Ultime notizie Delitto di GarlascoHackerLeonardo Del VecchioMidtermUcraina
FACT-CHECKINGBattaglione AzovKievPropagandaUcraina

Il 14enne della «prigione segreta» dell’Azov a Kiev era un manifestante, non un prigioniero

04 Novembre 2026 - 16:24 Open Fact-check
Il 14enne della «prigione segreta» dell’Azov a Kiev era un manifestante, non un prigioniero
Chi ha diffuso la storia ha omesso elementi chiave che la smentiscono, in particolare le azioni del giovane poco prima della "liberazione"
Google Preferred Site

Circola sui social la storia di una «prigione segreta» o «prigione clandestina» a Petropavlivska Borshchahivka, alle porte di Kiev, dove il battaglione Azov torturerebbe gli ucraini rapiti in mezzo alla strada e costretti ad arruolarsi. Secondo il racconto, sarebbe stato liberato dalla prigione un giovane 14enne, facendo intendere che gli Azov starebbero rapendo, torturando e obbligando ad arruolarsi anche minorenni indifesi. La storia è fuorviante, partendo dal fatto che non si trattava di alcuna prigione segreta o abusiva, e soprattutto che il ragazzo non era stato fatto prigioniero per poi costringerlo ad arruolarsi. La casa, una struttura privata senza insegne, era in affitto alla Guardia Nazionale, secondo il ministro dell’Interno, e fungeva da punto di dislocazione di un’unità. Se gli uomini vi fossero trattenuti legalmente è oggetto di un’inchiesta.

Cosa è successo il 2 novembre a Petropavlivska Borshchahivka, alle porte di Kiev

Il 2 novembre 2026, nel villaggio di Petropavlivska Borshchahivka, una folla si è scontrata con polizia e Guardia Nazionale davanti a una casa usata come punto di dislocazione temporanea dall’unità 3121 del 1° Corpo Azov. Secondo il comunicato del 1° Corpo Azov, dentro c’erano mobilitati e militari trattenuti dopo l’assenza ingiustificata. Sui social era circolata la voce di una quarantina di uomini torturati nello scantinato.

Quattro uomini avevano ferite e sono stati portati in una struttura medica della Guardia Nazionale. È stato aperto un procedimento dal DBR, l’ufficio investigativo statale, per esaminare le condizioni degli uomini e le possibili costrizioni. Come si siano feriti non è stato chiarito, mentre il ministro dell’Interno ha definito false le notizie le narrazioni sulla «camera di tortura» e su un presunto morto. Le stesse persone presenti sul posto non hanno riscontrato un deceduto all’interno della struttura.

Farrell, giornalista di Kyiv Indipendent presente sul posto dei fatti, ricorda che in Ucraina la mobilitazione è in parte forzata e che gli uomini possono essere trattenuti contro la loro volontà fino all’addestramento, in quella che definisce una «zona grigia» legale. Per questo le condizioni di chi stava nella casa sono oggetto di inchiesta.

La narrazione social sul 14enne

Sui social si sostiene che il 14enne sia stato rapito e torturato per mesi dai membri dell’Azov, per poi fuggire alla tortura a seguito delle proteste davanti alla struttura.

La narrazione prosegue, sostenendo che il 14enne sia stato rinvenuto «all’ interno di un centro del battaglione Azov dove torturavano gli ucraini rapiti in mezzo alla strada e li costringevano ad arruolarsi».

A rilanciare la narrazione è stato anche Vittorio Nicola Rangeloni, definito da Reporter senza frontiere come un propagandista italiano al servizio del Cremlino, sul suo canale Telegram. Rangeloni, nel suo post, parla di una “prigione segreta” e sostiene che nello scantinato c’era anche un ragazzo di 14 anni, trovato sotto shock da Budanov, capo dell’ufficio del presidente ucraino.

I post di Weidel e Sasso sul ragazzo di 14 anni

Weidel ha citato su X un post che parla di una «camera di tortura di Zelensky» con oltre 40 uomini mobilitati prigionieri e un ragazzo di 14 anni tra le vittime, scrivendo di aspettarsi che il governo tedesco ne parli con Zelensky durante la visita a Berlino.

Come è finito dentro la casa il ragazzo

Il ragazzo non era uno degli uomini trattenuti nella struttura. Francis Farrell, giornalista del Kyiv Independent presente sul posto, ha ripreso il ragazzo che sale sul muro accanto al cancello e lancia mattoni oltre il recinto, nel cortile dove si trovavano i militari, prima di cadere dentro.

Dal confronto dei fotogrammi coincidono capelli, colore dei pantaloni e scarpe del ragazzo sul muro e di quello portato fuori dalla casa.

In un altro video, circolato online, il ragazzo supera il recinto e, mentre scende dall’altra parte, viene colpito con una pala da qualcuno all’interno.

In un video circolato su Telegram, il 14enne racconta di essere andato lì per la protesta, dichiarandosi di fatto come uno dei manifestanti presenti durante quella serata. Dice anche, dopo la discesa dal cancello verso l’interno della struttura, di essere stato portato dentro la casa e picchiato da una decina di persone in divisa nera, col passamontagna e senza segni di riconoscimento.

La Guardia Nazionale nega che i suoi soldati lo abbiano picchiato e Budanov ha promesso di fare chiarezza, con il caso seguito dal DBR e dalla procura generale.

Perché la narrazione social è fuorviante

Il ragazzo era presente durante le proteste e ha lanciato dei mattoni oltre il recinto, finendo dentro la struttura. Non risulta che sia stato liberato da una prigionia e da torture durate mesi, mentre i fatti si sono svolti la sera stessa dei disordini. Chi lo abbia colpito e se sia stato picchiato all’interno, così come le cause delle ferite dei quattro uomini e le condizioni di permanenza, sono ancora da accertare.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Meta per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Meta.