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«Chi mi ha aggredito non sa vivere nella civiltà», parla il rabbino aggredito a Milano. La versione del fratello del 20enne arrestato: «Non siamo razzisti»

17 Settembre 2026 - 16:49 Costanza Saporito
Tribunale di Milano
Tribunale di Milano
Per il ragazzo arrestato, il giudice ha disposto l'obbligo di firma. Per tutti e tre è scattato il foglio di via da Milano. L'urto e il "gioco" finito male. Cosa è successo: la versione di uno degli indagati
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È ancora scosso, Davia Mizrai Shalom, il rabbino aggredito ieri, mercoledì 16 settembre, con percosse e insulti da tre ragazzi tunisini mentre aspettava l’autobus in zona Bande Nere a Milano. «Quella che mi ha aggredito è gente che non sa vivere in civiltà. Ultimamente ci sono stati tanti insulti, ma questa volta sono andati un pò oltre» ha dichiarato all’Ansa. L’episodio era stato reso noto dal presidente della Comunità ebraica milanese Walker Meghnagi, che aveva espresso profondo sconcerto per l’accaduto. Nonostante la paura, Shalom è convinto di una cosa: «Io continuerò a vivere in Italia, sono loro che non continueranno a vivere in questo modo in questo paese. Io rimango qua».

Chi sono i tre ragazzi accusati di aver aggredito il rabbino

Responsabili dell’aggressione al rabbino sarebbero, nella ricostruzione della procura, tre ragazzi di età compresa tra i 19 e i 22 anni di origine nordafricana nati in Italia e residenti in provincia, due di loro sono fratelli. L’accusa rivolta ai tre è di propaganda e istituzione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Per questo la questura ha emesso un foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno a Milano della durata di un anno per ciascuno dei tre ragazzi, mentre il tribunale di Milano ha convalidato oggi durante un’udienza per direttissima l’arresto di uno di loro, disponendo per il giovane il ritorno in libertà con ‘obbligo di firma due volte a settimana come misura cautelare.

Il fratello del ragazzo arrestato respinge tutte le accuse

Fuori dall’aula della direttissima, il fratello del ragazzo arrestato, anch’egli indagato, ha respinto tutte le accuse, in particolare quella di odio razziale. «Non siamo razzisti. Dicono che lo abbiamo preso a calci. Hanno descritto un film. Se vedono le videocamere eravamo fermi. Nessuno ha tirato un pugno o l’ha colpito all’inguine. Se lo vedo gli stringo la mano e gli dico se ti abbiamo fatto un danno, perdonaci» .

Aggressione al Rabbino: la versione di uno dei ragazzi accusati

Il 21enne, nato a Como da genitori tunisini e studente di ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, ha spiegato ai cronisti presenti la sua versione dei fatti: non un’aggressione mossa da odio razziale, come sostiene la procura, ma uno scherzo finito male. Per il ragazzo tutto sarebbe iniziato mentre si trovava insieme al fratello e a un amico, in attesa di un quarto ragazzo del gruppo. I tre, racconta, stavano scherzando e girando alcuni video per TikTok, quando l’amico si sarebbe involontariamente avvicinato a un uomo, il rabbino, che avrebbe reagito con un verso di stizza. A quel punto l’uomo ha iniziato a riprenderli col telefono. Indispettito, allora, l’amico gli avrebbe tolto il cappello dalla testa, indossandolo per un istante prima di restituirglielo. Il gruppo avrebbe quindi tentato di allontanarsi, ma l’uomo li avrebbe seguiti, continuando a filmarli con il telefono.

Il calcio dopo lo scherzo finito male

Solo a quel punto, racconta il 21enne, uno dei ragazzi si sarebbe voltato verso di lui, facendo un gesto con la gamba per invitarlo ad andarsene e a smettere di inseguirli. «Per noi non cambiava nulla che fosse ebreo, cristiano, musulmano, io non ho problemi, noi siamo africani. Noi l’avevamo preso per una cosa per scherzo tra amici e pensavo che quando lui ci faceva il video fosse per ridere con noi. Noi non pensavamo di aver fatto un danno», ha concluso.