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Cosa succede all’Etna: «Il cratere Voragine si sta risvegliando»

13 Agosto 2026 - 07:21 Alessandro D’Amato
etna risveglio cratere voragine cosa succede
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Il vulcano blocca l'aeroporto. E secondo gli esperti l'attività di questi giorni determina cambiamenti nella configurazione. E può influenzare il comportamento eruttivo per molti anni
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L’Etna sta fermando Catania. SAC, la società di gestione dell’aeroporto, comunica che, «a causa dell’attività eruttiva e dell’emissione di cenere vulcanica la chiusura degli spazi aerei è stata estesa al settore B3 e che sono sospese le attività di volo in arrivo e partenza all’aeroporto di Catania fino alle 2 di notte del 14 agosto». Ma cosa sta succedendo al vulcano siciliano? Marco Viccaro, docente dell’Università di Catania e presidente dell’Associazione italiana di vulcanologia, spiega oggi al Corriere della Sera che siamo di fronte a mutamenti importanti delle dinamiche interne del vulcano: «Il risveglio del cratere Voragine determina cambiamenti significativi nella configurazione strutturale del vulcano e ciò può influenzare il comportamento eruttivo successivo anche per diversi anni».

Il risveglio del vulcano

L’esperto spiega che «l’attività eruttiva al cratere Voragine di questi giorni è da inquadrare in una dinamica molto più complessa e ampia rispetto a quanto abbiamo osservato negli ultimi decenni nella zona sommitale dell’Etna, anni in cui la scena è stata dominata dal Cratere di Sud-Est».

Tutto è cominciato «due anni fa, con la sequenza di sei episodi parossistici avvenuti alla Voragine. Da quel momento in poi tutte le attività eruttive successive hanno visto la Voragine come punto di snodo strutturale. Studi in itinere dimostrano ad esempio che anche la riattivazione del Cratere di Nord-Est a fine 2025 e la successiva attività effusiva di inizio 2026 siano da mettere in relazione al ruolo attivo che ha al momento il sistema centrale di condotti del vulcano che culmina proprio con il cratere Voragine. Questo sistema di condotti ha la capacità di pescare magma nelle zone più profonde del sistema di alimentazione dell’Etna e ha un’elevata capacità di trasferimento sia in termini di volumi trasportabili sia per quel che concerne le tempistiche del trasferimento stesso».

La cenere

Viccaro spiega che l’espulsione di cenere vulcanica si può spiegare: «I dati preliminari in nostro possesso evidenziano una fase di rifornimento di magma più profondo e meno degassato che è stata capace di alimentare dapprima la modesta attività effusiva di fine giugno, e successivamente i due episodi eruttivi, progressivamente più energetici, avvenuti rispettivamente ad inizio luglio e a cavallo tra la fine di luglio e inizio agosto. L’attività iniziata il 6 agosto, ancor più energetica rispetto ai precedenti episodi, sta proseguendo in modo relativamente continuo e suggerisce adesso un ruolo attivo del magma più profondo e carico di gas, quindi più efficace nel processo di frammentazione e conseguente produzione di cenere».

I disagi

I disagi, spiega al Quotidiano Nazionale Stefano Branca, direttore del Dipartimento Vulcani dell’INGV, componente dell’Associazione italiana Vulcanologia e della Società Geologica italiana sono solo per i voli e per i viaggiatori. «Per gli altri questa eruzione è solo uno spettacolo. I catanesi preoccupati? No, vanno al mare a mangiare la granita». Secondo Branca «l’Etna funziona sempre così, non c’è un gas eccezionale che sale dal profondo. Questa è un’eruzione piccola, minore di altre avvenute anche sei mesi fa». Le ceneri sono arrivate fino a Malta e in Libia: «Succede sempre, e in passato è successo anche di più. Il 2021 è stato peggiore: lì sì che c’era una reale emergenza, con problemi di pulizia di strade e dei tetti per la quantità di cenere caduta. Oggi la cenere è modesta, non c’è nulla di paragonabile».

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