Elezioni in Sardegna: come si vota e le formazioni in campo

di Felice Florio

Urne aperte dalle 6.30 alle 22 per scegliere il nuovo presidente della Regione. I risultati saranno chiari già il giorno seguente, non essendoci ballottaggio, come per le elezioni regionali abruzzesi

Sette candidati alla Presidenza della regione Sardegna. Un'elezione che sente il peso delle proteste dei pastori sardi sul prezzo del latte. Il risultato potrebbe essere influenzato dalla decisione dei manifestanti di recarsi al voto o astenersi. Il tavolo di trattativa del Governo per trovare un accordo tra industriali caseari e allevatori è stato disertato dai primi. Il 24 febbraio 2019 si vota senza aver trovato una soluzione. Ad ogni modo, urne aperte dalle 6.30 alle 22 e i risultati saranno chiari già il giorno seguente, non essendoci ballottaggio, come per le elezioni regionali abruzzesi.

Il sistema elettorale

La legge elettorale sarda è a turno unico: chi ottiene la maggioranza relativa dei voti va al governo della Regione, grazie al premio di maggioranza. In totale sono 60 i seggi del Consiglio regionale da attribuire a partiti e liste. Il premio di maggioranza è variabile:

  • Se il candidato più votato ha ottenuto tra il 40% e il 60% delle preferenze, alla lista o alla coalizione vincitrice vengono assegnati 36 seggi su 60;
  • Se il candidato più votato ha ottenuto tra il 25% e il 40% delle preferenze, alla lista o alla coalizione vincitrice vengono assegnati 33 seggi su 60;
  • Non è previsto nessun premio di maggioranza se il presidente eletto ha ottenuto meno del 25% dei voti.

A differenza delle ultime elezioni regionali in Italia, quelle abruzzesi, la legge regionale sarda dà la possibilità di esprimere un voto disgiunto: si può dunque votare per un candidato presidente e un partito o una lista a lui non collegata. Le soglie di sbarramento sono del 5% per partiti e liste non coalizzati, e del 10% per le coalizioni.

I candidati

  • Il centrodestra corre unito attorno al senatore Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d'Azione. Nato con un forte identitarismo regionale, già dalle scorse elezioni politiche il partito è molto vicino alla Lega. Supportano Solinas anche Forza Italia e Fratelli d'Italia;
  • Il candidato del centrosinistra è invece Massimo Zedda. Benché non abbia mai fatto parte del Partito Democratico, il due volte sindaco di Cagliari è sostenuto da Pd, Liberi e Uguali, +Europa e molte liste civiche;
  • Per il Movimento 5 Stelle è candidato Francesco Desogus. Dipendente della pubblica amministrazione, Desogus ha vinto le regionarie dei 5 stelle: 450 preferenze su 1.350 votanti sono andate a lui.
  • Paolo Maninchedda, segretario e fondatore del Partito dei Sardi. Ha avuto anche un'esperienza di Governo con il presidente uscente, Francesco Pigliaru, del centrosinistra;
  • La lista Sardi liberi  ha come candidato alla presidenza Mauro Pili, fondatore del movimento Unidos che ha raccolto molti fuoriusciti dal Partito Sardo d'Azione quando l'influenza leghista è cresciuta;
  • Andrea Murgia rappresenta la coalizione Autodeterminazione, fortemente indipendentista;
  • Giornalista di professione, Vindice Lecis è stato scelto come candidato di Sinistra Sarda, supportata da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani.

I sondaggi

I sondaggi pubblicati il 29 gennaio scorso dalla Nuova Sardegna, commissionati all'istituto Swg, danno in vantaggio il candidato di centrodestra Christian Solinas che potrebbe ottenere una percentuale di preferenze che varia dal 33% al 37%. Massimo Zedda, del centrosinistra, è dato al secondo posto, con una percentuale che oscilla tra il 27% e il 33% dei voti. Il Movimento 5 Stelle terzo, con percentuali che variano tra il 22% e il 26%, ottenendo quasi la metà dei voti che i 5 stelle erano riusciti a conquistare in Sardegna alle ultime elezioni politiche. Trattandosi solo di rilevazioni fatte circa un mese fa e che non hanno potuto prendere in considerazione la possibile astensione dei pastori sardi, l'esito del voto è tutt'altro che prevedibile.