Di Matteo contro Melillo: «Non si indaga più sulle stragi di mafia del 1992-93»
Il pm della Direzione nazionale antimafia Antonino Di Matteo ha presentato un esposto al procuratore generale della Cassazione e al Csm. Di Matteo ha denunciato il progressivo depotenziamento del gruppo stragi della Dna e ha contestato alcune scelte del procuratore nazionale Giovanni Melillo. Ne scrive oggi Il Fatto Quotidiano.
Disagio e preoccupazione
Nel documento Di Matteo esprime «disagio e preoccupazione» per quello che definisce lo «svuotamento delle funzioni» e la «paralisi sostanziale» del pool incaricato di coordinare le indagini sulle stragi del 1992 e del 1993. Al centro delle contestazioni vi è la presunta mancata circolazione delle informazioni all’interno del gruppo. Secondo il magistrato negli ultimi due anni il pool «è stato privato delle funzioni per le quali era stato istituito». Attraverso una gestione che avrebbe limitato la conoscenza degli sviluppi investigativi al procuratore nazionale e ad alcuni magistrati individuati fiduciariamente. Una prassi che avrebbe introdotto un sistema di «conoscenze a compartimento stagno», compromettendo il lavoro collegiale.
Una sola riunione nel 2025
Di Matteo sostiene inoltre di avere appreso da articoli di stampa importanti novità investigative relative alle procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze. Denuncia che nel 2025 si sarebbe tenuta una sola riunione del gruppo. Critiche anche per un incontro di coordinamento sulle stragi svoltosi l’8 gennaio 2026 senza il coinvolgimento di alcuni componenti del pool. Nell’esposto si afferma che «alcuni magistrati designati a far parte del gruppo stragi sono stati estromessi dalla partecipazione e dalla conoscenza immediata delle informazioni». Il pm lamenta inoltre la scarsa alimentazione delle banche dati riservate e il ritardo nella trasmissione di documenti sull’inchiesta mafia-appalti.
La commissione antimafia
Nel documento compare anche un riferimento alla Commissione Antimafia, dove secondo Di Matteo sarebbe in corso una «riscrittura minimalista e fuorviante della storia delle stragi del biennio 1992/94». Per il magistrato, una ricostruzione attenta e più approfondita possibile di quella fenomenologia criminale dovrebbe essere la vera ragione sociale della Procura nazionale, obiettivo che rischierebbe di essere compromesso dal depotenziamento e dalla sostanziale neutralizzazione del pool stragi.

