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Il crollo del ghiacciaio, la «bomba» sismica, il fiume d’acqua e fango: cos’è successo in Nepal – Il video

27 Agosto 2026 - 07:21 Simone Disegni
Accertate le cause della catastrofe nel distretto di Rasuwa. 165 corpi recuperati, almeno 1.000 dispersi: ma si teme bilancio ben più grave
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È al momento di 165 morti il bilancio accertato della devastante alluvione che ha colpito mercoledì 26 agosto il distretto di Rasuwa, al confine tra Nepal e Tibet. Come chiarito dalle autorità nepalesi, si tratta però del numero dei corpi senza vita sin qui recuperati. Vista la portata devastante dell’onda anomala che ha travolto cose e persone in un’area molto vasta, si teme però che il bilancio del disastro naturale possa essere molto più grave. Al momento le autorità valutano in oltre 1.000 il numero di dispersi, 823 dei quali in Nepal. Tra questi vi sarebbero 579 turisti, di cui 466 stranieri di diverse nazionalità. Finora i soccorritori hanno tratto in salvo 104 persone, principalmente nelle aree di Rasuwa, Nuwakot e Dhading. Le squadre di ricerca hanno ripreso le operazioni nelle prime ore di questa mattina.

Il collasso del ghiacciaio e l’«evento sismico» catastrofico

Dopo che nella giornata di mercoledì si erano inseguite diverse ipotesi sulla genesi dell’alluvione, nella notte italiana l’Istituto geologico statunitense ha comunicato ufficialmente che la causa scatenante del disastro è stato il crollo di un ghiacciaio. Il collasso dell’enorme massa di ghiaccio, dovuta probabilmente al surriscaldamento climatico, ha provocato una colata di detriti che ha causato «conseguenze catastrofiche» a valle, spiega lo USGS. Il più accreditato istituto al mondo per il monitoraggio dei terremoti corregge pure un’altra informazione correlata: quello che ieri era stato riportato come un terremoto di magnitudo 4.4 – qualcuno aveva ipotizzato per questo uno tsunami – era in realtà un evento sismico, della magnitudo ancor maggiore di 5,2, causato proprio dal collasso del ghiacciaio e dalla colata di detriti. Tecnicamente, dunque, chiarisce lo USGS, «non è avvenuto alcun terremoto».

La fusione del ghiaccio e la bomba di fango

A fornire un’analisi del tutto coincidente di quanto avvenuto al confine tra Nepal e Tibet è sulle colonne di Repubblica il geologo dell’università Milano Bicocca Giovanni Crosta. Le immagini satellitare viste e analizzate dagli scienziati mostrano chiaramente che la lingua terminale di un ghiacciaio affacciato sulla valle del Rasuwa risulta “scomparsa”. Stava a circa 5.100 metri di altitudine, poi mercoledì mattina è collassata. «È larga 600 metri, lunga 400 e appare spessa circa 50 metri. La lingua del ghiacciaio è precipitata per 1.400 metri prima di finire nella valle sottostante. Da una prima stima conteneva almeno 10 milioni di metri cubi di ghiaccio», spiega Crosta a Elena Dusi. Da lì s’è prodotta la catastrofe. Il ghiaccio crollato si sarebbe spaccato e fuso, in parte subito per l’attrito, in parte nei minuti seguente continuando a precipitare a valle con il fiume, inglobando nella corsa rocce e detriti. Sul Corriere Andrea Nicastro ipotizza citando il geologo canadese Dan Shugar che si sia creata per qualche ora una sorta di «diga» artificiale che ha trattenuto per qualche ora un’enorme massa d’acqua. «A quel punto la frana ha ceduto liberando la sua forza distruttrice», vista da tutto il mondo nei drammatici filmati delle telecamere di sorveglianza della zona.

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