Account social a 12 anni? Risultalti scolastici peggiori e 6 mesi di ritardo nell’apprendimento. I risultati di una ricerca

L’accesso dei minori ai social è diventato uno dei nodi più discussi quando si parla di salute digitale. Finora l’attenzione si è concentrata soprattutto sul tempo trascorso davanti agli schermi, ma c’è un’altra variabile che potrebbe contare altrettanto: l’età in cui si comincia. Entrare molto presto nel mondo dei social potrebbe infatti incidere non soltanto sul benessere psicologico, ma anche su attenzione, apprendimento e sviluppo cognitivo.
Dal dibattito alle regole
Il tema è tornato al centro del dibattito europeo nelle ultime settimane. L’8 settembre il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto alla Commissione europea di introdurre un divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni in tutta l’Unione, dopo che ad agosto il Consiglio costituzionale francese aveva bloccato la legge nazionale che avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° settembre. La Francia non è però un caso isolato: in Danimarca un accordo politico ha fissato a 15 anni la soglia per l’accesso ad alcuni social, con la possibilità per i genitori di autorizzarlo dai 13, mentre la Grecia ha annunciato un divieto per gli under 15 a partire dal 2027. Anche Bruxelles si sta muovendo sul problema forse più difficile da risolvere, quello di verificare davvero l’età degli utenti: la Commissione ha già predisposto una soluzione europea di age verification, pensata per consentire di dimostrare di aver superato una determinata soglia d’età senza comunicare più dati personali del necessario, e ne auspica la diffusione negli Stati membri entro la fine del 2026.
Lo studio italiano
A misurare quanto possa contare l’età del primo accesso è ora uno studio italiano pubblicato su Nature Human Behaviour. I ricercatori del progetto EYES UP – Early Exposure to Screens and Unequal Performance hanno analizzato i dati di 5.227 studenti delle scuole superiori lombarde, ricostruendo quando avessero aperto il loro primo account social e mettendo questa informazione in relazione con i risultati ottenuti negli anni precedenti alle prove INVALSI di italiano, matematica e inglese. Il confronto è stato costruito distinguendo chi aveva iniziato a usare i social già in prima, seconda o terza media da chi aveva aspettato almeno il primo anno delle superiori, cioè all’incirca i 14 anni. Un elemento importante è che i ricercatori non si sono limitati a fotografare nello stesso momento abitudini digitali e rendimento scolastico: hanno tenuto conto anche dei risultati ottenuti prima dell’apertura del primo profilo social, oltre che di diverse caratteristiche individuali e familiari, così da rendere i gruppi il più possibile comparabili.
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Si inizia in prima media
Nello studio, il 47% dei ragazzi aveva ricevuto il primo smartphone già in prima media e, alla fine delle medie, lo possedeva il 98%. Anche l’ingresso sui social era molto precoce: l’11,2% aveva aperto un profilo addirittura alle elementari, il 29,5% in prima media, il 25% in seconda e il 18% in terza; soltanto il 16,3% aveva aspettato almeno la prima superiore. È seguendo nel tempo queste traiettorie che emerge il dato più interessante per i ricercatori: i ragazzi che avevano aperto un account già in prima media, intorno agli 11-12 anni, ottenevano successivamente punteggi più bassi soprattutto in italiano e matematica rispetto a chi aveva aspettato almeno la prima superiore. La distanza non sembrava inoltre riassorbirsi con il passare degli anni: a 15-16 anni, nei test scolastici, il divario osservato tra i due gruppi corrispondeva secondo gli autori a circa sei mesi di apprendimento scolastico. Anche chi aveva iniziato in seconda media mostrava risultati inferiori, mentre il divario tendeva a ridursi tra chi aveva aspettato la terza media. Nel complesso emergeva quindi un gradiente legato alla precocità dell’accesso: in media, prima era avvenuto l’ingresso sui social, maggiore risultava negli anni successivi la distanza nei test rispetto a chi aveva aspettato più a lungo.
«Questo non significa che aprire un profilo social a 11 anni faccia automaticamente “perdere” mezzo anno di scuola a ogni ragazzo», chiariscono i ricercatori. Il dato indica piuttosto che, in media, la differenza nelle competenze raggiunte dai due gruppi «è paragonabile a quella che normalmente separa studenti con circa sei mesi di percorso scolastico in più o in meno». Il risultato era particolarmente evidente in matematica e italiano, mentre in inglese non emergeva lo stesso svantaggio.I possibili meccanismi
Il legame tra social e apprendimento
Perché iniziare prima a usare i social potrebbe riflettersi sull’apprendimento? Gli autori individuano soprattutto due possibili meccanismi. Il primo è quello che in letteratura viene definito “time displacement”: i ricercatori spiegano come il tempo trascorso sui social possa spesso sottrarre spazio ad attività che contribuiscono direttamente o indirettamente all’apprendimento, dallo studio e dalla lettura al sonno e all’attività fisica. Il secondo riguarda invece la frammentazione dell’attenzione. Controllare ripetutamente il telefono mentre si fanno i compiti, prima di dormire, appena svegli o durante altri momenti della giornata significa interrompere continuamente attività che richiedono «concentrazione prolungata, aumentando il multitasking e il carico cognitivo». Non è quindi necessariamente soltanto il numero complessivo di ore trascorse davanti allo schermo a fare la differenza, ma quanto lo smartphone riesca a inserirsi in modo continuo nelle altre attività quotidiane.
È proprio questo aspetto che i ricercatori hanno provato a misurare attraverso «un indice di pervasività dello smartphone», costruito chiedendo agli studenti quanto frequentemente controllassero il telefono in situazioni come lo studio, il momento prima di andare a letto o quello immediatamente successivo al risveglio. I valori più elevati dell’indice erano associati sia a un accesso più precoce ai social sia a risultati peggiori nei test di italiano e matematica. Nelle analisi degli autori, la pervasività dello smartphone arrivava a spiegare «tra il 33 e il 47% dell’associazione osservata in matematica e tra il 15 e il 34% di quella riscontrata in italiano». È un risultato che il team ha considerato come rilevante, sottolineando allo stesso modo la cautela necessaria nell’interpretazione dei dati: «Questa parte dello studio è correlazionale e non permette di affermare che le continue interruzioni provocate dallo smartphone siano direttamente responsabili del peggior rendimento. Suggerisce però che attenzione interrotta, sovraccarico cognitivo e sottrazione di tempo alle attività necessarie per apprendere possano rappresentare una parte importante del collegamento tra ingresso precoce nei social e competenze scolastiche più basse».

