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«Se non piove rischiamo di chiudere», i serbatoi d’acqua del rifugio Toni Demetz completamente a secco. Chiusi i bagni e vietate le docce

14 Agosto 2026 - 14:00 Cecilia Dardana
rifugio toni demetz
rifugio toni demetz
La struttura a quasi 2.700 metri sul Sassolungo è rimasta senza acqua per l'afflusso di turisti e il caldo anomalo. La rabbia del titolare: «La gente se ne frega». Il Cai propone i bagni chimici e aiuti dalla Provincia
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La crisi idrica sta mettendo in ginocchio anche le quote più alte. Al rifugio Toni Demetz, incastonato a 2.685 metri di altitudine sulla forcella del Sassolungo (Bolzano), la situazione ha ormai superato il livello di allarme. Travolti da una settimana di Ferragosto bollente e da un flusso di turisti che il gestore Enrico Demetz definisce come «una processione», i serbatoi d’acqua si sono completamente svuotati. La misura estrema adottata dalla direzione? Chiudere le toilette e vietare le docce.

«Il problema è legato all’uso delle toilette. Ogni volta che i clienti tirano lo sciacquone, se ne vanno sette litri d’acqua: abbiamo dovuto chiuderle». Una decisione che ha scatenato la reazione infastidita degli escursionisti: «I clienti non l’hanno presa bene. C’è molto nervosismo, gente che se ne frega di tutto. A un signore, particolarmente insistente, ho spiegato che, di questo passo, tra qualche giorno avrebbe rischiato di trovare il rifugio chiuso. Mi ha risposto: ma io sono qui oggi».

Le sorgenti scomparse

Demetz, che gestisce la struttura da decenni, non nasconde l’amarezza per una «situazione tremenda». Si dice «molto deluso e demoralizzato: c’è tantissima gente, e dalla montagna non scende neanche una lacrima d’acqua». Il racconto del rifugista è la cronaca di un disastro ambientale che si consuma sotto i suoi occhi da anni: «Una volta avevamo una sorgente proprio sopra il rifugio, che però non esiste più. Dieci anni fa ha cominciato ad asciugarsi intorno a settembre, ma dato che c’era una fontana lungo la via normale per il Sassolungo, alimentata da un piccolo ghiacciaio, abbiamo deciso di attingere l’acqua da lì. È andato tutto bene fino a due anni fa, quando anche quella ha iniziato ad asciugarsi in settembre».

«Quest’anno l’acqua ha iniziato a scarseggiare già intorno al 10-15 luglio»

Quest’anno l’emergenza si è presentata con larghissimo anticipo: «Quest’anno l’acqua ha iniziato a scarseggiare già intorno al 10-15 luglio. Il problema è legato all’uso delle toilette e al forte afflusso di turisti che salgono con la cabinovia. Cerchiamo di spiegare loro il problema, chiediamo di non usare il bagno o per lo meno di tirare lo sciacquone solo se è proprio necessario, ma ieri c’è stata molta confusione, non siamo riusciti a starci dietro. E ci siamo ritrovati con il serbatoio dimezzato».

«Se non piove rischiamo di chiudere»

L’autonomia della struttura è appesa a un filo. «Abbiamo i giorni contati. Lunedì è prevista pioggia, ma se non arriva rischiamo di chiudere», confessa il titolare, aggiungendo di non aver «mai visto una situazione del genere» in settant’anni. Le temperature rimangono fisse intorno ai 21 gradi, un tempo considerato un picco eccezionale. E anche in caso di temporali, i danni strutturali alla montagna rischiano di complicare le cose: «Nelle fessure c’era il ghiaccio, ora sono cave, e vi si insinua l’acqua piovana che arriva fino al nostro serbatoio, sporcandolo. Tanto che l’acqua, in rifugio, non è già più potabile. L’unica speranza sarebbe l’arrivo di una nevicata, metterebbe le cose a posto». L’ipotesi sul tavolo è quella di «aprire il bar solo per qualche ora».

L’appello del Cai

Il caso del Toni Demetz non è isolato. Il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, traccia un quadro preoccupante dell’intero arco alpino locale: «I temporali degli ultimi giorni hanno consentito di fare un po’ di scorte d’acqua, ma la situazione è difficile ovunque. Al Demetz è drammatica: i turisti salgono con la cabinovia, il cui biglietto, per altro, è passato dai 35 euro dell’anno scorso ai 45 di quest’anno, scattano una foto, bevono un caffè al rifugio, giusto per usare il bagno, e tornano a valle. Al rifugio Puez l’acqua è stata portata in elicottero».

L’ipotesi bagni chimici

Per risolvere la crisi idrica legata ai servizi igienici, Zanella guarda al modello adottato altrove: «Al Rosetta, sulle Pale di San Martino, sono arrivati quelli chimici, anch’essi portati in elicottero, operazione molto costosa». C’è poi il tema dei ristori economici: «La Provincia di Trento mette a disposizione contributi fino a 10 mila euro per i rifugi che hanno problemi di approvvigionamento idrico. Ora voglio capire se anche Bolzano può muoversi in questa direzione».

Il caos viabilità

A complicare la vita in quota c’è anche il caos viabilità. Migliaia di persone fuggono dall’afa cittadina prendendo d’assalto i passi montani: «La gente prende d’assalto la montagna, in cerca di un po’ di refrigerio. Sul passo Sella la giornata di ieri è stata infernale, non si sa più dove lasciare le macchine. Al passo è tutto pieno, e negli spiazzi che si trovavano lungo la strada, usati da chi arrivava per arrampicare, qualcuno ha pensato bene di piazzare dei grossi massi per impedire la sosta».

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