Euro digitale, accordo sulle regole entro fine anno. Dalle commissioni alla privacy, tutti i nodi ancora da sciogliere
Potrebbe arrivare entro la fine dell’anno l’accordo politico sulle regole dell’euro digitale, la valuta elettronica emessa dalla Bce destinata ad affiancare monete e banconote. Proprio in queste settimane si è aperta la fase più delicata del trilogo, ossia il negoziato tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea. Bruxelles punta a chiudere la partita legislativa entro dicembre, così da consentire all’Eurotower di cominciare a definire tutti quegli aspetti tecnici che renderanno finalmente operativa la nuova valuta digitale. Una prospettiva che trova conferma anche nelle parole di Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 stelle e relatore ombra per il Parlamento europeo del dossier sull’euro digitale. «I negoziati – spiega a Open l’ex presidente dell’Inps – sono entrati in una fase decisiva. Raggiungere un accordo entro fine anno è possibile, ma la priorità deve essere la qualità del risultato».
Obiettivo: lanciare l’euro digitale nel 2029
Certo, l’intesa sulle regole non porterà subito l’euro digitale nei portafogli dei cittadini europei. Una volta approvato il regolamento, toccherà alla Banca centrale europea completare il lavoro tecnico per l’eventuale emissione. L’orizzonte indicato dall’Eurotower è il 2029, ossia due anni dopo la fase di sperimentazione che partirà dalla seconda metà del prossimo anno. Nei piani della Bce, l’euro digitale servirà ad affiancare il contante, non a sostituirlo. Di fatto, si tratterà di una valuta elettronica utilizzabile per pagare nei negozi, fare acquisti online e trasferire denaro tra privati. Tutto ciò tramite un’app o una carta fisica, in base alle preferenze di ciascuno. Una delle caratteristiche più importanti in cui spera Francoforte è la possibilità di effettuare pagamenti anche senza connessione Internet, grazie alla modalità offline.

Dai pagamenti offline agli “holding limits”, tutti i fronti ancora aperti
Proprio la questione relativa ai pagamenti senza internet è una delle più dibattute in questo momento al trilogo. «I principali nodi riguardano la privacy, i pagamenti online e offline, i limiti di detenzione, le commissioni e le condizioni di accettazione da parte degli esercenti», spiega Tridico. Il primo capitolo di discussione è quello della riservatezza. Se l’euro digitale cominciasse a essere visto come uno strumento di sorveglianza delle abitudini di spesa dei cittadini, l’intero progetto rischierebbe di trasformarsi in un flop. Per questo, fin dai primissimi passi dell’iter tecnico e legislativo si è deciso di insistere su livelli particolarmente elevati di privacy che garantiscano l’anonimato delle transazioni.
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Un secondo fronte piuttosto caldo riguarda il cosiddetto holding limit, ossia la quantità massima di euro digitali che ciascun cittadino potrà detenere nel proprio wallet. Il tetto serve a evitare che, in caso di crisi, i risparmi vengano trasferiti in massa verso la moneta digitale della Bce, con possibili conseguenze sulla stabilità del sistema finanziario. C’è poi la questione delle commissioni. «Stiamo lavorando affinché siano soprattutto i piccoli esercenti a beneficiare dei vantaggi dell’euro digitale. Un’infrastruttura pubblica europea deve consentire loro di pagare commissioni significativamente più basse rispetto a quelle applicate oggi dai circuiti internazionali come Visa e Mastercard, soprattutto per le transazioni di piccolo importo», osserva ancora Tridico.
Infine, c’è il tema dell’obbligo di accettazione. Secondo l’eurodeputato del M5s, l’euro digitale dovrebbe «essere accessibile anche alle persone meno abituate alla tecnologia e offrire vantaggi concreti a cittadini e commercianti». In questo modo, chi normalmente utilizza i contanti potrà continuare a farlo, mentre chi preferisce i pagamenti digitali «avrà una possibilità in più».

La spinta (involontaria) di Trump all’autonomia europea
L’obiettivo, nemmeno troppo velato, è di offrire un’alternativa pubblica ed europea ai sistemi di pagamento privati, che rappresentano uno dei tanti “fianchi scoperti” dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti. Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, Bruxelles ha iniziato a rimboccarsi le maniche per recuperare la tanto agognata autonomia strategica. E gli sforzi in corso per chiudere i negoziati interistituzionali entro fine anno hanno anche l’obiettivo di sfruttare appieno il clima politico favorevole che si è venuto a creare dal 2025 in poi. Ad oggi, oltre due terzi delle transazioni con carta nell’area euro passano da circuiti non europei, come Visa e Mastercard. Una dipendenza che, in uno scenario di continue tensioni politiche e commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, rischia di trasformarsi in un problema di sicurezza economica. «L’euro digitale non risolverà da solo queste vulnerabilità, ma rappresenta un tassello fondamentale di una strategia più ampia per l’autonomia europea nei pagamenti», osserva Tridico.
A livello politico, il ritorno di Trump a Washington ha portato a una ripresa dei lavori al Parlamento europeo, dove ormai c’è una maggioranza solida e compatta a favore dell’euro digitale. Le uniche forze contrarie al progetto sono quelle che siedono più a destra dell’emiciclo. Un’intesa entro fine anno consentirebbe anche di evitare che un’eventuale «onda nera» alle elezioni in programma nel 2027 in diversi Paesi europei possa portare a una nuova battuta d’arresto. «Trovo contraddittorio che alcune forze parlino continuamente di sovranità e poi osteggino uno strumento che contribuirebbe a rafforzarla. La sovranità non si proclama, si costruisce», dice ancora Tridico. Intanto, il percorso della Bce procede a ritmo serrato, con il progetto pilota che partirà nella seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi. E se prima di allora le istituzioni europee avranno raggiunto un’intesa sulle regole da adottare, l’emissione dell’euro digitale non sarà più una questione di “se”, ma di “quando”.
Foto copertina: EPA/Ronald Wittek

