Social vietati ai minori, perché l’Ue ha fermato tutte le leggi nazionali per un anno
Per un anno l’Unione Europea congela le leggi nazionali sul divieto dei social ai minori. L’obiettivo è «evitare una frammentazione del nostro mercato interno», posticipando tutte le misure che «si sovrappongono alle future norme armonizzate». L’annuncio è stato dato da Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea, in merito al parere atteso oggi, giovedì 29 ottobre, della proposta di legge austriaca per vietare l’uso dei social agli under 14. Secondo il portavoce, le richieste dei singoli Paesi devono essere sospese per 12 mesi perché la priorità assoluta di Bruxelles deve essere l’approvazione dell’EU Kids Act e l’armonizzazione delle norme a livello europeo.
Cosa chiedono i Paesi europei
La richiesta dell’Austria nasce dalla volontà di proteggere i minori dai rischi che si possono correre usando social come TikTok, Instagram o Youtube, a cui si aggiunge la necessità di evitare l’atteggiamento compulsivo che le piattaforme possono scaturire nei più piccoli. Insieme a Vienna, hanno avanzato iniziative simili anche Slovenia, Italia, Belgio, Grecia e Francia, con però un approccio diverso rispetto a quello adottato dall’Unione Europea con l’EU Kids Act, che vieta i social agli under 13 e consente ai ragazzi tra i 13 e i 15 anni un accesso limitato con la supervisione dei genitori.
Perché l’Unione Europea ha posticipato la decisione sui divieti
Proprio per questo, Bruxelles ha voluto stoppare temporaneamente le leggi nazionali sull’uso dei social per «non frammentare il mercato unico» spiega Regnier. In particolare, le «età diverse e leggi diverse nei diversi Stati membri» renderebbero «quasi impossibile» per le piattaforme rispettare le regole, con il rischio finale di restare «privi di qualsiasi livello di tutela». Il caso francese e quello greco, inoltre, hanno alcune differenze di natura giuridica e procedurale rispetto alla situazione austriaca. Di conseguenza, per le leggi di Parigi e Atene «il periodo di sospensione previsto dalla procedura europea era già scaduto prima della presentazione della proposta di EU Kids Act» afferma il portavoce.
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Quali sono le priorità dell’Ue nei prossimi 12 mesi
Regnier specifica che l’Unione Europea vuole ora concentrarsi «sui negoziati relativi all’EU Kids Act e garantire un’efficace applicazione delle nostre norme». In questi 12 mesi, proprio per non lasciare i minori meno tutelati, Bruxelles assicura che insieme al provvedimento europeo si avrà una rigorosa applicazione della legge sui servizi digitali (Dsa). L’obiettivo è di garantire che «le piattaforme, di fatto i soggetti che arrecano danno ai nostri minori, si assumano le proprie responsabilità» dice Regnier, precisando «faremo in modo che ne rispondano, affinché nel frattempo tutti i minori siano adeguatamente tutelati». Ora la Commissione mira ad accelerare il confronto con Parlamento europeo e Consiglio «perché la priorità assoluta è approvare il Kids Act» ribadisce Regnier, ponendo tra le necessità anche una soluzione armonizzata a livello europeo.

