Social vietati fino a 13 anni, «mini-account» sotto i 15: cosa prevede il Kids Act Ue e cosa succede ora

Da Strasburgo – Social media vietati in Europa sotto i 13 anni, nessun account personale sino a 15, controlli rafforzati per quelli degli under 18. È la proposta di normativa Ue sull’accesso dei minori alle piattaforme social che la Commissione si accinge a presentare. Il lancio ufficiale del provvedimento è in programma per giovedì, ma Ursula von der Leyen ne ha anticipato i contenuti principali stamattina al Parlamento europeo. Quello sui contorni del “Kids Act” era uno degli annunci più attesi: von der Leyen lo ha tenuto per la conclusione del suo discorso-fiume sullo Stato dell’Unione. Ecco cosa sappiamo finora.
I ragazzini «rapiti» dai social e la dedica alla 14enne suicida
«I giovani europei spendono oggi dalle 4 alle 6 ore al giorno davanti a degli schermi. I ragazzini sono attirati perfino più profondamente in dei feed disegnati apposta per fare in modo che continuino a scrollare. Siamo di fronte a una grande cattura dei nostri minorenni: della loro attenzione, della loro concentrazione, delle loro menti. Tutto ciò li depriva della loro infanzia. Giorno e notte i genitori ne vedono il costo: mancanza di sonno, ansia, perfino dolore auto-inflitto. Quel che è troppo è troppo», ha ricordato allarmata von der Leyen, evocando uno dei sempre più frequenti casi drammatici: quello della piccola Oléa, una 14enne tolsasi la vita in Belgio solo un mese fa dopo essere stata vittima di bullismo online. È a lei e a tutte le altre vittime del fenomeno che von der Leyen ha voluto «dedicare» il provvedimento in arrivo, leggendo in Aula le parole della madre: «Sono convinta che senza questi network onnipresenti mia figlia sarebbe ancora qui. Questo è troppo».
Divieti ai social per i minori: la proposta della Commissione
Ecco dunque che dopo mesi di riflessione, monitoraggio delle soluzioni altrui (come il divieto ai social sotto i 16 anni avviato in Australia) e consultazione di un panel di esperti, la Commissione Ue è pronta a presentare la sua proposta di normativa Ue. Si chiamerà “Kids Act”, e sarà adottato formalmente dall’esecutivo Ue giovedì 17 settembre. «Nessun account personale sotto i 15 anni, nessun social media sotto i 13 anni», è la soluzione annunciata da von der Leyen. Ciò significa che tra i 13 e i 15 anni la Commissione proporrà di autorizzare solo “mini-account”, aperti e gestiti sotto supervisione dei genitori, con caratteristiche limitate e tetto di utilizzo. Dai 15 anni i ragazzini potranno aprire e gestire “veri” account social, ma, è l’altra norma prevista, le piattaforme dovranno obbligatoriamente assicurare il safe design dell’ambiente digitale cui daranno accesso ai ragazzi. Per tutti gli utenti Ue, infine, le piattaforme dovranno dimostrare proattivamente di essere sicure. L’onere della prova del fatto che non creano danni psicofisici ai loro utenti, altrimenti detto, sarà invertito, e peserà su di loro.
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Von der Leyen contro il Big Tech: il nodo dei chatbot AI
Le norme proposte della Commissione si applicherebbero certamente alle piattaforme social – da Facebook a Instagram, da X a TikTok e così via. Non è chiaro al momento se riguarderebbero anche i chatbot e simili strumenti AI sempre più consultati dai giovani europei. Negli scorsi giorni Politico aveva ipotizzato che il Kids Act si sarebbe applicato oltre che ai social media in senso stretto anche a piattaforme di condivisione di video, giochi online, chatbot e compagni AI. Von der Leyen non ha chiarito per il momento se così sarà. Ha però lanciato un messaggio chiaro, e di più ampio respiro, ai colossi digitali, in gran parte made in Usa o in Cina: «So che molti percepiscono il potere del Big Tech come soverchiante e inarrestabile. Non sono d’accordo. Non dobbiamo accettare caratteristiche che creano dipendenza, né che i nostri bambini siano trascinati verso contenuti sempre più estremi, né che le foto delle ragazzine siano usate per generare con l’AI immagini sessualizzate», ha scandito von der Leyen. Sul tema del design persuasivo (addictive) delle piattaforme, ha aggiunto, la Commissione Ue presenterà un ulteriore provvedimento dedicato in autunno, detto “Digital Fairness Act”.
Cosa succede ora
La Commissione presenterà formalmente il Kids Act giovedì. Si attende di capire se si tratterà di una proposta di regolamento – direttamente applicabile nei Paesi membri – o di direttiva – da trasporre nella legislazione di ciascun Paese Ue con modalità specifiche. Quel che è certo è che la proposta legislativa dovrà passare al vaglio della procedura ordinaria Ue: dovrà cioè essere discussa e approvata sia dai governi dei 27 (Consiglio) che del Parlamento europeo. A priori la proposta di normativa pare godere di ampio consenso tra i gruppi politici. Proprio ieri Sandro Ruotolo, l’eurodeputato Pd relatore sul provvedimento, ha sottolineato come la risoluzione del Parlamento europeo sul tema – attesa al voto in plenaria giovedì – sia stata adottata in Commissione Cultura col sostegno pressoché unanime dei partiti “pro-Europa”: Ppe, Socialisti, Liberali e Verdi. Un solo eurodeputato Ppe si è astenuto, così come quelli del gruppo Ecr, mentre contro la relazione hanno votato i partiti nazionalisti. Ciò non toglie, vista la delicatezza del tema e i molti aspetti tecnici coinvolti, che la proposta della Commissione possa essere rivista e modificata nel corso delle discussioni sia al Parlamento che tra gli Stati membri, così che l’adozione finale del provvedimento potrebbe richiedere molti mesi.
In copertina: Ragazzi “rapiti” dagli smartphone (ID 167323267 © Jazziel D | Dreamstime.com)

