Il nodo dei prestanome nell’inchiesta sui Renzi. I pm: «Diciottenni e baristi membri del cda delle cooperative »

Nelle carte dell’inchiesta della procura di Firenze, la strana storia dei membri dei vertici delle coop. Alcuni non sapevano neppure di farne parte

C’erano tanti elementi che non quadravano, nell’organizzazione sociale che i signori Renzi avevano dato alla loro società, la Eventi6,e quindi alle cooperative che avrebbero continuato a gestire sebbene – formalmente – il loro destino non dovesse più interessargli.

Nella richiesta del pm, ripresa in più di un passaggio dall’ordinanza del gip di Firenze che ha portato Tiziano Renzi e Laura Bovoli ai domiciliari con l’accusa di bancarotta, i personaggi che si susseguono alla guida delle coop sembrano tutti collegati da un principale fattore: nessuno di loro ha alcuna esperienza nella guida di aziende, grandi o piccole. I più singolari sono i protagonisti della Delivery serivice, attiva fino al 2015, anche se analoghe stranezze capitano anche con le successive Europe Service e Marmodiv.

Il barista

All’atto del fallimento del 2015, l’amministratore della Delivery (cooperativa collegata alla Eventi6 e, secondo i pm di Firenze, depredata per favorire la prima) è Salvatore Micari. Nella vita, Micari fa il barista. Si legge negli atti: «Micari ha riferito di essere stato contattato da Furi Pasqualino per svolgere l’attività di amministratore della cooperativa e che egli, volendo intraprendere una nuova attività produttiva perché il bar che fino a quel momento aveva gestito in Milano era in difficolta finanziaria, aveva acconsentito».

Il nodo dei prestanome nell'inchiesta sui Renzi. I pm: «diciottenni e baristi membri del cda delle cooperative » foto 2

E’ lui stesso a dire, però, che non ha mai fatto l’amministratore: «Micari ha riferito che, nonostante egli avesse assunto la qualità di amministratore della societa, di fatto, non aveva svolto alcuna attività».

L’autista

Storia analoga per Roberto Bargilli, membro del cda della Delivery tra il 2009 e il 2010. E’ stato l’autista del camper di Matteo Renzi durante la corsa per le primarie del 2012, eppure è tra i dirigenti dell’azienda, assieme alla moglie Lucia Pratellesi, che ha anche ricoperto la carica di vice presidente.

La nipote

Cristina Carabot, consigliera della Delivery, detiene metà del capitale sociale (15 dei 30mia inchiesti totali) ed è consigliera quando la vicepresidente è Pratellesi, la moglie di Bargilli. Ascoltata dai pm dice di non ricordare neppure il versamento fatto tutto con banconote da 500 euro:come è possibile? A verbale la ragazza ha detto di essere la «nipote degli indagati Bovoli e Renzi».Quindi, «ha riferito di aver partecipato alla costituzione della cooperativa su richiesta di un uomo di cui non sapeva indicare le generalità e di non aver mai svolto il ruolo di amministratore; ed ha, poi, riferito di aver lavorato da casa per la predetta cooperativa ricevendo buste-paga».

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Il 18enne e la studentessa

Quindi, sempre con ruoli nel cda ci sono due studenti. Lavinia Tognaccini, all’epoca frequantante l’accademia di Belle Arti, e Scheggi Ettore, alloraneomaggiorenne che ha riferito di essersi presentato dal notaio per firmare gli atti, perché gliel’aveva chiesto la madre.

E’ questa singolare composizione sociale che guida la cooperativa Delivery per la prima fase, fino al 2010, quando dipendenti e commesse vengono ceduti ad una nuova cooperativa, la Europe Service. Ed è poi il barista Micari ad accompagnare la società, ormai svuotata, fino al fallimento del 2015.

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