Decreto sicurezza, Digos smentisce il blitz all’anagrafe di Palermo

“Nessun dipendente della locale Digos ha fatto accesso negli uffici comunali,” scrive la Questura di Palermo

La Digos di Palermo smentisce di essere entrata all'ufficio anagrafe del Comune. La notizia era stata diffusa la mattina del 4 gennaio:alcuni dipendenti avevano raccontato che gli agenti avevano chiesto informazioni sulle procedure legate alle richieste d'asilo.

In un primo momento si era pensato che il blitz fosse collegatoalladecisione del sindaco della città Leoluca Orlandodi sospendere una parte del decreto Sicurezza, la legge voluta dal Ministro dell'Interno MatteoSalvini per limitare l'accoglienza degli immigrati.L'iniziativa di Orlando ha dato il via alle proteste di altri sindaci di importanti città italiane, tra cui Firenze, Bologna, Napoli e Milano.

Sempre nella mattinata del 4 gennaio, un gruppo di cittadini si è ritrovato davanti alla sede del Comune e ha improvvisato un sit-in di sostegno al sindacoOrlando, che era in piazza con i manifestanti. "Voglio difendere i diritti umani dei migranti, che sono persone. ha detto. Al nervosismo di Salvini rispondo che ho esercitato le mie funzioni di sindaco: ho sospeso l'applicazione di norme di esclusiva competenza comunale che potevano pregiudicare i diritti umani dei migranti". Orlando ha chiesto un intervento della Corte Costituzionale, "che giudicherà la legittimità o l'illegittimità costituzionale di norme che hanno un sapore certamente disumano e criminogeno"

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Salvini ha invitato i sindaci ribelli a dimettersi, accusandoli di essere traditori dell'Italia e degli italiani. Secondo il ministro dell'Interno, un sindaco deve sottostare alle leggi dello Statofirmate dal presidente della Repubblica. Anche il vicepremier Luigi Di Maio ha appoggiato il decreto sicurezza, richiamando all'ordine i rappresentanti del MoVimento che lo avevano criticato: "Se qualcuno è a disagio – ha detto – si ricordi che il Movimento 5 Stelle è a favore della legge". L'unica apertura ai sindaci è arrivata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha accettato di incontrare l'Anci, l'associazione nazionale dei comuni, anche se ha lasciato intendere che non ci saranno margini per derogare la legge.