MONDO :

Chi sta con gli indipendentisti: l’Europa divisa sulla Catalogna

di OPEN
Chi sta con gli indipendentisti: l'Europa divisa sulla Catalogna

La causa catalana è stata sposata da partiti nazionalisti e populisti, ma i catalani sono da sempre europeisti e non hanno mai avuto rinvendicazioni xenofobe

Con molta probabilità gli spagnoli saranno chiamati alle urne un anno prima del previsto. Il governo socialista di Pedro Sanchez non è riuscito a fare approvare la sua Legge di bilancio dal Parlamento. Il premier spagnolo contava sull'appoggio dei partiti indipendentisti catalani, che però non è arrivato. I separatisti hanno bocciato la sua proposta in blocco, come avevano promesso di fare se il governo non avesse accettato le loro condizioni. Tra queste, ottenere il diritto di indire un referendum sull'indipendenza. 

Il referendum, che nel 2017 aveva portato alla vittoria del "sì" all'indipendenza, non era stato autorizzato né riconosciuto dal Governo. Il 12 febbraio è iniziato il processo ai 12 leader catalani che sono stati accusati di ribellione contro lo Stato spagnolo per aver organizzato il referendum del 2017. Il Governo conservatore di Mariano Rajoy aveva allora ordinato una dura repressione poliziesca degli indipendentisti. Un anno e un governo dopo, la questione catalana è tornata al centro del dibattito politico spagnolo, e con molta probabilità sarà sua la responsabilità della caduta dell'amministrazione Sanchez. Ma cosa pensa l'Europa di questa questione?

Chi sta con gli indipendentisti: l'Europa divisa sulla Catalogna foto 1

Baschi, bretoni, fiamminghi, scozzesi, bavaresi, ucraini, transilvani, veneti, lombardi e còrsi seguono attentamente la vicenda catalana. In Scozia, dopo l'ordine di arresto del leader indipendentista Carles Puidgemont nel marzo 2018, Angus MacNeil, membro del Partito Nazionale Scozzese, ha definito «fascista» il governo di Madrid. I nazionalisti baschi hanno esortato la Spagna ad affrontare le sue questioni in sospeso, e il fiammingo Mark Demesmaeker ha denunciato un'«assenza di democrazia». I governi che devono rispondere a queste sensibilità regionali conoscono l'appeal che esercita la causa catalana sui loro irredentisti domestici. Anche se la maggior parte dei leader europei si sono trovati costretti a denunciare la repressione poliziesca orchestrata da Rajoy, il sostegno a Madrid è stato compatto. Emmanuel Macron e Angela Merkel si sono schierati con l'«unità costituzionale spagnola» così come i governi inglese, greco, portoghese. L'allora premier Gentiloni aveva tenuto una posizione piuttosto neutra, enfatizzando però la necessità che la Costituzione spagnola fosse rispettata. 

D'altro canto, i sovranisti di tutta Europa usano la volontà repressa dei separatisti catalani per attaccare l'Unione europea o il centralismo del proprio Stato. In Italia il referendum per l'indipendenza della Catalogna è diventato subito un pretesto per parlare del referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto. In occasione delle sommosse che seguirono il referendum del 2017, Matteo Salvini aveva dichiarato «A Madrid qualcuno la deve pagare». Nella stessa occasione, Nigel Farage aveva pubblicato un articolo sul Telegraph intitolato: «In Catalogna abbiamo visto come l'UE tratta la democrazia. Perché gli anti-Brexit non riescono a vederlo?». Con lui si erano schierati Heinz-Christian Strache, leader del partito di estrema destra austriaco FPÖ, Greet Wilders leader del Partito per la Libertà, movimento olandese a forte impronta islamofoba. 

La causa dell'indipendentismo catalano è stata fatta propria da nazionalisti e populisti, ma i catalani si definiscono europeisti da sempre, non hanno nessuna rivendicazione xenofoba e la loro retorica non si basa sull'hate speech. Nonostante questo, la questione è facilmente assimilabile alla tensione tra Stato e identitarismi, ormai diventata il leitmotiv dell'Europa: questione che sarà protagonista indiscussa delle elezioni di maggio.