Trieste, bufera sulle frasi del sindaco Dipiazza: «Se lanciano bombe carta gli sparo in testa». Opposizioni compatte: «Ritiri ciò che ha detto»
Scoppia la polemica politica a Trieste dopo le dichiarazioni rilasciate al quotidiano Il Piccolo dal sindaco di Forza Italia, Roberto Dipiazza, a margine degli scontri avvenuti durante la manifestazione per i due giovani morti nell’Hangar 18 del Porto Vecchio, tafferugli in cui sono rimasti feriti tre poliziotti.
Cosa ha detto Dipiazza
Il primo cittadino ha pronunciato parole destinate a sollevare un polverone: «La Costituzione prevede il diritto a manifestare, ma le manifestazioni devono essere pacifiche, se questi continuano a usare la violenza allora ci comporteremo di conseguenza: non possono pensare di occupare casa mia e se lanciano bombe carta nella mia città, allora io gli sparo in testa».
Le reazioni dell’opposizione
Immediata e compatta la reazione delle opposizioni, che chiedono un passo indietro del sindaco. Per la parlamentare del Partito Democratico Debora Serracchiani: «A Trieste c’è un sindaco che istiga a ‘sparare in testa’ e tanto basta per chiedergli di fare un passo indietro. È gravissimo che un’istituzione evochi l’esecuzione sommaria contro chiunque, fossero pure gli antagonisti in piazza. Un sindaco quando dice ‘io’ dà l’esempio ai suoi cittadini, e non vorremmo mai che qualcuno gli desse ascolto. A ridosso di scontri di piazza le autorità devono essere ferme ma non incoscienti e non devono parlare con disprezzo della vita, forse pensando di essere un piccolo Trump». Sulla stessa linea Sandro Ruotolo, membro della segreteria dem ed europarlamentare: «Se confermate, sarebbero parole gravissime, che alimenterebbero odio e violenza. Trieste non è una sua proprietà. Un sindaco deve far rispettare la legge e tutelare tutti, non minacciare di sparare in testa alle persone». Anche il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli, ha espresso sdegno parlando di dichiarazioni «di una gravità inaudita. La violenza va sempre condannata, senza ambiguità, e agli agenti feriti negli scontri va tutta la nostra solidarietà. Ma un rappresentante delle istituzioni non può rispondere alla violenza evocandone altra, addirittura letale».
I precedenti
Non è la prima volta che Dipiazza finisce al centro di aspre polemiche. Nel dicembre 2025, durante una seduta del consiglio comunale dedicata al progetto dell’ovovia, il sindaco si era scagliato contro la consigliera pentastellata Alessandra Richetti gridando: «Non mi sono mai fatto comandare da una donna, tanto meno da te», suscitando proteste per quello che le minoranze definirono uno scivolone sessista.

