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A 16 anni imparano il sesso dall’AI e i porno, la confessione degli under 25 sull’educazione sessuale: il disastro su malattie e diritti

28 Ottobre 2026 - 16:40 Giovanni Ruggiero
Giovani e smartphone
Secondo il sondaggio Ipsos Doxa per Medici del Mondo, la maggior parte dei ragazzi intervistati vorrebbe l'insegnamento dell'educazione sessuale e affettiva a scuola. Dove si informano i giovani e quanto ne sanno sulle malattie sessualmente trasmissibili
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L’educazione sessuale tra i 16 e i 25 anni rischia di essere affidata esclusivamente ai video porno, i social e l’intelligenza artificiale. Eppure i ragazzi vorrebbero che l’educazione sessuale fosse insegnata a scuola. Per il 71% dei ragazzi intervistati dovrebbe essere la scuola a occuparsi di educazione sessuale e affettiva, e il 56% la vorrebbe anche obbligatoria. Solo il 2% ritiene che non debba entrare nelle aule. I dati arrivano dall’indagine di Ipsos Doxa per Medici del Mondo, rete internazionale che lavora per garantire l’accesso alla salute. La ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 1.000 giovani italiani tra i 16 e i 25 anni, è stata presentata a Milano, nella sede della Regione Lombardia.

Dove si informano i giovani su sesso e salute riproduttiva

Per informarsi su sessualità e salute riproduttiva, il 50% passa da Google che prevalentemente dà risposte con l’AI e il 27% da piattaforme di intelligenza artificiale. Solo il 18% si rivolge a personale medico e appena il 14% è stato almeno una volta in un consultorio. C’è poi un 31% per cui la pornografia è l’unica fonte di apprendimento sul sesso, e sono gli stessi ragazzi a vederne i limiti: il 64% pensa che crei aspettative irrealistiche sulle prestazioni, il 59% che contribuisca a oggettivare le donne.

Quanto ne sanno di infezioni sessualmente trasmissibili e diritti riproduttivi

Il 72% dei giovani ha idee sbagliate su come si trasmettono le infezioni sessualmente trasmesse. Soltanto il 39% dice di conoscere bene la clamidia e il 40% la gonorrea. Anche sui diritti riproduttivi le lacune sono ampie: solo il 36% conosce correttamente la normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza e l’81% non sa cosa sia la Ru486. Il 55% lamenta di non avere informazioni sufficienti sui propri diritti.

Quanti usano il preservativo e perché in molti non lo fanno

Il 64% dichiara di aver già avuto rapporti sessuali e più di sei su dieci riferiscono di aver avuto il primo prima dei 18 anni. Il preservativo maschile lo conosce il 96% del campione, ma solo il 36% dice di usarlo sempre, mentre il 21% lo usa raramente o mai. Tra i motivi c’è la convinzione che il rischio sia basso (10%) e il ricorso ad altri contraccettivi (24%). Pesa anche il costo: il 70% ritiene che i contraccettivi siano troppo cari e il 73% chiede che siano gratuiti per le fasce più giovani. Per Barbara Toci, Senior Researcher Public Affairs di Ipsos Doxa, «l’indagine evidenzia uno scarto significativo tra l’elevata disponibilità di informazioni e la capacità di accedere a conoscenze corrette e complete».

Cosa chiede Medici del Mondo alla politica

La direttrice di Medici del Mondo, Elisa Visconti, punta il dito contro le istituzioni: «È la politica che continua a ostacolare un’educazione sessuo-affettiva strutturata e accessibile a tutti. Non possiamo chiedere ai giovani di essere responsabili senza offrire loro gli strumenti per esserlo, né di essere informati e poi togliere loro i luoghi in cui informarsi». Il quadro sanitario, aggiunge, è preoccupante, con le infezioni sessualmente trasmesse in aumento. L’organizzazione annuncia che si sta preparando a scendere in piazza con le ragazze e i ragazzi «per portare le loro domande nel confronto pubblico, perché non siano più costretti a cercare da soli risposte su temi che riguardano la propria salute, il proprio corpo e i propri diritti».

Foto di Liana S su Unsplash