Bankitalia taglia le stime sul Pil e avverte: «Possibile recessione tecnica»

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Le stime sulla crescita passano dall’1 allo 0,6%. Giù i piani d’investimento delle imprese anche nel 2019. Ma il Governo è ottimista: «Una conferma della validità della Manovra». Per Di Maio si tratta di «stime apocalittiche»

Bankitalia rivede al ribasso le stime per la crescita per il 2019.«La proiezione centrale dell'incrementodel Pil è pari allo 0,6% quest'anno, 0,4 punti in meno rispetto a quanto valutato in precedenza»,recita ilbollettino economico della Banca d'Italia.Oltre ai fattori globali di incertezza già ricordati, si legge nel documento,i rischiper la crescita sono legati all'eventualità di un nuovo rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato,a un più rapido deterioramento delle condizioni di finanziamento del settore privato e a un ulteriore rallentamento della propensione a investire delle imprese: gli investimenti sono giàdiminuiti dell'1,1% nel terzo trimestre e ci si aspetta un rallentamento dei pianidelle imprese anche per tuttoil2019.

Il bollettino di Bankitalia prospetta inoltre la possibilità della recessione tecnica(cioè quando ilPilreale diminuisce per almeno due trimestri consecutivi): «In Italia, dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre, gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l'attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto».Il costo del credito delle banche «resta contenuto»,ma la persistenza dell'alto spread potrebbe far alzare i tassi sui prestiti. Ci sono«segnali di irrigidimento dalle imprese»sull'offerta di credito, anche se fino aora l'effetto è rallentato dalle «buone condizioni di patrimonializzazione delle banche e l'elevata stabilità delle loro fonti di finanziamento».

Lo spread a livelli alti continuerà a pesare sui prestiti: «In prospettivail persistere dell'elevato livello dei rendimenti sovrani e il costo della raccolta bancaria continuerebbe a spingere al rialzo il costo del credito». Per quanto riguarda i consumi delle famiglie, la Banca d'Italia rileva che «nel terzo trimestre, in graduale rallentamento dall'inizio dell'anno, sono scesi dello 0,1 per cento rispetto al periodo precedente». Il bollettino aggiungeche «gli indicatori congiunturali più recenti suggeriscono che negli ultimi tre mesi dell'anno l'andamento dei consumi si sarebbe confermato debole, in linea con le più recenti dinamiche del mercato del lavoro».

Se per il Pd e Forza Italia «in questo modo stiamo andando verso la crisi», per Palazzo Chigi la revisione della stime di Bankitalia non rappresenta una minaccia: «Le stime confermano la validità della manovra. Il rallentamento economico che sta investendo tutto il continente europeo necessita di una risposta coraggiosa anche in Italia». L'esecutivo è convinto che«la manovra e le riforme del Governo assicureranno al Paese una crescita sostenuta».

«La stima dell’1,5% a metà 2018 era ragionevole, così come la revisione all’1% in autunno. Adesso andremo a vedere le carte. Ma anche fosse confermato lo 0,6%: il reddito di cittadinanza è ancora più importante, perché è una misura espansiva anche dal punto di vista della domanda aggregata. Significa più soldi nelle tasche dei più poveri, che spenderanno. Genera crescita e attutisce l’impatto negativo di un’eventuale recessione», ha detto a Repubblica il viceministro M5s all'Istruzione, Lorenzo Fioramonti. Per quanto riguarda l'ipotesi della necessita di una manovra correttiva secondoLorenzo Fioramonti«al momento non ci sono grandi ragioni che portano a ritenere necessario un intervento correttivo». E ha aggiunto«la recessione preoccupa sempre», invitando allacautela:«Si tratta di decimali. Non esulterei per un +0,1%, non mi abbatterei per un -0,1%».

In precedenza Luigi Di Maio aveva definito«apocalittiche» le stime di Bankitalia: «Non è la prima volta che le stime di Palazzo Koch poi non si rilevano fondate. Sono diversi anni che non ci prende».

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