori e cittadini genovesi al lavoro dopo la violenta pioggia che nella notte ha provocato un morto e allagamenti in varie parti di Genova, 10 ottobre 2014

