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Educazione sessuale a scuola, raggiunte le 500mila firme per il referendum: va in Cassazione. Cosa succede ora

10 Settembre 2026 - 15:26 Ygnazia Cigna
referendum educazione sessuale 500mila firme
referendum educazione sessuale 500mila firme
Le firme, annunciano i promotori Fabrizio Marrazzo e Marina Zela, saranno depositate alla Corte di Cassazione e poi alla Corte Costituzionale. Poi si andrà alle urne
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Sono state superate le 500mila firme, tra quelle raccolte online e quelle su carta, per il referendum «Sì educazione affettiva nelle scuole», promosso per abrogare le nuove disposizioni sull’educazione sessuo-affettiva introdotte dalla legge Valditara. Le firme, annunciano i promotori Fabrizio Marrazzo e Marina Zela, saranno depositate alla Corte di Cassazione alla fine del mese.

«Un traguardo partito dal basso»

«È un traguardo raggiunto in poco più di un mese da una campagna partita dal basso», rivendicano i promotori. La soglia delle 500mila sottoscrizioni è quella necessaria per chiedere il referendum, ma il comitato invita a continuare la raccolta. « È un risultato straordinario, ma bisogna continuare a firmare, perché ogni firma in più darà maggiore forza alla nostra richiesta politica», chiosano Marrazzo e Zela.

Cosa prevede la legge Valditara sull’educazione sessuo-affettiva

Entrata in vigore il 7 luglio, la legge 104 distingue le regole a seconda dell’età degli studenti. Per le scuole dell’infanzia e primarie vieta attività didattiche che abbiano per oggetto «temi attinenti all’ambito della sessualità». Per medie e superiori, invece, introduce il consenso «informato preventivo» dei genitori, o dello studente se maggiorenne, per le attività che riguardano l’educazione sessuo-affettiva. L’autorizzazione deve essere scritta e richiesta almeno una settimana prima, indicando contenuti, obiettivi del percorso ed esperti presenti. Le famiglie possono chiedere di visionare in anticipo i materiali didattici che verranno utilizzati.

Per i corsi extracurricolari, chi non ottiene il consenso non partecipa alle attività. Nel caso invece di iniziative di ampliamento dell’offerta formativa, la scuola deve predisporre un’attività alternativa. Prima della legge non esisteva una disciplina nazionale denominata «educazione sessuale» o «educazione affettiva», ma gli istituti potevano inserire progetti dedicati a questi temi nel Piano triennale dell’offerta formativa, nell’ambito della propria autonomia scolastica.

Cosa succede adesso

Il quesito referendario punta a cancellare integralmente la legge di Valditara sull’educazione sessuo-affettiva. Dopo la consegna delle firme, la richiesta dovrà essere verificata dalla Corte di Cassazione e successivamente dalla Corte costituzionale. Se il quesito supererà entrambi i controlli, si potrà arrivare al voto. In caso di vittoria del sì, non verrebbero introdotte nuove norme sull’educazione sessuo-affettiva, ma verrebbe meno la legge e si tornerebbe al quadro precedente alla sua approvazione.

La prevenzione alla violenza di genere

Per i promotori, il tema è legato anche alla prevenzione della violenza di genere. «L’educazione sessuo-affettiva non è naturalmente l’unico strumento per contrastare la violenza contro le donne e da sola non può impedire un femminicidio», spiegano. «Ma se vogliamo intervenire sulle radici culturali del possesso, della sopraffazione, dell’incapacità di accettare un no e della violenza nelle relazioni, la scuola è uno dei luoghi dai quali bisogna necessariamente partire», concludono.

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