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Aldo Grasso e il conduttore Diaco che «scambia il servizio pubblico per il salotto di casa»

05 Novembre 2026 - 07:32 Ettore Ambrosi
PIerluigi diaco alberto ravagnani
Il critico tv del Corriere commenta il caso Ravagnani
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Pierluigi Diaco non conduce una trasmissione ma amministra un condominio. E si fa «deferente con chi conta, paternalista con gli ospiti, severo con il pubblico. Per restare al centro, si accanisce a spianare il paesaggio umano dei suoi interlocutori». Parola di Aldo Grasso, decano dei critici tv, sul Corriere di oggi. Grasso prende spunto dall’interrogatorio del conduttore di BellaMa’ (Rai2) all’ex prete Alberto Ravagnani sul suo orientamento sessuale e sulle esperienze intime dopo la tonaca.

Diaco e Ravagnani

Grasso spiega che davanti alla riservatezza di Ravagnani «Diaco ha insistito, trattando la riservatezza come una confessione incompleta. Ha rivendicato l’impudenza come se, da sola, bastasse a rendere elegante ogni intrusione. Ecco il suo capovolgimento perverso: il «no» dell’ospite diventa una colpa, la sfacciataggine un servizio al pubblico». E ancora: «L’intervista scambia la franchezza per licenza, il contraddittorio per interrogatorio e il servizio pubblico per il salotto di casa».

Il servilismo

D’altro canto, continua il critico, la carriera di Diaco «pare una bussola sensibile solo ai potenti: da Sandro Curzi a Maurizio Costanzo, dai salotti politici a quelli televisivi, cambia l’arredo ma resta la postura di chi sa dove mettersi per essere notato con l’abito della devozione: mai servilismo, per carità, solo un vivo interesse per chi può aprire la porta successiva».