Uso transitivo dei verbi intransitivi? La Crusca: bisogna contestualizzare

L’Accademia della Crusca si è espressa positivmente sulle costruzioni transitive dei verbi salire, scendere, uscire, sedere, purché non vengano utilizzate in contesti formali

La rapidità di linguaggio e comunicazione non appartiene solo ai social network, ma è sempre stata una caratteristica della lingua parlata, specialmente in contesti domestici. Può essere capitato qualcuno di sentire (o dire) frasi come: «Esco il cane», «Scendo la spazzatura», «Siedo il bambino».

Il dibattito è nato dalla pubblicazione di una risposta ad un quesito sul sito dell’Accademia: «Molti lettori ci chiedono se è lecito costruire il verbo sedere con l’oggetto diretto di persona: siedi il bambino, siedilo lì ecc.»

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Qualcuno pensa si tratti solo di forme dialettali del Sud, ma come conferma il professore Francesco Sabatini ai microfoni del Tg1: «Le costruzioni “uscire il bambino” e “entrare il cane" si documentano da secoli nell’uso dell’italiano, non solo al Sud. “Uscire il bambino” è usato da Fenoglio, che è piemontese». 

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La risposta è chiara, ma è stata interpretata in modo fuorviante da molti. Nella nota della Crusca si legge chiaramente che questi costrutti si possono utilizzare in «situazioni contestualizzate, per lo più domestiche, non di certo in ambito educativo o formale; questo è dato dalla loro “efficacia e sinteticità espressiva, che può indurre a sorvolare sui suoi limiti grammaticali». 

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L’immediatezza del contesto permette quindi una maggiore flessibilità d’uso di questo tipo di costrutti: «È lecita allora la costruzione transitiva di sedere? Si può rispondere di sì, ormai è stata accolta nell’uso, anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l’oggetto interno come li hanno salire o scendere (le scale, un pendio). Non vedo il motivo per proibirla e neppure, a dire il vero, per sconsigliarla», scrive Coletti nella nota.

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«Il problema è che ogni vota che si trasferisce un discorso scientifico sottile su un piano mediatico si producono risultati perversi» dice Marazzini.

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«Coletti ha guardato con simpatia a una spinta innovativa che trasferisce un modo di dire popolare, accettandola nell'eccezione della quotidianità e delle situazioni familiari. Naturalmente se viene trasportato nella grammatica della scuola nascono dei problemi perché l’insegnante sarà comunque chiamato a correggere quelle forme nell’italiano scritto e formale», dice in un’intervista all'Agi Claudio Marazzini, presidente all’Accademia della Crusca.

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«I fatti di grafia rientrano totalmente in un livello convenzionale perché la lingua scritta, a differenza di quella parlata, non nasce spontanea, ma è regolata. Di fronte alle tendenze del parlato il linguista è sensibile perché tenta di cogliere il mutamento in atto, ma il grammatico no e si erge a limite invalicabile», conclude Marazzini. 

In sostanza: passi l’uso dei costrutti transitivi dei verbi nel gergo parlato e colloquiale, ma non a scuola, non nei contesti formali, né nella lingua scritta. 

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