Polonia, arrestati per spionaggio un dipendente cinese di Huawei e un hacker polacco

Il colosso cinese non commenta l’arresto. La Cina si dice “molto preoccupata”. Il ministero degli Esteri ha chiesto alla Polonia di “assicurare i diritti legittimi dell’individuo coinvolto”

L'agenzia polacca per la sicurezza nazionale ha arrestato un cittadino cinese dipendente del colosso Huawei e un cittadino polacco "noto in ambienti associati al business cibernetico". L'accusa contro di loro è di spionaggio. Secondo i media polacchi, i due avrebbero passato informazioni all'intelligence di Pechino.

Secondo il portavoce delle forze speciali polacche, i due saranno trattenuti per tre mesi. Gli agenti dell'agenzia del controspionaggio polacco avrebbero perquisito gli uffici di Huawei e sequestrato documenti e dati elettronici. Perquisita anche la casa del direttore delle vendite del colosso Huawei, un cittadino cinese il cui nome non è stato divulgato ma che è stato identificato come un laureato in una delle migliori scuole di intelligence della Cina, nonché come un ex dipendente del consolato cinese della città portuale di Danzica.

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Nell'ambito della stessa indagine, l'Agenzia per la sicurezza interna della Polonia ha anche arrestato un suo ex dirigente, un cittadino polacco, di cui non ha divulgato il nome e che ha ricoperto il ruolo di vice capo del dipartimento di sicurezza IT dell'agenzia. L'uomo era a conoscenza del funzionamento interno della rete di comunicazioni criptate del governo polacco che viene usata dai suoi più alti funzionari.

La Cina si è detta “molto preoccupata” per l’arresto. Il ministero degli Esteri, in seguito alla diffusione della notizia da parte dei media polacchi, ha chiesto alla Polonia che vengano “assicurati i diritti legittimi dell’individuo coinvolto”.

Il gigante delle telecomunicazioni cinese, Huawei, ha scelto di non commentare l'arresto ma ha detto di essere “al corrente” della situazione e di essere al lavoro per tutte le verifiche del caso. “Huawei”, scrive il gruppo in una nota, “si attiene a tutte le leggi e i regolamenti applicabili nei Paesi in cui opera. Chiediamo a tutti gli impiegati di obbedire alle leggi e alle regolamentazioni dei Paesi in cui sono basati”. Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda hanno già escluso Huawei dalle reti 5G, temendo che Pechino si serva della compagnia cinese per operazioni di spionaggio.

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I precedenti

Il primo dicembre le autorità canadesi avevano arrestato, su richiesta delle autorità statunitensi, Meng Wanzhou, la figlia del fondatore di Huawei e responsabile finanziario del colosso delle telecomunicazioni cinese, nell'ambito dell'inchiesta su possibili violazioni delle sanzioni statunitensi sul commercio. Il sospetto dell'intelligence statunitense è che Huawei collabori con il governo cinese e che i suoi apparecchi contengano codici nascosti usati da spie del governo. In seguito alle rivelazioni statunitensi, diverse società ed enti governativi sono stati spinti a riconsiderare l'uso dei prodotti Huawei. 

Dopo l’arresto della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, il governo canadese ha reso noto che 13 suoi cittadini sono stati arrestati in Cina. Otto di questi sono stati poi rilasciati, come precisato in una nota di Ottawa. Le tensioni diplomatiche tra Cina e Canada si sono intensificate dall’arresto di Meng a Vancouver. La figlia del fondatore di Huawei ha poi ottenuto la libertà vigilata su cauzione l’11 dicembre scorso, e al momento si trova in una delle abitazioni multimilionarie di sua proprietà a Vancouver.

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