Migranti soccorsi riportati in Libia. Oim: «Sono in un centro di detenzione»

di Redazione

A bordo del cargo Lady Sham ci sarebbero state in totale 144 persone (quindi più dei 100 salvati la notte del 20 gennaio su ordine della Guardia Costiera Libica intervenuta dopo le pressioni del governo italiano). Il vicepremier Salvini: «Più persone partono, più persone muoiono». Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni nelle ultime tre settimane avrebbero già perso la vita 203 persone

I migranti salvati nel Mediterraneo dal cargo Lady Sham il 20 gennaio «sono stati trasferiti in un centro di detenzione chiuso» in Libia. Lo scrive su Twitter il portavoce dell’Oim (Organizzazione Internazionale per le migrazioni) Flavio di Giacomo ricordando che molti di loro «erano in cattive condizioni fisiche».

Mentre continua la tensione la Italia e Francia sul tema immigrazione, i due vice-premier Di Maio e Salvini hanno mantenuto la stessa linea: «Più persone partono più persone muoiono. Chi vuole bene all’Africa fa di tutto perché non partano».

Inizialmente i migranti credevano che quella nave li stesse portando in Italia. E invece il porto di destinazione e di sbarco era quello di Misurata, nella Libia degli orrori da cui scappano. Per questa, a bordo era salita la tensione.

Secondo Alarm Phone, la piattaforma on line indipendente che fornisce un numero di telefono da chiamare per supportare le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, le persone soccorse nelle scorse dal cargo battente bandiera della Sierra Leone si erano opposte allo sbarco a Misurata, in Libia.

«Le persone a bordo ci chiamano urlando, piangendo e parlando di suicidio. Siamo molto preoccupati per la loro salute mentale», avevano scritto sull’account Twitter di Alarm Phone.

https://twitter.com/statuses/1087470402845241344

A bordo del cargo Lady Sham ci sarebbero stati in totale 144 migranti (quindi più dei 100 salvati la notte del 20 gennaio su ordine della Guardia Costiera Libica intervenuta dopo le pressioni del governo italiano).

«Ci sono 60 donne incinte che sono state separate dagli uomini» , aveva spiegato ancora Alarm Phone. «Preferiamo morire piuttosto che tornare in Libia», avrebbero detto i migranti quando si sono accorti che non sarebbero mai arrivati in Italia.

Alla denuncia di Alarm Phone, si è aggiunta quella della portavoce dell’ Unhcr Carlotta Sami: «Il ritorno di persone da acque internazionali verso la Libia è contro il diritto internazionale. Non c’è alcun porto sicuro in Libia ad oggi».

https://twitter.com/statuses/1087407244675821569

In mare in questo momento ci sono anche i migranti a bordo della Sea-Watch 3 con le 47 persone salvate il 19 gennaio scorso e in attesa dell’indicazione di un porto di sbarco, come era già accaduto nei primi giorni di gennaio.

Migranti soccorsi riportati in Libia. Oim: «Sono in un centro di detenzione» foto 1

Facebook / Sea Watch Italia