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Femminicidio Jessica Dalla Chiara, la finta mail della moglie uccisa e le foto create con l’AI: così Nadir Rossi ingannava la sua amante. «Ecco come l’ho incastrato»

01 Novembre 2026 - 13:28 Cecilia Dardana
jessica dalla chiara nadir rossi
Dalle carte dell'inchiesta su Nadir Rossi emergono dettagli inquietanti: il finto messaggio di addio per riavvicinare la donna con cui aveva una relazione, l'immagine generata al computer per simulare una sparatoria e le ricerche sull'«ipoglicemia come strumento di morte»
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Una finta lettera d’addio spedita dalla casella di posta della moglie quando lei era già morta da giorni. Un’immagine artefatta con l’intelligenza artificiale in cui appariva intubato in un letto d’ospedale, inventandosi di essere scampato a un agguato armato. E, soprattutto, domande per capire come trasformare un calo glicemico in un’arma letale. Si allarga il quadro accusatorio nei confronti di Nadir Rossi, l’infermiere di 35 anni finito in carcere a Verona con l’accusa di aver ucciso la moglie 32enne, Jessica Dalla Chiara, somministrandole dosi mortali di insulina tramite flebo nella loro casa di Bussolengo. Come riportato dal Corriere della Sera, l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Carola Musio descrive l’indagato come una personalità segnata da tratti marcatamente «manipolatori e vittimisti», capace di costruire una fitta ragnatela di menzogne per condizionare le persone attorno a sé. A cominciare dalla sua amante.

La mail dalla moglie già morta

A incrinare definitivamente il castello di bugie dell’infermiere è stata proprio la donna con cui Rossi intratteneva una relazione extraconiugale dal 2022. Pochi giorni dopo il decesso di Jessica, avvenuto il 24 giugno 2024, la donna si è vista recapitare un’email inviata dall’indirizzo della vittima: «Ti ammira e si fida completamente di te. Non so se sia successo qualcosa tra di voi, ma non mi interessa molto. Vuole farsi carico di tutto e proteggere ciò a cui tiene. Spero ti prenderai cura di loro con tutto il cuore», recitava il testo, riferendosi al marito e alla loro bambina.

I sospetti dell’amante

Un messaggio che ha immediatamente insospettito l’amante. La donna sapeva bene che Jessica ignorava l’esistenza della loro relazione, senza contare che il testo era infarcito di refusi ed errori grammaticali tipici del compagno. Quando ha chiesto chiarimenti, Rossi ha negato ogni coinvolgimento. A quel punto la donna gli ha riferito, fingendo, che la polizia avesse già tracciato l’origine dell’invio della mail risalendo a lui. Messo alle strette, il 35enne è crollato ammettendo la messinscena: «Mi ha detto che lo aveva fatto per riavvicinarsi e per la difficoltà del momento». L’amante, infatti, di fronte alla tragedia aveva preso le distanze e gli aveva persino suggerito di far eseguire un’autopsia per verificare se la bambina potesse aver ereditato problematiche ipoglicemiche, ricevendo però dall’uomo una reazione inspiegabilmente stizzita.

Dalla finta sparatoria alle ricerche sulla morte per insulina

Tra gli episodi contestati dai magistrati spiccano anche bugie plateali fabbricate attraverso l’intelligenza artificiale. Rossi aveva raccontato all’amante di essere rimasto coinvolto in una sparatoria e di essere stato testimone oculare dell’omicidio di un amico. Per rendere credibile il racconto le aveva inviato una fotografia che lo ritraeva intubato in un reparto dell’ospedale di Padova. Peccato che l’immagine fosse del tutto falsa, generata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Nei registri sanitari non risultava infatti alcun ricovero per ferite da arma da fuoco a suo carico. Gli stessi strumenti digitali e motori di ricerca che, secondo gli inquirenti, Rossi avrebbe interrogato cercando informazioni precise sull’«ipoglicemia come strumento di morte».

L’interruzione della relazione e il biglietto anonimo

La situazione è precipitata quando l’infermiere è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati e sottoposto a perquisizione. L’amante ha deciso di troncare ogni rapporto, trovandosi però bersaglio di un atteggiamento persecutorio che l’ha gettata nel panico: «Mi accusava di averlo abbandonato nel momento del bisogno e di averlo usato nell’ultimo anno. Minacciava di farla finita». Nella propria cassetta postale la donna ha persino rinvenuto un biglietto anonimo con la scritta «non sei il benvenuto», redatto su carta riciclata usata in ospedale e contraddistinto dai consueti errori di ortografia dell’uomo.

Il tentato suicidio

Poco dopo la rottura, Rossi avrebbe tentato di togliersi la vita all’interno dello spogliatoio maschile dell’ospedale di Borgo Roma, impossessandosi abusivamente di cinque fiale di Fentanest e di dieci fiale di morfina: un gesto che per l’amante non rappresentava un reale proposito suicidario bensì l’ennesimo tentativo disperato di riallacciare i contatti e manipolarla, ma che ha portato il nosocomio a sporgere denuncia per peculato, aprendo l’inchiesta penale che ha poi fatto luce sulla morte della moglie.

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