SCIENZE :

La stazione spaziale ha catturato l’eco di un buco nero che divora una stella

di Juanne Pili
La stazione spaziale ha catturato l'eco di un buco nero che divora una stella

Questi segnali ci aiuteranno a capire come si evolvono questi “mostri spaziali”

Il team di ricerca coordinato dall’astrofisica Erin Kara ha studiato gli echi di luce di una spirale di gas attorno a un buco nero (J1820) distante 10 mila anni luce, situato nella costellazione del Leone. Lo studio è stato pubblicato su Nature: come riporta Kara «è stato come vedere qualcosa delle dimensioni di un pisello dalla distanza di Plutone». La scoperta aiuterà a capire come i buchi neri "si nutrono" e in che modo restituiscono energia attorno al loro ambiente.

I dati raccolti dalla Stazione spaziale internazionale

I dati sono stati raccolti in orbita, grazie al nuovo osservatorio a raggi X della Nasa, il Nicer (NASA’s neutron star interior composition explore). Si tratta di un telescopio paragonabile per dimensioni a una lavatrice, montato a bordo della Stazione spaziale internazionale (Iss). Solitamente il suo lavoro dovrebbe essere quello di misurare la densità delle stelle di neutroni, composte da materia ultra-densa e in condizioni che in fisica vengono definite «esotiche», anche per l’impossibilità di riprodurle in laboratorio. 

Nicer non è nuovo a scoperte importanti: in passato ha dimostrato che le pulsar potrebbero essere utilizzate per la «navigazione interstellare». Con le sue piccole dimensioni e il budget limitato, il lavoro di Nicer ci ricorda la recente impresa compiuta in Giappone da un team di ricerca dotato di due piccoli telescopi e finanziamenti minimi, che è riuscito a scovare un asteroide di piccolo raggio nella fascia di Kuiper.  

Un buco nero «cannibale»

Ciò che rende più suggestiva la scoperta è il fatto che questi segnali ci raccontano una "tragedia": con la sua gravità il buco nero – che ha una massa pari a dieci volte quella del sole – si stava "mangiando" una stella. Segnali di questo tipo sono stati captati solo in buchi neri nettamente più grandi, con massa pari a miliardi di volte quella del Sole. Buchi neri come J1820 si evolvono molto più velocemente: questo significa riusciremo a studiare la loro evoluzione in tempi decisamente più brevi.